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Zeno D'Agostino: un presidente, il porto e la città

Premetto che non m'intendo di politica e ne tanto meno faccio parte di alcun schieramento politico ma ho sempre ritenuto che sono le azioni dell'uomo che vanno semmai giudicate e non il colore al quale questi appartiene. Personalmente se uno sia di sinistra, di centro o di destra per me non fa differenza basta che il suo sia un operato onesto e che dal suo lavoro la nostra città ne possa trarre dei vantaggi per crescere e svilupparsi, questa persona secondo me, la ritengo un “Giusto” e come tale va trattato e difeso senza se e senza ma.

Molte sono le persone che hanno fatto del bene alla nostra città con il loro lavoro anche a scapito alle volte del loro interesse, come molte sono state le persone che per ragion di partito o d'interesse personale hanno solamente fatto dei grossi danni. La mia fortuna è che non essendo schierato da nessuna parte posso, nel mio piccolo, esprimere i miei pareri liberamente senza dover rendere conto a nessuno.

Tutta questa prefazione l'ho voluta fare per ricordare, se ce ne fosse bisogno, dello splendido operato del presidente d'Agostino a favore del nostro porto e di conseguenza della nostra città dopo un periodo nefasto e che, proprio in questo delicato momento della nostra vita, fa insorgere in noi il forte dubbio che tale calamità scesa dal cielo non sia frutto del destino ma mano consapevole di qualcuno che voleva disarcionare questo energico cavallo di razza per bloccare nuovamente il porto e magari rimettere al suo posto uno che oltre a non essere tale di danni e immobilismo addormentato ne ha dato già prova di grande abilità in passato.

Spero e di questo ne sono oltre che felice anche sicuro che la manifestazione pacifica di sabato per chiedere che il presidente ritorni al suo posto coinvolgerà tantissimi triestini e per una volta tanto anche i politici di tutti gli schieramenti, e questo mi fa ricordare quel lontano 1966 quando causa il piani Cipe la città, purtroppo questa volta un po' meno pacifica, insorse contro la decisione italiana di chiudere il nostro Cantiere S.Marco e scusatemi se questo mi fa ricordare un'altra persona che in quei momenti era a fianco dei suoi operai, questi era mio padre il sindacalista Carlo Fabricci che in quei frangenti in mezzo agli scontri in pieno centro città cercare di far calmare le tute blù pur sapendo che queste avevano ragione perchè stavano perdendo il loro lavoro e la città perdeva uno dei suoi gioielli. Concludo solo con il ricordare che spero di vedere una Trieste solidale, coesa, pacifica e naturalmente provvista della mascherina.

Fabricci Paolo

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