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La storia

Maracchi riabbraccia i dilettanti dopo 300 tra i pro, la parabola di un "mulo" normale

Dopo oltre 300 presenze e 40 goal tra i professionisti il centrocampista triestino classe 1988 ha firmato con lo Zaule Rabuiese, società che milita in Eccellenza. "Non ce l'ho con nessuno ma che delusione non aver potuto raggiungere le 100 presenze in rossoalabardato". Storia di un ragazzo rimasto uguale a quando faceva goal a villa Ara

TRIESTE - Il sapore romantico di un ritorno alle origini lo fa sorridere come se oltre 300 presenze e 40 goal tra i professionisti scatenassero la stessa emozione di una finale al torneo universitario a villa Ara o di un goal sul verde di Tamai. Federico Maracchi ha deciso di firmare per lo Zaule Rabuiese, società triestina che milita in Eccellenza e che l'ha convinto, come si dice in questi casi, a "sposare il progetto". Sì, perché come quando i compagni di squadra si ossessionavano a tatuaggi e Instagram e lui comprava il giornale, la parabola di Fritz (così uno dei nomignoli di chi lo conosce bene) non è mai stata come quella degli altri. "Quando go fatto el primo goal sotto la Furlan, con tutta la muleria in curva che me vardava, me xe vignudi i brividi, no capivo più niente". 

La sua è una storia di movimento

Anche in quei registri espressivi che oggi vogliono i giocatori attenti, precisi e politicamente corretti in ogni parola, Maracchi trova spunti autenticamente onesti. "Sarà interessante ripartire dalle origini, da quei dilettanti di cui ho fatto parte molti anni fa, dopo l'esordio in serie B con la Triestina e la caduta fino alla Promozione, a San Giovanni". La sua storia è in continuo movimento, come quel suo caracollare da destra a sinistra, con quella finta tenendo fermo il busto e muovendo solo le gambe. E' un movimento quasi sciistico, quello che innesca le onde dei molti mari solcati. Il sogno della cadetteria con i greghi, poi il rossonero di viale Sanzio e via a Muggia. 

L'inizio della parabola

Qui è Daniel Donno a portarselo dietro ad un torneo a sette a Gorizia, nell'estate del 2009. Lì Loris Tramontin e Luigi Vignando lo vedono (in combutta con quello che sarà poi il suo procuratore, Federico Francioni) e lo portano a Manzano, in serie D. Quattro goal e si aprono le porte del Tamai. Campionato da oltre dieci goal, Birtig che se lo coccola e via a Treviso, a vincere la C2 alla corte di Zanin. "A lui devo veramente tanto - spiega Maracchi - assieme a Calori, che mi ha dato la chance di tornare in B, e a Pavanel ("l'anno della finale abbiamo giocato sempre per lui"), sono gli allenatori a cui sono più legato". C'è una sponda in laguna (dove anni prima aveva fornito l'assist all'altare per Federico Godeas, ma questa è un'altra storia), dove col Venezia rivince la C2. 

Razza di confine

Il sangue a nord est, con quel cognome istriano che il fascismo italianizzò durante il Ventennio e la passione per le cose semplici. Poi c'è il Pordenone, dove il rapporto non si è mai totalmente reciso. "Lovisa mi ha cercato negli anni" confida Fritz. Dal Noncello in riva al Garda, poi, con la finestra di Salò. "Già si vedeva che volevano fare calcio seriamente, società e posto davvero incredibili". Da Salò arriva la chiamata a Trapani, in B. L'esordio è da urlo, con goal vittoria sotto la curva dei tifosi di casa. "Avevo preso l'aereo un'ora prima" scherza. Poi c'è l'annata no di Novara, dove "mi hanno massacrato, ma non stavo bene a causa di una brutta lussazione alla spalla", e il rientro sul confine. 

Il rammarico di non aver fatto 100 con l'Unione

Mara ha sempre (o quasi) il sorriso, anche se alcune situazioni non le ha digerite. "A Trieste sono rimasto molto male che non mi è stato concesso di raggiungere le 100 presenze con la maglia rossoalabardata". Sono in molti infatti, a chiedersi per quale motivo nell'ultima stagione Maracchi non rientrasse nei piani di Bucchi e Milanese. Lui non vuole fare polemica, ma un sorriso viene fuori a fatica. "Al di là dell'utlimo anno - precisa - con l'Unione è stato meraviglioso. L'anno del centenario eravamo da quinto, forse quarto posto, eppure abbiamo fatto una cavalcata pazzesca. Meritavamo di vincere i playoff".  Il secondo anno viene rovinato dal Covid, mentre il terzo anno è la Virtus Verona di Gigi Fresco ad interrompere anzitempo la stagione. "Su Mario Biasin fammi dire una cosa: mi dispiace tanto anche perché si vedeva che ci teneva, era una persona onesta con tutti. A noi giocatori non ci ha mai fatto mancare niente, avevamo veramente tutto per fare calcio come Dio comanda". 

Riparto da Zaule

Ed oggi? Maracchi va a Zaule, tra un impegno in prima squadra, un lavoro e gli allenamenti con i bimbi. "Ho preso il patentino - racconta - e darò una mano, mi piacerebbe riuscire a costruire qualcosa di bello con i più piccoli". Guarda fuori Federico, come quando in ferie dalla costa istriana guarda verso Cherso e si coccola Camilla e Cecilia, le due bimbe che mamma Silvia ha dato alla luce. Ha 34 anni e si lascia alle spalle una carriera non indifferente. "Il calcio di oggi è cambiato tanto, ci sono troppi social e in determinati ambienti è difficile creare un gruppo che resti assieme per più anni. Si va tanto in giro, si vogliono solo i soldi e tutto dopo troppo poco". Riparte da Zaule, Federico. Quando farà goal, esulterà alla stessa maniera di quando nel tendone del Cus a villa Ara faceva ammattire tutti. 

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