Soldi e privilegi: gli esuli mai contenti

«Certo che i soldi non bastano mai, ma tra quelli che vi deve lo stato italiano che li ha ricevuti da Tito gia' nel 1948 e quelli che hanno versato la Slovenia e la Croazia, sempre allo stato italiano, non e' che potete proprio lamentarvi troppo»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Leggo in continuazione dei problemi degli esuli che anche a 60 anni di distanza non si mettono ancora d' accordo sui soldi e su altre questioni. Pare che continuino con le dispute di campanile come quando erano a casa loro in Istria. Dure a morire le tradizioni paesane, specialmente quelle dei contadini, ma date ascolto al vecchio ma sempre valido detto romano: "PACTA SERVANDA SUNT".

Una volta firmato un accordo vi si deve tener fede o si passa per imbroglioni che non rispettano i patti. Certo che i soldi non bastano mai, ma tra quelli che vi deve lo stato italiano che li ha ricevuti da Tito gia' nel 1948 e quelli che hanno versato la Slovenia e la Croazia, sempre allo stato italiano, non e' che potete proprio lamentarvi troppo. Se poi voleste fare uno sforzo di memoria potreste aggiungervi la famigerata Legge 336 di Andreotti a favore del settore pubblico con particolare privilegio per i profughi ed i loro figli, il punteggio privilegiato per gli esuli nel settore pubblico, stato e para stato, che e' ancora oggi in vigore per i loro nipoti.

E gia' che ci siamo aggiungiamoci pure il punteggio di favore per l'assegnazione delle case popolari, i villaggi carsici a bassissimo affitto con conseguente riscatto agevolato. E cos' altro vorreste ancora dallo stato? Imponetevi contro le beghe di bassa macelleria fomentate ad arte da alcuni vostri capi popolo che altro non sanno fare pur di poter rimanere sulla scena pubblica e su quella politica. Non vi pare che sia ora di finirla a 60 anni dall' esodo e di diventare cittadini normali a tutti gli effetti? E gia' che ci siamo quando leverete dal vostro museo quella indecorosa dicitura di "civilta' istriana" ? Ma quando mai si e' parlato, scritto o studiato di una civilta' istriana o dalmata che sia? Ma colui che si e' inventato un tale sproloquio ha mai pensato a cosa vuol dire civilta'? Basterebbe sbirciare un dizionario commentato o consultare un' enciclopedia e per i piu' moderni ficcanasare in Wikypedia e leggere cosa si dice a riguardo di "civilta'" per capire che di civilta' l' Istria e la Dalmazia non hanno nulla di specifico, perche' tale supposta civilta' non sussiste. Si puo' solo fare riferimento generico alla civilta' contadina, rurale o di pescatori che sono comuni a tutto il, mondo rurale come insegnava gia' negli anni '30 il grande etnologo francese Levi' Strauss.

Cosa hanno questi contadini, pescatori di speciale rispetto al resto del mondo? Suvvia un po' di serieta' s'impone. Certamente con "civilta'" si mungono soldi dalla regione come abbiamo visto fare anche quest' anno da una decina di associazioni degli esuli sulle quali campeggia il museo in questione che sarebbe piu' opportuno chiamarlo "della memoria dell' esodo" a ricordo delle sofferenze patite da molti esuli, mentre una loro minoranza ( come sempre accade nelle grandi disgrazie ) se ne e' avvantaggiata alla grande. E non e' certo qui il caso di farne un elenco, tanto sicuramente li conoscete meglio di me. E per correttezza ricalcolate il numero degli esodati. Quando ero giovane, gia' allora il numero sembrava esorbitante stante gli abitanti dell' Istria, e si parlava prima di 200.000 e qualche anno dopo di 220.000 unita'.

Ora si va declamando di 350.000 persone, ma dove vivevano queste masse italiane? in quale Istria e Dalmazia? Andando avanti di questo passo l'Istria risultera' esser stata una zona sovra popolata, con elevatissima densita' abitativa! Vi ricordate della falcidia che mieteva la dissenteria tra i bambini ed i vecchi? Ci volle la presenza delle Coop. Op. di Trieste, Istria e Friuli che nel 1904 cominciarono a vendere latte sterilizzato e l' apertura dell' acquedotto austriaco del 1908 che porto' acqua potabile nei paesi dell' interno per far cessare quel flagello di mortalita'. Avete mai letto i censimenti austriaci cosa dicono circa la popolazione all' inizio del '900 ? Come si possono allora sparare balzane del genere se non che per commuovere e mungere un qualcosina in piu'? Poveri noi se questo e' un segno di "civilta'"!

Sergio Lorenzutti

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