A Parola data: " Accademici Flop "

"Il risultato delle elezioni è lusinghiero e questo ci permette di guardare con ottimismo al prossimo futuro anche in vista di un nostro consolidamento sul territorio in vista delle prossime scadenze elettorali". Così parlò Mario Monti...

"Il risultato delle elezioni è lusinghiero e questo ci permette di guardare con ottimismo al prossimo futuro anche in vista di un nostro consolidamento sul territorio in vista delle prossime scadenze elettorali". Così parlò Mario Monti all'indomani dei risultati delle elezioni politiche.
Contento lui: senatore a vita, capo partito e personalità di spicco nei migliori salotti dell'economia internazionale, in un'epoca nella quale la fa da padrone chi urla più forte ha portato a casa un misero 9% e una ridotta pattuglia di parlamentari.
E non è riuscito a compattare attorno alla sua formazione politica il consenso dei moderati italiani. Monti, va detto, ancora una volta ha usato tutto il suo stile sobrio nel dare un simile annuncio, probabilmente anche cercando di compensare quel giudizio piuttosto caustico e sconsolato di Pierferdinando Casini, "abbiamo dato tutto il nostro sangue per questa campagna elettorale".

UDC e FLI di certo sono uscite fortemente ridimensionate dall'accordo con Scelta Civica di Monti, un dato questo che era stato pronosticato dallo stesso Pierluigi Bersani ricordando come "durante la campagna elettorale non ho mai ricevuto una telefonata di Casini" facendo capire che questi si stava in qualche modo o nascondendo o mordendo la lingua per l'accordo fatto col professore.

Misteri della vita.

Quel che è certo invece è altro, sempre che di questi tempi l'analisi politica possa permettere simili iperboli: Mario Monti si è bruciato.
Politicamente, beninteso.

La rabbia montante e non tanto nascosta tra la gente ha provocato l'instabilità politica.
Il PD "è arrivato primo, ma non ha vinto" per dirla alla Bersani, Berlusconi è arrivato secondo a 120 mila voti di distanza e Grillo in ogni caso col suo Movimento 5 stelle ha raccolto il consenso di un italiano su quattro.

Il PD ha la maggioranza del 54% alla Camera dei Deputati, con un regalo di 30 punti quale premio di maggioranza portatogli in dote dal "porcellum", ma al Senato della Repubblica i numeri per governare non ci sono.

Se è certo che il Presidente della Repubblica in scadenza com'è, non può sciogliere le Camere visto che siamo in pieno semestre bianco, è il momento esatto per dare l'incarico a un soggetto terzo ai partiti politici.

Passera, Draghi? Vedremo.

Poteva andare bene anche un Mario Monti se almeno non si fosse candidato perdendo così la sua terzietà e ne sarebbe uscito - ancora una volta - come salvatore della Patria.
Invece no.

Quel Mario Monti che poteva tranquillamente innalzarsi verso qualunque obiettivo bissando le luci di Carlo Azeglio Ciampi, con il suo flop politico-accademico si è ammantato di un'ombra ancor più grigia degli ultimi tempi di Lamberto Dini.

Peccato fare una fine così: se non per la politica, almeno per la persona.


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