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A Parola data: " Pronti a Muovere "

A seggi del PD non ancora completamente spogliati, Matteo Renzi appena appreso che la percentuale consolidata di consensi attorno alla sua figura e al suo programma non valicava il 40% ha dichiarato "ne prendo atto, da oggi nel partito sono un...

A seggi del PD non ancora completamente spogliati, Matteo Renzi appena appreso che la percentuale consolidata di consensi attorno alla sua figura e al suo programma non valicava il 40% ha dichiarato "ne prendo atto, da oggi nel partito sono un semplice militante".

Al giovane sindaco di Firenze replicava un trionfante Pierluigi Bersani "gli va riconosciuto come sia riuscito ad animare il dibattito nel PD, portando freschezza e dialogo".
Renzi è stato oggetto pure di misurate dichiarazioni di Rosi Bindi, presidente del partito, che nella fase elettorale, quando andava bene, gli ha dato del "ragazzetto" e lo ha riempito di contumelie varie non molto eleganti per la verità.

Poi, a conti fatti con l'oste, il tono è diventato più diplomatico.

La vicenda delle primarie del PD ha rischiato di mostrare spaccature interne insanabili; non per niente la Bindi è stata attenta nell'evidenziare come l'anima cattolica del partito - gli ex di parte della vecchia sinistra democristiana - siano stati in buona sostanza allineati con Bersani.

Perché Renzi ha portato sì un tono aspro, quello della rottamazione, ma è riuscito a farsi largo tra quanti non trovano agevole l'apertura a sinistra di Bersani e degli ex PCI-PDS-DS verso Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola che tronfio ha dichiarato "sento profumo di sinistra".

Renzi, quindi, alle primarie ha portato tutto il suo personale disagio e di tanti suoi amici che non amano sentirsi dare dei compagni.

In ogni caso a urne chiuse e a risultati che lo sanciscono minoranza interna, da buon democratico, agli esiti si atterrà, si allineerà e farà il bravo: a Matteo Renzi quindi va riconosciuto che pur nel suo fare che spesso è parso piuttosto devastante per la nomenklatura di partito è un vero e proprio militante, degno di altri tempi.
Per il futuro, si vedrà.

Comunque la pensiamo, resta il fatto inconfutabile che quella delle elezioni primarie di partito è una straordinaria occasione per far ritrovare alla gente il senso della partecipazione sicuramente carente nella perdurante Seconda Repubblica.

Ora la palla passa al campo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e, naturalmente, al PDL.
In ambedue i casi i partiti sono segnati da forti connotazioni plebiscitarie e da leader carismatici e parlare di primarie non è poi così scontato. Anzi.

Intanto e fin da subito il PD ha iniziato a muoversi con impegno e disinvoltura su ogni tema che può essere oggetto di attenzione da parte della politica; condizione carente nel centrodestra chiuso com'è in un angolo come se milioni di elettori moderati non esistessero o non fossero - molto probabilmente - parte prevalente del Paese.

In natura come in politica il vuoto non può esistere; se c'è del vuoto questo va riempito.
Chi prenderà l'iniziativa tra i moderati?

Per ora, a Mario Monti l'ardua sentenza.

Simone Momianesi
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