A Parola data: "l'Italia alle Grandi Manovre"

"E' un miracolo." Così ha dichiarato Giorgio Napolitano in visita di Stato a Zagabria appena appreso che il Senato ha approvato, quasi all'unanimità il piano di riassestamento della finanza pubblica, qualcosa di più di una vera e propria...

"E' un miracolo." Così ha dichiarato Giorgio Napolitano in visita di Stato a Zagabria appena appreso che il Senato ha approvato, quasi all'unanimità il piano di riassestamento della finanza pubblica, qualcosa di più di una vera e propria finanziaria.
C'è un nuovo clima in questo Paese?
Forse sì. Non è chiaro se stiamo vivendo gli scampoli di fine stagione dell'era berlusconiana o se più semplicemente e coerentemente vi è una presa di coscienza del mondo politico con quanto sta avvenendo sui mercati internazionali.
Facciamo un passo indietro.
L'Unione europea ha fissato delle regole ferree agli Stati membri stante la triste vicenda greca, quella di un suo componente che ha truccato i conti pubblici per darsi una patente di credibilità per il proprio ingresso in Europa, conti che non hanno retto e che trovano la Grecia al default - termine tecno-elegantissimo - che però significa fallimento. Termine che suona malissimo e senza ulteriori commenti.
L'Italia deve darsi il pareggio di bilancio nel 2014.
Ora, noi siamo arruffoni e mercantilisti, ma di certo abbiamo ancora una patente di credibilità internazionale.
Il debito pubblico italiano è il quarto nella classifica mondiale, ma i cittadini italiani sono tra i meno indebitati al mondo e se lo siamo è su beni patrimoniali, la casa tanto per capirci. Materia buona per essere pignorata e rivenduta dalle banche se non assolviamo ai nostri impegni.
Nel contempo il sistema industriale o dei terziario sa fare e anche bene pur soffrendo la concorrenza dei giganti dell'estremo oriente, gli stessi che stanno minando gli Stati Uniti d'America.
In questi giorni però c'è una novità: la nostra economia è sotto assedio, le nostre aziende, specie del settore assicurativo e bancario, sono oggetti di manovre speculative e si trovano a forti ribassi di borsa. Sembrano i saldi di fine stagione.
Per salvare il salvabile e per dare un segnali di reazione attendibile c'è bisogno di unità in questo paese.
Non quella aleatoria dei valori e delle ricorrenze, lo dico con una punta di nostalgia per la radiosa giornata del 17 di marzo, nostro 150° compleanno, data nella quale tangibilmente ci siamo accorti del nostro attaccamento a ciò che siamo, ma quell'unità vera, quella di noi che quando siamo sotto scacco - in pace come in guerra - abbiamo sempre saputo trovare in noi stessi e tra noi stessi.
Parliamoci chiaro: in questi giorni il mondo della politica sembra dare il meglio di sé ricompattandosi attorno ad esigenze vera, non a convergenze parallele o a convergenze programmatiche, ma dando segnali di vita.
Tutto questo non basterà, è il minimo che potesse fare, ma dovrà trovare nuovi assetti, nuovi soggetti e una ritrovata e sincera sobrietà.
Chi ci governa o sta all'opposizione ha capito che dobbiamo salvarci dalle intemperie della grande finanza internazionale approvando senza emendamenti il piano finanziario governativo di rientro dal debito pubblico.
Il primo obbligo è fare presto perché i tempi dell'economia sono speditissimi, non come quelli della politica.
Intanto se si chiude una stagione per l'Italia o per l'Europa lo scopriremo nelle prossime settimane ben sapendo che agosto in questo emisfero è il mese delle grandi manovre e dei giochi misteriosi.
Intanto vediamo se chi ci governa riesce a portarci fuori dal pantano speculativo che fa male a tutti noi.
Dopo i proclami, le enfasi miracolistiche e i bei propositi anche un po' di speranza non guasta.
Per un Paese che sembrava fino a pochi giorni fa sul filo della stagnazione, trovare una reazione di questo tipo sembra proprio un miracolo o una grande manovra.

Simone Momianesi>>

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