Rubrica : " a Parola data" . A.A.A. Fiume Carsico Cercasi

Tutti ricordiamo le parole di fuoco che Roberto Dipiazza aveva rivoltoai palazzi del potere all’indomani dalla sua esclusione dallapresidenza del porto. Irripetibili.A quelle affermazioni dal quartier generale del PDL seguì solo unabreve replica...

Tutti ricordiamo le parole di fuoco che Roberto Dipiazza aveva rivolto
ai palazzi del potere all'indomani dalla sua esclusione dalla
presidenza del porto. Irripetibili.
A quelle affermazioni dal quartier generale del PDL seguì solo una
breve replica del senatore Giulio Camber che rimise ordine fra le
truppe con il suo indiscusso potere.

Così come abbiamo memoria dei toni infuocati, a dir poco, tra lo
stesso sindaco Dipiazza e Franco Bandelli già dal giorno stesso nel
quale l'atletico assessore ai lavori pubblici era stato defenestrato
dalla giunta comunale. Seguirono mesi di insulti reciproci. Taciamo
per carità di patria.


La polemica però rimase ed è stata un buon pane quotidiano della
campagna elettorale con robusti spunti per tutti.

Oggi siamo all'indomani del primo turno di ballottaggio per
l'indicazione a sindaco e a presidente della provincia di Trieste.
Diciamo la verità: è pieno di gente che si lecca le ferite con lividi
in ogni dove.
La dispersione dei voti su liste che sostenevano undici candidati a
sindaco ha prodotto una valanga di trombati, eccellenti e non.
Se c'è invece una persona che gongola in trepidante attesa è Maria
Teresa Bassa Poropat forte di un risultato che l'ha portata per la
seconda volta quasi al soglio di palazzo Galatti: le è mancato un
misero 1,5 % per farcela, un vero e proprio soffio, ma è riuscita a
rastrellare fin da subito il voto dei grillini e quello etnico del
Carso.

Ora.
Se in provincia il centrosinistra dovrà cercare di dare una soffice
spallata al centrodestra che ha come punta di diamante il
moderatissimo e metodico Giorgio Ret, rassicurante presenza ben
integrata nella sua Duino Aurisina-Devin Nabresina (per usare la
dizione completa fornita dal servizio elettorale della regione FVG),
al comune di Trieste i giochi sono punto e a capo.
Al comune cioè tutti partono da potenziali posizioni di parità.

La politica però non è evangelicamente e caritativamente solo lo
strumento del bene comune e il servizio più alto a vantaggio della
propria comunità (etc etc etc, bla bla bla): è anche l'arte del
possibile.
E al momento c'è il bisogno disperato da parte dei due eserciti
contrapposti di trovare delle armate di riserva, fresche e ben
motivate, da piazzare sul campo di battaglia.
Sì, ma da dove farle spuntare?
Armate nascoste come un fiume carsico che spunta all'improvviso.
Vogliamo provare a tradurre queste affermazioni?
Il centrosinistra.
Ansia da prestazione.
Ha già avuto il suo massimo rateo di spinta tanto per usare un termine
aeronautico: più di così non ha dove andare a pescare visto che si
presenta con una coalizione che va dai nostalgici del comunismo ai
cattolici di sinistra. Per Roberto Cosolini resterebbero due
possibilità non necessariamente alternative. I grillini e il già
citato Bandelli e la sua Un'altra Trieste, però visto che il fondatore
della Bavisela è uomo, almeno per i modi di fare, molto di destra è
difficile pensare a un accordo così ampio. L'elettorato grillino,
anarchico e benpensante, bisognerà vedere se rispetterà la parola data
dal comico genovese che niente il movimento Cinque stelle darà a
nessuno al secondo turno. Per Beppe Grillo la campagna elettorale
termina qua, per i suoi informatizzati elettori non si sa.
Il centrodestra.
Criticità variegate e confuse.
Il FLI di Roberto Menia è fuori gioco, non è nelle condizioni per
porre veti alla presenza della Lega nord in giunta. L'Udc è troppo
moderata per volere la vittoria di Cosolini. La Lega non può non voler
essere forza di governo a Trieste trovando un accordo col PDL (più
lista Antonione, lista Dipiazza, Destra di Storace e Pensionati).

In questo caso però ci sarebbero appena i potenziali numeri di parità
tra Antonione e Cosolini sempre che politica ed aritmetica vadano
d'accordo.
Quindi?
Quindi Franco Bandelli farà il diavolo a quattro chiedendo due, forse
tre assessorati e anche corposi e belli almeno per garantirsi la rima.
Qualcuno già lo dà che dialoga con colui che un tempo lo apostrofava
amabilmente come Cucciolo, Roberto Dipiazza insomma. Bandelli non può
fare a meno di tornare in giunta a testa alta con Antonione come
sindaco e Dipiazza papabile quale un Gentilini alla triestina con gli
altri alleati che guardano, mormorano, ma accettano l'accordo.
Il centrodestra sa che se perde il comune troverà tanta pena per
ritrovarsi credibile agli occhi di una città moderatissima qual è
Trieste. Risalire la china sarebbe disastroso.
Vogliamo fare una previsione?
Dopo tante polemiche faranno l'accordo, perché come insegnava Giulio
Andreotti in politica presto si fa baruffa, presto si fa pace.

Solo una domanda: funzionerà?

Simone Momianesi

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