Dipiazza come Pandora?

Dipiazza come Pandora?C'è un'unica cosa che non abbiamo mai creduto a Roberto Dipiazza: quando dice di non essere un politico.Che poi lui intenda dire che non è un politico di professione bensì un imprenditore di successo prestato alla politica...

Dipiazza come Pandora?

C'è un'unica cosa che non abbiamo mai creduto a Roberto Dipiazza: quando dice di non essere un politico.
Che poi lui intenda dire che non è un politico di professione bensì un imprenditore di successo prestato alla politica gliene diamo atto.
Elencarne le virtù eroiche, le doti e le fortune è sprecato rispetto a quanto è riuscito a fare nel corso dell'ultimo fine settimana. Sempre nel campo della politica, ovviamente.
Venerdì sera nel corso della rubrica settimanale Il Sindaco Risponde di Telequattro ha rotto ogni schema.
O meglio, se l'è presa con Giulio Camber, uno contro il quale è meglio non andare a meno che non si sia di un'altra sponda politica.
Oggetto del contendere? Il Porto, la sua presidenza.
E' noto da quasi due anni che i destini di Roberto Dipiazza erano stati discussi in più di qualche sede; se erano stati pure pattuiti, ecco, questo è un mistero. No comunque al parlamento europeo, no a
quello nazionale, un qualche incarico bisognerà pur trovarlo a chi ha retto una cittadina e una città durante un movimentato quindicennio.
I vari interlocutori avevano reso praticabile l'ingresso in porto di Roberto Dipiazza alla scadenza di Claudio Boniciolli.
Chi ha frequentato lo studio del Sindaco sa che non mancavano foto del porto anche piuttosto grandi appese alle pareti o poste su cavalletti.
Il nostro guardava avanti, non solo fuori dalle finestre che danno su piazza dell'Unità d'Italia.
Uno stile operativo - questo bisogna riconoscerlo - molto in linea con la logica camberiana per cui Trieste è porto e il porto è Trieste.
Però come sempre nella vita c'è un però. O una tegola se non un'alternativa.
Questa alternativa, che risponde al nome di Marina Monassi, ha appena trovato un varco per il Senato della Repubblica e per la Regione Friuli Venezia Giulia col risultato che Marina Monassi ha soffiato la pole
position a Roberto Dipiazza.
Fulmini e saette.
Era da giorni, dicono i bene informati, che Roberto Dipiazza eruttava vapori sulfurei come fa un vulcano prima di far esplodere la lava; venerdì sera a Telequattro di magma se n'è visto.
A precisa domanda sulla situazione del porto risponde: "ma insomma lo sanno tutti perché la dottoressa Monassi è stata indicata alla presidenza del porto, perché è la compagna di Giulio Camber e se proprio vogliono decidere tutte le cose in famiglia presto arriverà l'indicazione a candidato sindaco di Antonio Paoletti".
E a tanto fa capire come un torrente in piena che non ci sta, che lui della politica non ha bisogno, che si sente amareggiato dal suo partito, Forza Italia o PDL, e di come in alle prossime amministrative
ci sarà la sua lista con lui capolista.
Ora, che la politica non abbia più i rituali bizantini della prima repubblica lo sappiamo da un quindicennio, che lo stile dei tempi abbia fatto intuire come fino alla metà di febbraio il centrodestra
triestino starà abbottonatissimo nel non far uscire il nome del candidato sindaco è notorio, ma che Roberto Dipiazza andasse a sparigliare le carte e a sbattere i pugni su più di qualche tavolo
assumendosi ruolo primario ci mancava.
E poi aggiungiamo una cosa.
Mesi fa, quando ci fu l'allontanamento dalla giunta comunale di Franco Bandelli, Dipiazza dichiarò ai quattro venti come lui si sentiva soldato e che se era lì lo doveva a qualcuno e che se quel qualcuno
gli chiedeva di rimuovere un assessore, lui lo faceva. Potremmo far presente che quella vicenda ha più di qualche contorno fumoso e non è detto che non se ne riparli a breve.
Ad ogni modo in quell'occasioneavevamo visto un Roberto Dipiazza molto ligio ed ubbidiente nei
confronti dei suoi referenti politici di rilevanza nazionale, uno di questi Roberto Menia. L'altro, Giulio Camber in nulla e per nulla era mai stato oggetto di commenti da parte sua.
Stavolta il vaso di Pandora è stato scoperchiato.
Non vogliamo scomodare la mitologia e dotti e puristi non ne abbiano amale.
Scoperchiare il vaso di Pandora nell'accezione classica significa riversare sul mondo tutti i mali. Oggi, invece, questa espressione viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema o una serie di problemi che per molto tempo erano rimasti nascosti e che una volta manifesti non è più possibile tornare a celare.
E adesso la politica triestina non farà mica finta di niente?

Simone Momianesi


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