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Lunedì, 29 Novembre 2021
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A Parola data: "Entrate e Uscite di Emergenza"

“Aboliremo l’ICI e non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”.“E’ un dolore mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma ce lo impone la drammatica crisi internazionale”.Così parlò Silvio Berlusconi rispettivamente alla vigilia...

"Aboliremo l'ICI e non metteremo le mani nelle tasche degli italiani".
"E' un dolore mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma ce lo impone la drammatica crisi internazionale".
Così parlò Silvio Berlusconi rispettivamente alla vigilia dell'ultima campagna elettorale che lo vide poi vincitore trionfante e nella conferenza stampa di presentazione della seconda manovra di bilancio, quella di agosto, pari a 45,5 miliardi di euro.
Niccolò Machiavelli, nel suo celebre trattato sulla politica e sul Principe, ricordava come la gente possa dimenticare lo sgarbo subito dall'omicidio di un proprio caro, ma non quello di chi ti porta via la roba.
Ora, parlare di omicidi, di tasse e di furti è semplicemente fuori luogo e di un tanto chiederemo scusa tanto a Berlusconi che a Machiavelli.
Ci si lasci però fare una brevissima chiosa.
L'altro giorno Daniele Franco, direttore della ricerca economica della Banca d'Italia, ha ricordato ad un'audizione al Senato come sia stato un errore abolire l'ICI (l'imposta comunale sugli immobili, ovvero sulla casa) perché i comuni sentono forte la mancanza di risorse economiche.
Va detto che l'ICI è stata forse la tassa più odiata dai nostri concittadini perché l'obiettivo di avere una abitazione di proprietà è la massima delle aspirazioni di ogni italiano.
La casa come bene primario, intangibile, come luogo dove esprimere in pienezza la propria esistenza una volta chiusa la porta, il luogo dell'inviolabilità da interferenze altrui, dove fare qualsiasi cosa in santa pace. Nessuno, insomma, è autorizzato a mettere le mani sulla tua casa.
Chiaro no?
In campagna elettorale Silvio Berlusconi attirò su di sé tanta simpatia per la proposta dell'abolizione dell'ICI e le sue motivazioni erano semplicemente ineccepibili.
Il Premier fu di parola: con il suo primo atto di governo soppresse l'odiato balzello e la sua popolarità salì alle stelle.
Noi italiani però siamo anche popolo-bue, fatto in buona parte da gente che lavora, che è pagata non troppo e che è abituata a mettere mano al portafoglio sempre e per qualsiasi cosa pur che si appartenga però alla categoria dei lavoratori dipendenti, quelli che fanno enorme difficoltà a frodare il fisco: di più non aggiungiamo per decenza.
Questi sono quei nostri concittadini in grado di comprendere facilmente che se la baracca deve stare in piedi, pur di non farsi crollare in testa il tetto, sono ancora una volta propensi ad assumersi ulteriori esborsi. L'ICI appunto, odiata e puzzolente.

Le autonomie locali, quelle dei comuni, sono forse le forme organizzative pubbliche più ben volute, più partecipate e meglio sentite dal cittadino che volentieri si riconosce e si identifica con il proprio luogo natio o dove ha stabilito la propria residenza.
Se il comune ha bisogno di soldi per erogare meglio i propri innumerevoli servizi alla persona è giusto sostenerlo.
A una condizione.
Che i soldi così come entrano non escano.
Basta cioè con contributi - a pioggia o mirati che siano - ad associazioni ricreative, culturali o sportive, misura che serve al politico locale solo a tenersi buona una fetta di elettorato come armate di riserva in caso del fatidico mal di notte.


Simone Momianesi

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