Alla scoperta della scherma: intervista a Luigi Tolotti

Intervista all'ex atleta e vicepresidente della San Giusto scherma, Luigi Tolotti.

La disciplina della scherma è un'arte molto affascinante. Nel corso della storia, il duello era inizialmente limitato alla scherma militare, poi fu esteso anche all'uso civile come modo per salvaguardare onore e principi morali. E' uno sport che bilancia mente e corpo e che può anche rivelare, in un certo senso, le dinamiche della vita. Abbiamo voluto approfondire con l'ex atleta e vicepresidente della San Giusto scherma, Luigi Tolotti.

Che tipo di arma usavi?

“Ho cominciato con il fioretto e poi ho scelto la spada, perchè mi si addiceva di più. Ogni arma implica determinate caratteristiche attitudinali e tecniche”

Qual è l'aspetto più importante della scherma?

“Sicuramente il rispetto delle regole, dell'avversario e, di conseguenza, di noi stessi. Quando competi è importante non cercare scorciatoie. Un altro elemento importante è il concetto di misura e distanza che devi tenere dall'avversario. Puoi trovarti sotto misura, ovvero in uno stato più vigile, o sopra misura, in cui finalmente puoi tirare fiato. Devi essere presente non solo fisicamente, ma anche con la testa. Questa dinamica la applico ancora nella vita, chiaramente per quel che racchiude da un punto di vista più filosofico e meno sportivo.

Facevi qualcosa prima di ogni gara? Magari un rituale scaramantico

“Non avevo nessun rituale particolare. Ciò che era interessante era entrare nella gara. Sentivo una grande tensione che poi veniva liberata nell'azione agonistica, uno sfogo anche motorio perchè sulla pedana devi scaricare nel più breve tempo possibile tutta la volontà di toccare l'altro. In particolare, quest'azione non deve mai essere diretta, ma quasi un inganno. Anche in questo caso si parla di mix di mente e corpo”.

Dal punto di vista fisico, cos'è importante nella scherma?

“Il fiato. Devi avere fiato altrimenti non riesci a resistere troppe ore. Bisogna considerare anche la tuta e il caldo. Ricordo che al termine di una gara, ho perso sette litri d'acqua in una giornata sola. Poi, naturalmente, anche se non sono caratteristiche propriamente fisiche, il rispetto e la correttezza”.

Un messaggio che vorresti dare ai giovani atleti?

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“Ricordo che durante una gara, il giudice mi aveva dato un punto che in realtà non corrispondeva al vero. Lo sapevamo sia io che il mio avversario. Quella stessa azione mi avrebbe garantito la vittoria e, devo dire, ero molto tentato di tacere e vincere anche perchè facevo parte di una squadra e mi sentivo responsabile. Tuttavia ho deciso di dire la verità: quel punto non mi spettava. Così abbiamo rigiocato quella stessa azione e ho vinto lo stesso. E' ancora adesso la mia soddisfazione più grande e vale più di tutte le coppe o medaglie che ho vinto. Ecco, se dovessi dare un messaggio, sarebbe questo: agite come credete ma ricordatevi sempre che il giorno dopo sarete voi a guardarvi allo specchio”

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