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Cyberbullismo, sexting e solitudine: come sono cambiate le abitudini dei giovani dopo la pandemia

Cyberbullismo, sexting, maggiore incertezza nell’orientamento sessuale ma una drastica riduzione nel consumo di alcolici e stupefacenti: ecco i risultati di uno studio italiano che mostra come sono cambiate le abitudini degli adolescenti a causa della pandemia

Cyberbullismo, sexting, incertezza nell’orientamento sessuale e una drastica riduzione nel consumo di alcolici e stupefacenti. La pandemia ha sconvolto la quotidianità di tutti ma, tra i soggetti più colpiti ci sono gli adolescenti. Chiusi nelle loro case da un giorno all’altro, lontani dalla scuola e dallo sport, con libertà e socializzazione limitatissime, hanno sofferto delle restrizioni e le loro abitudini oggi sono cambiate. 

Covid e abitudini: cosa dicono i dati attuali

Ormai da più di un anno la pandemia ha costretto milioni di adolescenti a rimanere chiusi davanti ad un pc o smarthphone, con brevi sprazzi di libertà e socializzazione, e le ricadute sono oggi osservabili.

Le nuove abitudini di vita in famiglia hanno indotto i giovani a riscoprire la propria sessualità su internet: più del doppio ora si affida a siti di incontri (10% nel 2020-2021 rispetto al 5% di due anni prima), mentre la pornografia emerge fortemente come una nuova abitudine nelle ragazze: più del 30% ha dichiarato di collegarsi abitualmente a siti pornografici, rispetto a solo il 15% del 2018-2019 e un aumento parallelo dell’autoerotismo.

Nei ragazzi invece la frequenza di collegamento a siti pornografici era già molto evidente negli anni passati (89%). L’approdo sul web della sessualità tra i giovani ha portato entrambi i sessi a praticare molto più sexting e cybersex, che sono raddoppiati in quest’ultimo anno (rispettivamente al 34% e 6% in quest’anno). Di contro, il massiccio utilizzo di internet anche per la scoperta della propria sessualità è sfociato in una maggior frequenza di atti di cyberbullismo, che interessano in quest’ultimo anno più del 40% delle ragazze e il 25% dei ragazzi.

L’insieme di tutti questi cambiamenti ha reso i giovani molto più fragili. In particolare i maschi rappresentano il sesso debole durante la pandemia e uno su quattro ha dichiarato di soffrire di solitudine (nel 2018-2019 era solo uno su otto) mentre il 19% si dichiara insoddisfatto della propria vita, rispetto al solo 10% degli anni prima della pandemia.

In compenso, dai risultati dello studio è emerso un drastico calo nel consumo di alcolici e stupefacenti (-40% e -25% rispetto a due anni fa). Ne emerge quindi uno stile di vita apparentemente più sano, anche in ambito alimentare, con la maggior parte dei giovani che dichiara di seguire una dieta mediterranea, come risultato di un cambiamento sostanziale di stili di vita.

Non va però dimenticato l’impatto della didattica a distanza e del lockdown sull’attività fisica degli adolescenti, che per forza di cose sono molto più sedentari, tanto che meno del 30% svolge regolare attività fisica extrascolastica, rispetto al 50% degli anni passati.

La ricerca

L’analisi è stata condotta da uno studio della Fondazione Foresta Onlus di Padova, diretta dal professor Carlo Foresta, su più di 5.000 giovani che frequentano le quinte superiori del Veneto, della Campania e della Puglia, nell’ambito del progetto DiGitPro.

Dopo aver raccolto i dati con dei questionari appositamente elaborati in modo anonimo, gli studiosi li hanno aggregati, elaborati e hanno scoperto nei giovani una maggior incertezza sull’orientamento sessuale: aumenta la percentuale di ragazzi che dichiara di non essere eterosessuale (8% nel ’18-’19 rispetto al 15% nel ’20-’21). Ma anche le ragazze, già negli anni precedenti orientate ad una minore eterosessualità, dichiaravano più frequentemente questi loro comportamenti in epoca post-Covid (22% nel 18-19 rispetto al 29% del 20-21).

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