Donne che non se la Sentono

Domenica 13 febbraio in 230 piazze italiane si sono tenute delle manifestazioni di protesta contro i comportamenti del Premier Silvio Berlusconi nei confronti delle donne. Le manifestazioni intitolate “Se non ora quando?”, hanno trovato in prima...

Domenica 13 febbraio in 230 piazze italiane si sono tenute delle manifestazioni di protesta contro i comportamenti del Premier Silvio Berlusconi nei confronti delle donne.
Le manifestazioni intitolate "Se non ora quando?", hanno trovato in prima linea le esponenti di sinistra che hanno saputo e voluto però estendere l'invito ad essere in piazza a ogni donna a prescindere da ogni riferimento di partito, credo politico, riferimento religioso.
La manifestazione ha trovato centinaia di migliaia di adesioni, forse un milione di donne sono scese in piazza per esprimere sdegno nei confronti del Primo Ministro impegolato com'è in vicende private a
rilevanza pubblica sotto la scure della Magistratura impegnata a dipanare se si tratta di reati o di peccatucci.
Anche a Trieste c'è stata una notevole manifestazione, forse cinquemila donne erano radunate sotto la Prefettura e l'organizzazione ne può andare fiera.
L'intendimento di raccogliere la totalità delle donne in piazza era certamente velleitario - e non voluto, beninteso - e nessuno si sarebbe aspettato di vedere il 51% della popolazione locale scendere in piazza. Sarà che la coloritura dell'evento era facilmente intuibile malgrado l'espressa previsione che non ci sarebbero stati simboli di partito e sarà che da sempre il peggior nemico di una donna è e resta
un'altra donna, è facile intuire dai commenti del giorno stesso e da quelli del giorno dopo come le donne di orientamento moderato abbiano preferito starsene altrove.
Ad ogni modo se si voleva lanciare un potente messaggio al Capo del Governo questo sicuramente c'è stato. Indubitabilmente e a prescindere da numeri o da percentuali.

Slogan e messaggi sono stati anche molto forti ed articolati, tipo quelli di Elena Beltrame del Coordinamento Donne del FVG che era in piazza a urlare contro Berlusconi, "vorrei dire che non esistono donne per bene o per male; il potere maschile ha prodotto leggi orrende e la nostra è una ribellione per scelta, non per il bene o per il male", oppure quelli di Silva Bon presidente della Casa Internazionale delle Donne che categoricamente dichiarava "Berlusconi ci fa schifo".
Poco da aggiungere o da obiettare.
Di donne moderate che hanno preferito restare a casa abbiamo letto ad esempio le riflessioni di Isabella Rauti, moglie del Sindaco di Roma che ha preferito starsene altrove temendo un emergente neofemminismo totalitario spintonato dalla sinistra.

Ad ogni modo, piaccia o non piaccia, ognuna di queste prese di posizione sono tanto diverse quanto politiche.
E non è mica detto che siano la totalità delle opzioni.

In questi giorni una nostra concittadina, Giulia Cobez di 26 anni, è stata oggetto di un interessante articolo sull'edizione slovena di Playboy.
Le foto delle sue forme prorompenti sono state pubblicate sotto il titolo "Trst je nas" (Trieste è nostra) noto motto delle avanguardie titine che si avvicinavano alla nostra città nei tragici momenti della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Giulia Cobez appreso dalla stampa che la sua immagine era stata associata allo slogan titino è andata su tutte le furie.
"Mi dissocio dall'articolo, non può essere accostato alla mia persona" ha dichiarato in buona sostanza "non sono una sprovveduta e non si possono accostare le mie immagini alle tragedie delle foibe".
Possiamo fare a Giulia Cobez una domanda: era anche lei alla manifestazione di domenica 13 febbraio o era altrove; ma dove?
Forse non se la sentiva.

Simone Momianesi

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