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Carnevale: la storia dei coriandoli in piazza della Borsa

Il Carnevale è ormai alle porte e tra le tante curiosità che caratterizzano questa gioiosa festa anche Trieste risulta esserne protagonista, città dove fu inventato uno dei simboli indiscussi del Carnevale, i coriandoli

Foto Giovanni Aiello

Il Carnevale è ormai alle porte e tra le tante curiosità che caratterizzano questa gioiosa festa anche Trieste risulta esserne protagonista, città dove fu inventato uno dei simboli indiscussi del Carnevale, i coriandoli

L'invenzione dei coriandoli di carta è stata infatti rivendicata dall'ingegnere Ettore Fenderl: secondo un racconto da lui stesso riferito (e riportato anche in un'intervista alla radio Rai del 1957), per festeggiare il Carnevale del 1876 a Trieste, egli ritagliò i famosi triangolini di carta e li lanciò dalla sua casa in Piazza della Borsa. "Il primo successo è stato disastroso - continuava Fenderl nella sua deposizione via radio - rimbrotti e grida delle ragazze coi coriandoli nei capelli, cosicché venne su una guardia a mettermi in contravvenzione e a sequestrarmi tutto".

Dall'idea all'invenzione

Ettore Fenderl, celebrità nel campo della fisica nucleare, durante la parata di Carnevale che passava sotto casa sua in piazza della Borsa a Trieste, non avendo a disposizione confetti o petali di rose da lanciare sul corteo, tagliuzzò pezzettini di carta colorata e li lanciò sulle maschere che passavano. Fu subito imitato da tantissimi presenti e l'invenzione si propagò velocissima a Vienna, Venezia e in tutto il mondo. Così furono inventati i coriandoli.

Ma ad attribuirsi la paternità dei coriandoli, c'è anche l'ingegnere milanese Enrico Mangili. Nel 1875 l'uomo ebbe l'idea di riciclare i cerchi scarto delle carte traforate che venivano utilizzate negli allevamenti di bachi da seta, all'epoca particolarmente numerosi in Lombardia. Fu così che nacquero queste icone carnevalesche. L'idea di Mangili di lanciare i dischetti colorati sui carri riscosse subito successo, tanto che i coriandoli vennero anche commercializzati dall'ingegnere.

La differenza fondamentale tra la trovata del triestino e quella di Mangili fu quindi che solo nel secondo caso i dischetti vennero commercializzati. Questo elemento discriminante permette di attribuire l'invenzione all'ingegnere milanese, a cui per altro si deve anche la creazione delle stelle filanti: nell'idearle l'uomo si ispirò alle striscioline di carta che scorrevano nei telegrafi per ricevere i segnali alfabetici Morse.
 

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