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A Parola data: " di Euro in Euro "

A Capodanno sotto i botti dell’economia abbiamo festeggiato anche il decimo anniversario dell’Euro. Dalla sua introduzione ci ha fatto penare non poco.Dai problemi iniziali sul cambio con la lira a quelli dell’assai ridotto periodo di esposizione...

A Capodanno sotto i botti dell'economia abbiamo festeggiato anche il decimo anniversario dell'Euro.
Dalla sua introduzione ci ha fatto penare non poco.
Dai problemi iniziali sul cambio con la lira a quelli dell'assai ridotto periodo di esposizione dei prezzi delle merci con il doppio importo da parte dei commercianti, fino a quelli quotidiani che via via si sono consolidati sulla persistenza di una valuta che non ha mai trovato un'adeguata politica di difesa o di sostegno da parte di
alcuna autorità.
Una moneta insomma che si è comportata come un missile spara-e-dimentica: una volta emesse certe quantità (rapportate al valore della moneta circolante di ogni singolo Stato) l'ambizione dell'Euro è sembrata mandata allo sbaraglio sui mercati con la speranza che potesse autoregolarsi e autoimporsi in nome della libertà di mercato.
Così non è avvenuto.
Senza un'autorità politica - sovranazionale di garanzia per tutti gli Stati europei - l'Euro dal 2008, anno della crisi dei mutui americani, ha mostrato tutta la sua fragilità.

Gli Stati europei, si sa, non sono tutti uguali.
Non solo per un fatto di cultura, storia o tradizioni, ma proprio nell'approccio con l'economia.
Fin dall'origine dell'Euro il tema fondante era quello del suo cambio con la valuta esistente ed è apparso chiaro che qualcuno ci perdeva e altri ci guadagnavano.
Oggi risulta chiaro che l'economia tedesca marcia a pieno regime, mentre per noi italiani il fiato grosso e le tasche vuote sembrano essere la regola per non parlare di mezzo continente che è sul filo del tracollo finanziario e spesso negli ultimi tempi si è sentito parlare di Stati pronti a ritornare alla valuta d'origine e di studi grafici e stamperie pronte a partire (quasi sempre nel cuore della Svizzera).
Il disastro della fiducia.

Come venirne fuori?

Da più parti si sono sentiti echi di consenso alla proposta dell'allora Ministro dell'Economia Giulio Tremonti di creare questa benedetta (o maledetta) Autorità di controllo, ma nulla si è riusciti a fare in quel di Bruxelles per le molte resistenze tedesche.
Il ché ha creato più di qualche dubbio o sospetto su come una nazione forte ed evoluta non sia riuscita a dare un esito a una simile proposta definibile quanto meno di buon senso.

L'altra sera a Ottoemezzo, seguitissima trasmissione serale condotta da Lilli Gruber, c'erano il leghista Matteo Salvini e il giornalista
Beppe Severgnini.

Severgnini è una persona seria ed autorevole. Si potrà essere d'accordo o meno con i suoi articoli e con le sue prese di posizione,
ma di certo non è uno che dica stupidaggini o cose avventate.
Severgnini ha sbaragliato chi ha seguito la trasmissione affermando che "possiamo capire dal numero di serie stampato su ogni singola banconota a quale Stato faccia riferimento. Se il numero di serie inizia con la X è stampato per la Germania, se compare la S è stampato
per l'Italia. Ogni stato ha la sua lettera di riferimento.
Nulla vieta che la Germania imponga all'Europa che i suoi Euro abbiano un valore
diverso da tutti gli altri".
E se Severgnini avesse ragione?
Avremmo europei di serie A ed europei di serie B; alcuni buoni per pagare, altri per riscuotere. Sarebbe il compimento di un'Europa
tedesca.


Simone Momianesi>>

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