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A Parola data: "le Convergenze Responsabili"

"L'incontro con l'on. Pierluigi Bersani e l'on. Enrico Letta è stata l'occasione per confermare quel che abbiamo sempre detto: il presidente della Repubblica deve rappresentare l'unità nazionale e dunque non può essere, e neanche può apparire...

"L'incontro con l'on. Pierluigi Bersani e l'on. Enrico Letta è stata l'occasione per confermare quel che abbiamo sempre detto: il presidente della Repubblica deve rappresentare l'unità nazionale e dunque non può essere, e neanche può apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano.
Deve trattarsi di una personalità di indiscusso prestigio e di riconosciuta competenza istituzionale."

Così parlò Angelino Alfano a margine dell'incontro avuto assieme a Silvio Berlusconi con i vertici del PD finalizzato a trovare un percorso che porti all'individuazione di una rosa di candidati al Quirinale, ma anche per trovare un terreno comune o qualche formula possibile per dare un governo all'Italia. La situazione non è facile: la politica nazionale sembra vivere un vero e proprio momento di stallo stanti i ripetuti no del Movimento 5 Stelle conditi e farciti di insulti vari ai quotidiani inviti di trovare un'intesa per il governo del Paese e andare dritti dritti al voto non appare possibile.

La situazione istituzionale è nota: Giorgio Napolitano a giorni non sarà più presidente, siamo in ogni caso nel semestre bianco e lo scioglimento delle Camere non è contemplato dalla Costituzione.

Non solo, ma il presidente della Repubblica, ha voluto indicare una duplice "commissione di saggi" formata da politici e da personalità dell'economia e delle istituzioni per agevolare un percorso comune tra le forze politiche al fine di formare una qualche maggioranza di Governo per far fare al Parlamento quelle riforme indifferibili, a partire da una nuova legge elettorale.
A quel punto si potrà ritornare al voto, senza però aver prima fatto qualche intervento normativo per la ripresa dell'economia (tipo abbassare la pressione fiscale).

Giorgio Napolitano durante un convegno a vent'anni dalla morte di Gerardo Chiaromonte, storico esponente del PCI, ha evocato il clima del 1976 quando "le opposte forze politiche seppero superare le storiche contrapposizioni" facendo il paragone con i nostri giorni e riconoscendo implicitamente il ruolo corrente della DC al PDL e quello del PCI al PD.

Dopo la stagione delle convergenze parallele, avremmo quella delle convergenze responsabili. Meno ideologiche e più pragmatiche di certo.

Non ci è dato sapere se di un simile paragone Silvio Berlusconi ne ha gongolato, ma certo è che fin dall'indomani delle elezioni, ha invocato uno spirito di responsabilità nazionale tra le forze politiche per poter dare un governo al Paese.
Giorgio Napolitano nell'occasione non ha mancato di attaccare gli estremisti del "fanatismo moralizzatore" - statici nelle loro posizioni - un riferimento piuttosto evidente ai grillini, nuovi emuli di Robespierre, chiusi ad ogni possibile slancio di buona volontà nel campo della politica.

Sì, ma come?
Superare gli storici attriti fra i due principali schieramenti politici non è facile.
Chi scrive non ha la sfera di cristallo e non ha capacità divinatorie per poter dire che cosa potrebbe accadere da qui a qualche settimana.
Eppure dai sondaggi che girano risulterebbe come ogni settimana il PDL è in crescita.

Questo è un dato che certamente non farà piacere al PD, ma comprendere che il senso dell'assunzione delle responsabilità nonché di saper mettere da parte, almeno per un periodo, ogni astio può trovare il gradimento della gente e dovrebbe essere un buon spunto per chiunque.

Non così per i grillini, i quali in ogni caso preferiscono il mantenersi duri e puri: come i paracarri che non cambiano mai idea, tanto per citare Leonardo Sciascia, a meno che i suoi attuali concittadini eletti al Parlamento con il 5 Stelle non decidano di staccarsi dal comico capo.


Simone Momianesi

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