Cenni storici, significati e origine dello stemma di Trieste

Dalla leggenda del martirio di San Sergio passando per la dominazione asburgica fino ad arrivare all'annessione della città al Regno d'Italia: ecco alcune curiosità sullo stemma di Trieste

Foto d'archivio

Costituito da uno uno scudo gotico rosso caricato di uno spiedo d’argento, detto popolarmente “alabarda di san Sergio”, lo stemma della Città di Trieste ha una storia molto particolare e intrecciata.

Storia, origini e significati

La leggenda vuole che lo stemma di Trieste abbia origine dal martirio di San Sergio (miracolo di San Sergio), dove l'alabarda cadde dal cielo sulla piazza maggiore di Trieste, lo stesso giorno in cui il santo venne martirizzato, nel 336. Come si legge su Trieste Storia, l'alabarda, conservata nel tesoro della cattedrale di San Giusto, era ritenuta inattaccabile dalla ruggine e veniva utilizzata in zona come arma nel XIV secolo, purtroppo non è stato possibile definirne né l'epoca, né la provenienza.

Uno studio condotto dal dipartimento di scienze chimiche e farmaceutiche dell'Università di Trieste ha ipotizzato l'origine orientale del manufatto. Da radiografie eseguite risulta che l'alabarda è priva di saldature ed è stata quindi realizzata da un unico pezzo di ferro, poi sbrecciato e lavorato per martellature. Tecniche che non erano note nella cultura occidentale in quel periodo, bensì in quella orientale e in particolare in quella indiana. Questa circostanza, tra l'altro, spiegherebbe l'inossidabilità del manufatto: tale scuola di produzione dei metalli arricchiva il metallo di fosforo garantendo così una migliore fattura.

Le prime testimonianze dell'uso della lancia di San Sergio quale stemma cittadino risalgono al XIII secolo. Infatti dopo che il comune ebbe dal vescovo Volrico De Portis la facoltà di battere moneta, sul rovescio di alcune di queste, coniate fra il 1237 ed il 1253, è presente il simbolo cittadino. Si può però ipotizzare un suo uso a partire dalla nascita del Libero Comune, i cui primi documenti risalgono al 1139, quando il gastaldo civico parla in una causa "pro Comuni de Tergesto".

Sui sigilli più antichi Trieste recava le mura merlate di una città, con tre torri e tre porte sulla facciata, con l'alabarda su un'asta ed intorno la legenda in versi: "sistilanum publica castilir mare certos dat michi fines".

La legenda segnava i confini del territorio comunale. Lo stemma risulta presente in due capilettera degli Statuti Comunali del 1350: nel primo è raffigurato San Sergio impugnante la lancia e imbracciante uno scudo triangolare su cui è presente il simbolo cittadino, mentre nel secondo è riportato un banditore con l'alabarda dipinta sul mantello di colore rosso.

L'arma viene anche menzionata nel testo essendo presente nella bolla in ferro che i capitani della guardia notturna alle mura si trasmettevano tra di loro durante il servizio. Il blasone formato dalla lancia bianca in campo triangolare rosso rimarrà in uso fino alla metà del XV secolo.

Dalla dominazione asburgica all'annessione all'Italia

Durante il dominio asburgico fu inalberato il vessillo bianco e rosso sul castello allora esistente e sul palazzo. L'imperatore Federico III, dopo l'infelice guerra sostenuta dalla città contro Venezia e conclusasi con una sconfitta, concesse al comune - il 22 febbraio 1464 - un nuovo stemma e una nuova bandiera che però non fu mai usata. Lo stemma divenne così troncato, nella parte superiore l'aquila asburgica (nera in campo oro) e nella parte inferiore l'alabarda d'oro su campo di rosso alla fascia di argento (colori dell'Austria).

Durante il governo napoleonico fu creato un nuovo stemma: i colori da rosso e bianco divennero blu, bianco e rosso. Della nuova insegna però non si fece mai pubblico uso.

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Terminato il primo conflitto mondiale ed annessa la città con il suo territorio al Regno d'Italia lo stemma ritornò all'aspetto che aveva prima del 1464 (lancia d'argento in campo rosso), questa blasonatura fu confermata dal relativo regio decreto di concessione del 3 luglio 1930. In seguito, con il Regio Decreto del 12 ottobre 1933 n. 1440 fu imposto, come a tutti i comuni d'Italia, l'inserimento del capo del Littorio.

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