A Parola data: "la Malaparata"

Noi che abbiamo fatto il servizio militare di leva abbiamo sicuramente  il ricordo di qualche maresciallo panciuto a baffuto molto più dedito  al magazzino viveri che non all'addestramento del proprio reparto. Oggi, a distanza di anni, le cose non...

Noi che abbiamo fatto il servizio militare di leva abbiamo sicuramente il ricordo di qualche maresciallo panciuto a baffuto molto più dedito al magazzino viveri che non all'addestramento del proprio reparto.
Oggi, a distanza di anni, le cose non sono più così.
Le nostra Forze armate sono modelli organizzativi seri, professionali, altamente operative anche se ridotte all'osso.
Sono rassicuranti e si fanno ben volere e temere in giro per il mondo nelle missioni alle quali partecipano.
Io personalmente ne sono orgoglioso.
Attenzione però. Se parliamo della festa del 2 giugno, la parata militare è un discorso a parte.
Mi spiego.
In un Paese normale, come la Gran Bretagna ad esempio, le Forze armate hanno ruolo in ogni cerimonia di Stato, così come hanno la loro ricorrenza precipua, quella del Giorno della Vittoria.
Per loro i giorni di Vittoria sono molto più numerosi dei nostri, ma questo è un altro discorso.
Il fatto semmai è che quello è uno Stato, noi siamo invece una Burocrazia che si è fatto Stato.
Questa potrebbe essere una buona ed approssimativa spiegazione per motivare la parata militare il 2 di giugno, festa della Repubblica. In un Paese normale, se lo
fossimo, le Forze armate sfilerebbero il 4 di novembre.
Questo però è solo il mio pensiero alla luce delle polemiche recenti.
Facciamo un passo indietro.
Fine di maggio, la terra trema.
Morti e danni in Emilia e in alcune province venete e lombarde.
Non è il momento per festeggiare alcunché.
Più di qualcuno ricorda l'esempio del Friuli del 6 maggio 1976 e di come l'allora Ministro della Difesa Arnaldo Forlani (DC) sospese la
parata del 2 giugno.
Erano altri tempi, l'Esercito era ai confini e la DC era un saldo partito atlantista.
Poteva anche dire di no alle Forze armate e destinarle ad altre emergenze.
Erano anche gli anni del terrorismo.
Ai nostri giorni Mario Monti, Presidente del Consiglio, dichiara che "il 2 giugno festeggeremo sobriamente". Niente aerei e carri armati
insomma.
Neanche cavalli e fanfare.
A parte i partiti dell'estrema sinistra, il SEL, la Lega e l'IDV, gli altri accettano la scelta sommessamente con pochi distinguo, come quello notevole del Sindaco di
Roma Alemanno.
Scoppia la polemica a parata conclusa tra il Presidente della Repubblica ed Antonio Dipietro.
Scambi di battute pesanti con il secondo che parla di "sprechi e brutte figure con mancanza di rispetto verso le vittime del terremoto".
Napolitano gli manda a dire che "non capisce niente".
Ora.
La parata c'è stata e su di essa ognuno ha il punto di vista che vuole.
Io personalmente avrei preferito l'omaggio della corona di alloro all'Altare della Patria al Milite ignoto a ricordo delle sofferenze, dell'unità e del sacrifico di tutti gli italiani nella Prima guerra mondiale e Quarta guerra d'indipendenza.
Ad ogni modo i nostri militari hanno fatto quello che gli hanno ordinato.
E' stata una bella parata.
La malaparata è stata quella del Presidente della Repubblica che per la seconda volta se l'è presa con un leader politico dimenticando che è il Capo dello Stato e il garante della Costituzione, non un segretario di partito.
La prima volta era stata il 25 di aprile quando in un lungo peana a sostegno del sistema dei partiti aveva attaccato Beppe Grillo - senza
peraltro citarlo - dandogli del "demagogo e qualunquista".
Forse Giorgio Napolitano farebbe bene a pensare al terremoto sismico, quello della terra e della liquefazione delle sabbie, piuttosto che a quello della politica politicata.
E' stata una malaparata, ne avremmo fatto volentieri a meno.
E mi riferisco al Presidente della Repubblica.
Lo dico in punta di penna e con deferenza. Non si sa mai.


Simone Momianesi

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