A Parola data: "(Articolo) 18 Politico"

Un grande giurista, purtroppo non più tra di noi, il professor Guido Gerin ricordava che "più una vicenda è complessa, meglio è restare sui principi generali dell'ordinamento giuridico".E' un po' con questa chiave di lettura che cerco di rilevare...

Un grande giurista, purtroppo non più tra di noi, il professor Guido Gerin ricordava che "più una vicenda è complessa, meglio è restare sui
principi generali dell'ordinamento giuridico".
E' un po' con questa chiave di lettura che cerco di rilevare quanto accaduto in merito al cosiddetto accordo - che non c'è stato, o forse sì - tra il governo e le parti sociali (i sindacati) sulle modifiche da apportare all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Tra i sì, i no, i quasi, si è rilevato che tutti hanno fatto la loro parte, ma non si è trovato l'accordo auspicato.
Il governo, cioè, ha verificato con mano che il più grosso sindacato italiano, la CGIL, non ci stava.
Subito dopo il professor Mario Monti ha avuto modo di dichiarare che "il governo ha come proprio riferimento istituzionale il parlamento.
Sarà in parlamento che il governo presenterà le proprie proposte di modifica dell'articolo 18 e in quella sede si vedrà di trovare
l'accordo".
Con tale affermazione il capo del governo ha spiazzato un po' tutti visto che l'intendimento che sembrava prevalere durante i ripetuti incontri tra il ministro del lavoro, Elsa Fornero, e i sindacati era quello della logica che se i contratti hanno forza di legge, in fin dei conti si stava per modificare il contratto dei contratti, lo
statuto dei lavoratori appunto.
Così non era.
L'altro giorno, Elsa Fornero preparandosi al tavolo di palazzo Chigi fissato per il 20 di marzo, aveva dichiarato "noi siamo qui per risolvere problemi anche sgradevoli, non siamo stati chiamati per distribuire caramelle perché per quello bastavano i politici.
E' per questo che siamo stati chiamati noi che abbiamo lasciato le nostre professioni per risolvere questi e altri problemi".
Chiarissima davvero.
Nel passato al solo nominare l'articolo 18 Silvio Berlusconi aveva trovato ogni possibile resistenza.
Adesso c'è solo la CGIL che dice di no, forse più per coprirsi il fianco sinistro da una rottura con la FIOM, l'ala dei metalmeccanici, che non per una spiccata convinzione.
A dirla tutta, sempre che vogliamo stare sui principi generali dell'ordinamento giuridico, sembra che se il governo troverà l'accordo - ovvero l'approvazione al proprio decreto di modifica del detto articolo 18 - otterrà almeno quattro risultati:
la libertà di licenziare da parte degli imprenditori;la parità tra imprenditore e lavoratore; la spinta a ridurre la selva di contratti di lavoro (attualmente tra i 40 e i 50) e forse più di tutti: il senso dell'ordine.
In poche parole Mario Monti ci farà comprendere che in Italia comanda lui, ovvero la politica e non altri.

Questa cosa a Berlino la capiranno benissimo; non mancheranno le sincere felicitazioni di Angela Merkel.

Simone Momianesi


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