A Parola data sul 25 aprile: "Liberiamoci"

“Invito tutti i cittadini a celebrare con spirito di unità il 25 aprile, festa della liberazione”.Così il Presidente Giorgio Napolitano alla vigilia della festa civile che più di ogni altra si porta dietro inevitabili code di polemiche.Questo...

"Invito tutti i cittadini a celebrare con spirito di unità il 25 aprile, festa della liberazione".
Così il Presidente Giorgio Napolitano alla vigilia della festa civile che più di ogni altra si porta dietro inevitabili code di polemiche.
Questo capita oramai dal 1945 quando un Paese lacerato, distrutto e violentato trovò, tra la rassegnazione e l'orgoglio, la forza per darsi pace e sviluppo cercando di lenire lacrime e sangue.
Il senso e l'interpretazione della storia, però, non sono mai stati univoci tra gli italiani, ecco perché, puntale e preciso, arriva il richiamo del Presidente della Repubblica, unica vera istituzione nella quale sembrano riconoscersi i nostri concittadini in quest'epoca tormentata da un'economia che langue, da una classe politica
pasticciona e da un governo che pretende. Sul perché gli italiani non abbiano mai saputo unitariamente riconoscersi nel 25 di aprile - come invece lo sanno naturalmente fare a Natale e addirittura il Primo di maggio - è per le ragioni che spinsero l'Italia in guerra accanto alla Germania, su quel che accadde quindi in quegli anni tremendi o di come seppero gli uomini di quei
tempi togliersi di torno l'impiccio ingombrante della dittatura fascista.

Lo stesso concetto di guerra di liberazione è stato contrapposto a quello di guerra civile: guerra fatta, cioè, non tanto per scacciare un nemico, ma per spazzarlo via dal seno stesso della propria comunità nazionale; una cosa molto diversa insomma.

E il paradosso resta: forse l'unico dato storico che riuscirebbero ad accettare tutti gli italiani sulla Liberazione è che con essa - e con l'imprescindile sostegno militare e politico degli Alleati - gli italiani si liberaro da sé stessi, ma forse neanche tutti i nostri concittadini saprebbero accettare l'idea che gli americani ci liberarono da noi stessi.

In questo modo però, procedendo cioè un po' per tentativi, forse riusciremmo ad accettare che il 25 di aprile gli italiani si liberarono anche dall'intolleranza, dall'occupazione e dalla barbarie.
Si liberarono dalle parole tronfie e vuote e da imprese vacue e pericolose.

In ogni caso non si liberarono invece dai lutti e dalle distruzioni, dai morti e dagli sfollamenti, dalla rovina, danni che ancora oggi portiamo sulla nostra pelle e che non riescono a darci unità di giudizio e un sereno metro di misura.
Spese queste che ancora oggi forse paghiamo in qualche capitolo nascosto della finanza pubblica.

Sia come sia, però, l'Italia si liberò dal precedente regime, si diede un nuovo ordinamento e seppe ripartire.
Oggi non conosciamo la guerra, grazie al Cielo e alla democrazia, ma un pensiero mi resta.

Non saremo ancora oggi quegli stessi italiani che scesero in piazza per urlare il loro sostegno al potente di turno quando le conquiste sembravano agevoli per poi rinnegarlo dopo qualche sfida fallita?

Siamo sicuramente lavoratori metodici e fantasiosi, ma non è che un poco troppo sappiamo prenderci impegni che poi rigettiamo?

Senza voler fare il paragone con gli anni del dolore e della morte, ma se pensiamo ai tormenti fiscali che paghiamo oggi per non essere stati in grado di allinearci ai dettami di quella Europa nella quale dicevamo che tanto volevamo, non è che ancora oggi abbiamo bisogni di liberarci da noi stessi?

Simone Momianesi


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