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A Parola data: "Manganelli, il Poliziotto Democratico"

Non sapremo mai quanto ad Antonio Manganelli, Capo della Polizia e funzionario più pagato dello Stato italiano (50 mila euro al mese), pesi il suo cognome. Giustamente non ce lo deve far sapere; non è né un merito e neanche una colpa chiamarsi...

Non sapremo mai quanto ad Antonio Manganelli, Capo della Polizia e funzionario più pagato dello Stato italiano (50 mila euro al mese), pesi il suo cognome. Giustamente non ce lo deve far sapere; non è né un merito e neanche una colpa chiamarsi come ci si chiama.
Certo dev'essere sempre molto evocativo un cognome come questo se rapportato alle molte vicende legate alla gestione dell'Ordine pubblico in questo Paese, dal fascismo, alla Polizia efficientissima di Mario Scelba fino ai fatti di Genova del 2001.
E proprio alla luce del pronunciamento della Corte di Cassazione, in base alla quale i responsabili della gestione dell'Ordine pubblico a Genova durante il G8, vanno condannati, Antonio Manganelli ha detto che "dopo undici anni questo è il momento delle scuse per quanto allora accaduto".
Non è mancato naturalmente il commento autorevole del Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri: "è giusto che chi ha sbagliato paghi anche se il momento è grave perché perdiamo tra gli uomini migliori".
E via alle immediate rimozioni di funzionari e dirigenti di primo livello.


Forse non molti anni fa un qualsiasi Capo della Polizia, per quanto non coinvolto direttamente in una vicenda di quel tipo avrebbe dato in ogni caso le dimissioni.
Un po' per spirito di corpo e un po' per solidarietà verso chi - in un modo o nell'altro - ha interpretato o gestito gli ordini ricevuti o le consegne da dare.
La Polizia però, non dimentichiamocelo, attraverso la Questure - organo tecnico di controllo del territorio e di coordinamento delle (molte, moltissime) forze di polizia presenti in Italia ha una funzione precisa di mantenimento dell'Ordine pubblico.
Tanto a livello preventivo e che repressivo.
E', quindi, un potere soggetto ai dettami dell'esecutivo, che è sotto il controllo del potere legislativo e che deve in ogni caso rapportarsi col potere giudiziario.
La Polizia, insomma, è al centro di una qualsiasi funzione democratica.

Negli anni settanta, sulla scorta dei movimenti di protesta nati con il '68, anche nella Polizia di Stato (allora Pubblica Sicurezza) sorse
un intenso e sofferto dibattito sulla figura del poliziotto.
Emerse la figura del "poliziotto democratico" tanto cantato e decantato da certa pubblicistica e rami di pensiero.
C'era sicuramente bisogno di un grande rinnovamento e in qualche modo, forse molto attuato all'italica maniera, produsse i suoi risultati.

Antonio Manganelli, attento e vigile agli umori emergenti da una società stanca e disillusa, ha assunto una posizione forte con tale affermazione.
Bisogna riconoscere che è profondamente coerente con la filosofia del "poliziotto democratico".

Gli italiani, si sa, hanno una certa visione delle Istituzioni e dei propri rappresentanti.
Tra le migliaia di statistiche che gli istituti di ricerca potrebbero produrre su di certo fenomeno sociale o politico non troveremo mai un'analisi sulle simpatie degli italiani verso chi gestisce l'ordine pubblico.
Almeno a sentire i commenti degli avventori del baretto dove al mattino prendo il caffè, però, i Carabinieri - che non hanno mai sentito la necessità di chiedere scusa per nulla o di farsi scusare - nell'immaginario collettivo sono in pole position.

Il mio caffè mattutino però non fa statistica e non è un potere democratico.

Simone Momianesi


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