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UNA BELLA INIZIATIVA DEL DELEDDA-FABIANI AL PARCO DELLA RIMEMBRANZA

Verso la fine di novembre dell’anno passato, avevo letto un bellissimo articolo sul nostro quotidiano locale che trattava dell’iniziativa degli allievi del Deledda Fabiani che, coadiuvati dai rispettivi insegnanti e sotto l’egida dell’assessore alla cultura Rossi, stavano per completare un progetto iniziato nel 2015 e cioè quello della catalogazione delle lapidi site nel Parco della Rimembranza sul colle di S.Giusto a ricordo dei molti caduti sia militari che civili che perirono durante i due grandi conflitti mondiali. Il progetto da quanto scritto si completerà, dov’è possibile, con la creazione della bibliografia di queste persone, così da riqualificare anche una parte di città che avrà un altro luogo da proporre sia a livello d’interesse puramente storico che anche quello e non meno importante legato al turismo culturale della nostra città. Perchè vi scrivo tutto ciò? Ma semplicemente perchè in una di quelle pietre (o lapidi) viene riportato il nome di mio nonno materno che proprio a causa del secondo conflitto mondiale ha reso mia nonna una giovane vedova, e mia madre un’ orfana ad appena 14 anni. Chi era questo uomo? Era un elettricista di nome SUBAN Oliviero (la sua pietra a ricordo non rientra dentro il Parco della Rimembranza ma si trova proprio di fronte alla chiesa dei Cappuccini di Montuzza vicino alla Scala dei Giganti) ed era imbarcato sulla Gino Allegri una nave fatta a Monfalcone solo un anno prima e che aveva avuto l’ incarico dalla Marina Italiana di coprire la rotta dall’Italia alla Libia per il trasporto di truppe, camion, carri armati, carburante e munizioni destinate alle guarnigioni italiane e tedesche del Nord Africa. La data impressa nella pietra è quella del 30 maggio 1942 anche se da dati certi risulta che l’affondamento da parte di un sommergibile inglese combinato ad un attacco aereo sia successo il giorno 31 maggio a 80 miglia da Bengasi e che pochi furono i sopravvissuti, tant’è che il resoconto fatto dagli ufficiali delle navi accorse in soccorso raccontavano di un’ esplosione e del relativo affondamento della stessa in soli sei minuti e solo una ventina si salvarono su trecento imbarcati. (molti furono i triestini che perirono con lui in quella tragedia) Spero vivamente che questo progetto contempli anche questa zona prospicente pur non facendo parte di quell’area, e auguro a quei ragazzi e a quella scuola, (mio figlio la frequentò per ben cinque anni....) di proporre altre meritevoli azioni come questa che porteranno sicuramente in loro una giusta e corretta maturazione culturale e ai nostri politici a non commettere più gli errori commessi da altri nel passato.(primo conflitto mondiale, avvento del fascismo, leggi razziali, secondo conflitto, occupazione titina e governo militare alleato e per finire gli anni bui dove qui tutto era impossibile e le aziende più prestigiose chiudevano per poi venir aperte in altre città italiane......) Fabricci Paolo

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