A Parola data: " Presidente Offresi "

Le elezioni primarie del Partito Democratico si sono appena concluse con dei risultati che erano ampiamente attesi, ovvero con una sorta di testa a testa a livello nazionale tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi che vanno quindi al ballottaggio.Il...

Le elezioni primarie del Partito Democratico si sono appena concluse con dei risultati che erano ampiamente attesi, ovvero con una sorta di testa a testa a livello nazionale tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi che vanno quindi al ballottaggio.
Il PD si è dimostrato per quel che è: un partito vivo che è riuscito a mobilitare tre milioni di cittadini e questo è un qualcosa che fa assai bene all'asfittica democrazia italiana dove il prevalere dello scetticismo della gente verso tutto ciò che odora, quando non puzza, di politica e di istituzioni è oramai a livelli proverbiali per non dire preoccupanti. Dire se al secondo turno Bersani prevarrà su Renzi, facendo valere il prestigio della segreteria del partito oltre che il peso dei simpatizzanti ex comunisti, ovvero se sarà il giovane sindaco di Firenze che riuscirà nella sfida di far ringiovanire la politica facendosi portatore anche delle piuttosto mortificate istanze dei centristi del PD, non è un dato in nostro possesso.
Quel che è certo è che il centrosinistra vuole vincere le elezioni politiche di primavera confortato pure da più di qualche sondaggio.

Tutto questo nel centrodestra non succede e l'ultima sorta di tiritera è il "mi candido a premier" detto da Silvio Berlusconi che non molti giorni fa annunciava che non lo avrebbe fatto.

Berlusconi sa che la sua eredità politica non è facile da gestire: nessuno nel PDL ha il suo carisma e neanche le sue sostanze economiche e troppi sono i colonnelli che vorrebbero conquistare i galloni di generale, al punto che i motivati propositi di realizzare le elezioni primarie di partito ha visto una buona decina di candidati, nessuno
dei quali però senza troppe possibilità di farcela, tranne nello spaccare il partito.

Berlusconi sa che la liquefazione del centrodestra è un esito che nessuno, lui per primo, può permettersi anche in coerenza con lo spirito del '94 quando "scese in politica" per dare una speranza e un soggetto di riferimento e di rivalsa agli italiani moderati.

Non è noto a oggi se nel PDL vi saranno personalità in grado di farsi lo spazio necessario per farsi convogliare il gradimento di milioni di cittadini per poter quindi giungere al confronto elettorale di primavera. Un Berlusconi in campo ancora una volta risulterebbe molto probabilmente paradossale agli occhi dei più, ma contribuirebbe a realizzare quella trincea minima e imprescindibile per dare peso e densità alle istanze moderate.

Un Silvio Berlusconi una volta tanto condannato, ma a fare il portabandiera.

La appena avvenuta dichiarazione di Mario Monti di essere "a disposizione per fare ancora il presidente del consiglio dei ministri in pieno accordo con il Quirinale" per un governo di unità nazionale ci porta però alla realtà.
Quella dell'avanzata del Movimento 5 Stelle.
Monti, incalzato da Fabio Fazio, sembra quasi sfatare il clima di impegno di tanti cittadini; l'attesa per qualcosa di nuovo, molto semplicemente di un capo di governo indicato dai cittadini che pare rimandata per altri tempi.

E Berlusconi sa che Mario Monti a Palazzo Chigi per altri cinque anni è certamente meglio di Pierluigi Bersani.

Come destino dei moderati non è male.


Simone Momianesi

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