Lunedì, 18 Ottobre 2021
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A Parola data: il nostro Incomprimibile Oltremare

Il mare da sempre è quel luogo che separa e che unisce: lo sabenissimo chiunque viva in un città come la nostra. Permette distabilire contatti, muoversi, fare fortune, mettere alla prova leproprie speranze.

Il mare da sempre è quel luogo che separa e che unisce: lo sa
benissimo chiunque viva in un città come la nostra. Permette di
stabilire contatti, muoversi, fare fortune, mettere alla prova le
proprie speranze. Come qualche milione di cittadini europei in questo periodo ho seguito
le notizie di cronaca relative alla situazione che si è creata nei
paesi del Nord Africa o più in generale anche nel Medio Oriente. Molti
commentatori segnalano come le molte rivolte popolari scoppiate in
quei contesti siano in qualche modo assimilabili a quanto accaduto
alla fine degli anni '80 nei paesi del Centro e dell'Est Europa quando
per ansia di libertà venne abbattuto il Comunismo come sistema
istituzionale e politico con conseguente distruzione del Muro di
Berlino e il raggiungimento dei più basilari diritti, anche di
movimento.
A dire il vero per i paesi di impianto più o meno strutturalmente
islamista il contesto pare essere un po' più complesso, ma accetto di
buon grado il paragone, tanto gli effetti sono praticamente gli
stessi, ovvero le immani folle in movimento verso l'Occidente e il
Nord del mondo.
Una volta, specie durante l'epoca coloniale, si usava il termine
Oltremare per indicare quei luoghi, in genere possedimenti o vere e
proprie colonie, che stavano al di là del mare appunto, quasi sempre
il Mediterraneo.
Oltremare è una parola che evoca qualcosa di esotico, di magico, in
grado di creare qualche miraggio o più concretamente qualche speranza.
In questi giorni il nostro Oltremare si chiama Libia e Tunisia.
Per libici e tunisini vale il corrispettivo: il loro Oltremare siamo
noi, sia che ci chiamiamo Italia, Francia o Europa.
Per queste popolazioni l'Europa è l'obiettivo agognato da raggiungere
per poter cambiare completamente il proprio stato di vita; un
miraggio, una speranza.

In Libia c'è una guerra. Guerra civile o per bande o tribù, poco
cambia, guerra è.
In Tunisia pochi mesi fa è scoppiata una rivolta per l'aumento del
pane e di altre derrate alimentari con conseguente cambio interno
nell'organizzazione politica.
Qualcosa del genere è avvenuto o sta avvenendo in Egitto, Algeria,
Siria.
Un bel caos, specie se nel quadro generale aggiungiamo il grande
marasma che esiste negli stati - se stati si possono definire - che
stanno alle spalle o a Sud di questi.
Una sorta di Apocalisse in movimento o pronta a muovere.

Da gennaio a Lampedusa sono sbarcati venticinquemila poveracci
provenienti un po' da tutti questi paesi, ma specialmente dalla
Tunisia. L'isola, molto bella, è più vicina all'Africa che all'Italia
e per quanto sia piccola ed irsuta è già Europa, ovvero Nord del
mondo, Occidente. Un luogo buono sul quale far sostare i propri
miraggi prima di farli diventare speranze in altri luoghi continentali.
Il Governo italiano si è mosso come ha potuto o voluto per contenere
una situazione di emergenza che si è configurata però da subito come
qualcosa di ben più forte di un disagio per la popolazione dell'isola.
Problemi di coabitazione, emergenza sanitaria, condizioni di dignità
umana non rispettate o garantibili per nessuno. Da aggiungere che il
Governo tunisino non riesce a garantire il controllo delle proprie
acque per bloccare questa fuga.
Un mezzo disastro.

Sono state requisite o mobilitate navi militari e private per portare
questi pellegrini del mare verso centri di raccolta in via di
costituzione al momento nelle regioni meridionali d'Italia. Il fine è
quello di stabilire chi viene da paesi in guerra e può fruire dello
status di rifugiato e profugo e quindi può restare in Italia e chi
invece ha violato le norme sull'immigrazione italiane e deve essere
rispedito al paese d'origine. E' questo il caso dei tunisini pari al
90% di questa marea umana e quasi tutti uomini.
Qualcuno ha usato il termine invasione evocando alcuni famosi scritti
di Oriana Fallaci che questi fenomeni migratori li aveva previsti in
epoche nelle quali per queste parole veniva facilmente derisa ed
oltraggiata.
Ora, alla luce di quanto sta accadendo nel Mediterraneo, francamente
non lo so quanti sarebbero intenzionati a confutare il suo pensiero.

Il mare ha una caratteristica, è fatto di acqua e l'acqua non si può
comprimere. Parimenti, questi figli del mare, una volta lasciata
Lampedusa e i luoghi di raccolta nei quali sono stati portati per
l'identificazione e la conseguente espulsione hanno iniziato a fuggire
per portarsi specialmente verso la Francia con la quale hanno vecchie
affinità e la conoscenza della lingua.
Per difendersi dall'invasione la Francia al confine di Ventimiglia ha
chiuso le frontiere e li ha rimandati in Italia.
Morale della favola. Si sono create tante Lampedusa: l'isola, i centri
di raccolta, Ventimiglia. Ovunque tra la popolazione italiana da
Lampedusa in su si stanno creando malumori per queste presenze con
timori di ogni tipo.

Il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini ha ribadito quanto sta
chiedendo a gran voce il centrodestra italiano che governa questo
paese: i tunisini non rientrando nella categoria dei rifugiati e dei
profughi, ma in quella dei migranti per ragioni economiche devono
essere espulsi dal territorio nazionale.

Si incomincia già a intuire che la cosa non sarà così semplice e che
in un prossimo futuro già si dovrà parlare di sanatoria anche per
questi poveracci che nessuno vuole.

Domanda: perché una volta caricati sulle navi a Lampedusa i tunisini
non vengono immediatamente espulsi portandoli nei porti di Tunisi?
Perché portarli sul territorio metropolitano nei centri di raccolta
dai quali poi fuggono con costi gestionali, di controllo, di ordine
pubblico e quelli indotti dai timori della popolazione italiana? Non
sarebbe più semplice attrezzare sulle navi gli ambiti adatti per
provvedere alle identificazioni? Non sarebbe questa dell'espulsione
immediata una forma di deterrenza chiara ed univoca?
O forse al Governo c'è chi cerca di spostare acqua di mare da un posto
all'altro magari utilizzando un secchio?
Ricordo deferentemente al signor Ministro che l'Oltremare non si
comprime.

Simone Momianesi


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