Domenica, 25 Luglio 2021
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Sofar: come abbiamo portato la musica del mondo nei salotti dei triestini (FOTO)

Sofar è una piattaforma ed un movimento globale che porta la musica nei salotti delle case private e che mira a restituire alla musica live la sua magia

foto Claudia Bouvier

Trovarsi davanti a Karen O, bandleader degli Yeah Yeah Yeahs mentre suona qualche canzone con la chitarra? Ascoltare direttamente nel salotto di casa i Bastille? Tutto questo è possibile con Sofar Sounds, un fenomeno definito «il futuro dei live» in cui la cosa più divertente è che non sai mai chi potresti trovare. Il progetto Sofar Sounds (Songs from a room) è un movimento musicale inventato da tre ragazzi londinesi nel 2009, ora diffuso in circa 300 città del mondo come New York, Londra, Tokyo, Bangkok... Lo schema per partecipare è molto semplice: basta andare sul sito www.sofarsounds.com, cercare la location ed iscriversi. Riceverete una mail dell'avvenuta iscrizione ma solo due giorni prima dell'evento scoprirete la location, mentre resterà un mistero l'identità di chi suonerà. Un meccanismo tt affascinante: una secret location, buona musica e tutto gratis. Ma la cosa più affascinante è che tutto questo esiste anche a Trieste.

Sofar a Trieste

Dal 2014 infatti, grazie a Radiotweetitalia.com, sbarca anche da noi uno dei circuiti più grandi ed innovativi della musica. La location è quasi sempre una casa privata ma ovviamente, essendo qui a Trieste, non può mancare anche qualche appuntamento in osmiza! I concerti vengono organizzati ogni mese e tutti possono partecipare con la loro casa (vi basterà contattare lo staff tramite il sito o Guido de Beden su Facebook) o come spettatori seguendo la procedura illustrata sopra.

L'ultimo Sofar a Trieste è stato organizzato pochi giorni fa. Noi siamo andati a trovarli – e ci hanno fatto innamorare – proprio il giorno di San Valentino. L'arrivo dei partecipanti, inseriti in un lista, avviene circa alle 20:30. Per motivi di spazio, il massimo degli aderenti è di circa 50-60 persone. Dietro tutta l'organizzazione c'è lo staff di Sofar di Trieste: un gruppo di volontari affiatati, combattivi e consapevoli con dolce umiltà, di portare un piccolo angolo di meraviglia in questa città. Tra i corridoi si sente l'eco di accenti diversi tra loro e durante quelle ore non sembra nemmeno di essere a Trieste.

Le persone, tutte di età diversa, piano piano vanno a prendere posto e si siedono per terra o su qualche divano libero. Tra i corridoi ci sono sia i cantanti che il pubblico ed è questo il bello: l'idea della comunità, del mondo, di un posto dove musicisti e pubblico sono una cosa sola e soprattutto, ognuno è lì, accomunato dallo stesso fine. Quella sera si sono esibiti: Belfast (Mareno di Piave), Mattia Caroli & I Fiori del Male (Rieti), Moplen di Padova e Serena Abrami (Civitanova Marche), nome che abbiamo sentito anche su X Factor e Sanremo. Uno dopo l'altro hanno fatto i loro pezzi più belli. Durante le performance il silenzio si poteva quasi toccare; tutti sembravano in estasi. Le parole di Serena Abrami racchiudono tutto il potenziale di questo evento anche dal punto di vista del musicista: «Ho potuto vivere questa esperienza con il chitarrista Enrico Vitali con cui collaboro grazie a Guido ed Alessandro Piccioni. L'atmosfera intima del salotto, il pubblico addosso e la condivisione con le altre band sono stati l'arricchimento umano e professionale di cui un musicista si nutre ed ha bisogno durante il suo percorso artistico».

 La mission

Sofar non è una semplice serie di concerti ma dietro questo concept c'è una filosofia molto importante. «La volontà – spiega Angela, una delle organizzatrici – è quella di dare dignità alla musica. Solitamente nei locali, tra chiacchiere e bibite, quello che dovrebbe essere un concerto, diventa spesso un brusio di sottofondo. Grazie a Sofar, le persone possono ascoltare davvero la musica ed interagire con i musicisti. La cosa fondamentale è proprio il silenzio ed ovviamente lo scambio tra l'artista e il pubblico».

Al termine delle esibizioni è possibile fare un'offerta: ognuno è libero di contribuire a questa grande meraviglia oppure decidere di non dare nulla.

«Siamo tutti volontari – ha precisato Guido, un altro degli organizzatori di Sofar – fotografi, videomaker e tecnici del suono. I musicisti vengono ripagati con un rimborso spese o un video professionale. La nostra idea è quella di istruire le persone ma il fatto che l'artista non venga nominato dimostra che c'è ancora la voglia di ascoltare musica nuova».

Noi invece diciamo solo che chi ama la musica, dovrebbe amare Sofar.

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