Lunedì, 20 Settembre 2021
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Verso la sfida con Cantù, parla Cesare Pancotto, grande ex: "A Trieste ricordi indelebili"

"La cultura e l’amore della città per lo sport è significativa, è proprio grazie a questa piazza se sono poi migliorato come allenatore”. La partita in programma all'Allianz Dome

Continuano gli appuntamenti con i contenuti esclusivi della partnership di TriestePrima con Citysporrt, il settimanale sportivo più letto nel capoluogo giuliano. Questa settimana diamo spazio all'intervista con Cesare Pancotto, grande ex biancorosso che domenica approderà con la sua Cantù all’Allianz Dome. L'ex coach di Trieste mantiene sempre un pezzetto del proprio cuore legato a una piazza che gli ha saputo regalare tanto, nella sua carriera di allenatore.

Coach, ripensando alle sue due distinte esperienze triestine passate, che ricordi ha di quei periodi?

“In ambo i casi fu la difficoltà economica a essere il denominatore comune che dovemmo affrontare, prima sviluppando la promozione dalla A2 alla massima serie, poi cercando di salvarci nell’ultimo anno che fui sulla panchina biancorossa. Ho ricordi quotidiani e indelebili delle persone eccezionali che ebbi il modo di avere vicino, sia a livello di giocatori che di manager, ma anche di tutta la gente di Trieste. La cultura e l’amore della città per lo sport è significativa, è proprio grazie a questa piazza se sono poi migliorato come allenatore”.

Dopo qualche stagione lontano dai parquet di serie A, questa estate ha optato per Cantù. Perché?

“Possiamo dire che come io ho scelto loro, allo stesso modo loro hanno scelto me: è un qualcosa che mi regala orgoglio e grande motivazione. Sin qui il percorso che stiamo facendo è positivo, siamo partiti da un gruppo totalmente nuovo con sette matricole e con tanta gioventù all’interno del roster. Non c’è solo la lotta per la salvezza come obiettivo stagionale, bensì la volontà di far progredire tutti questi giovani: siamo convinti che nel corso del futuro prossimo potranno sempre darci qualcosa in più”.

“Aggredire per non essere aggrediti”: il suo è un motto che va bene sempre, indipendentemente dalle situazioni?

“Secondo me bisogna essere in grado di valutare sempre, giorno dopo giorno, quale sia il modo giusto di esprimersi su un parquet di basket. E su questo aspetto torno sul discorso dei giovani: con energia e voglia di diventare più bravi, questo motto diventa una sorta di hashtag che a sua volta diventa elemento scatenante per quello che è il nostro cammino di crescita”.

Da quella sua prima panchina a Porto S. Giorgio, datata 37 anni fa, per Cesare Pancotto come è cambiato il modo di allenare una squadra di pallacanestro?

“L’idea è semplice: i fondamentali del basket sono rimasti inalterati, è il giocatore a essere cambiato nella sua interezza. Nel mio modo di fare ho sempre voluto migliorare prima l’uomo che l’atleta, perché l’educazione dei metodi di giocare con la palla a spicchi deve essere sviluppata in base ai cambiamenti che ci sono stati nel corso dei decenni. Innegabile che fisicità e atletismo in campo siano aumentati rispetto al passato, ciò che resta immutato per me è la capacità di migliorarmi come allenatore: questa è una passione, nonché un desiderio forte e personale. Allenare è bello e basta”.

Parliamo dell’Allianz e di una prima parte di stagione non così esaltante: se lo aspettava?

“Non conosco bene la realtà attuale, ma capisco che l’avvenuto cambiamento radicale degli ultimi mesi possa aver portato a risultati altalenanti. Credo che i fatti recenti sul nuovo marchio siano un elemento che non può fare altro che scaturire energia positiva in tutto l’ambiente. E poi ci sono persone eccellenti in società, uno tra tutti Mario Ghiacci che è persona straordinaria nel gestire le cose e affrontare qualsiasi tipo di situazione. Su questo frangente Trieste è in ottime mani”.

Domenica prossima c’è il suo ritorno a Valmaura. Che sensazioni proverà?

“Sicuramente saranno sensazioni positive. Al pensiero mi emoziono già adesso…”. (A.A.)

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