“Bobo” Prandin informatico: “Tanti progetti futuri, voglio ancora giocare”

L'ex biancorosso si racconta nell'intervista realizzata e pubblicata da Citysport nell'ultimo numero e che vi riproponiamo. “Non so ancora quale sarà il mio team per la prossima stagione”

Foto Scaligera Basket

All'interno della consueta collaborazione con Citysport, proponiamo la bella intervista realizzata da Alessandro Asta e pubblicata sull'ultimo numero del settimanale sportivo più letto a Trieste. 

Considerarlo uno degli “eroi” sportivi recenti più amati su sponda della palla a spicchi biancorossa è la più semplice delle cose, uno di quelli che non ci si dimentica così in fretta. Archiviata in anticipo l’avventura a Verona, “Bobo” Prandin non ha però perso tempo durante il lockdown e la pandemia. Anzi, la pausa forzata dall’attività agonistica lo ha portato a lavorare parecchio in ambito professionale: con una laurea in ingegneria informatica e dell'automazione in tasca, il futuro dell’esterno veneziano è quanto mai roseo. Anche senza avere necessariamente il pallone da basket tra le mani.

Non tutti i mali vengono per nuocere: almeno per quanto ti riguarda, l’emergenza Covid-19 ti ha dato la possibilità di concentrarti su altro.

“Sono d’accordo: sebbene ci allenassimo da casa su Zoom con il preparatore atletico della Scaligera, questi mesi di pausa sono stati preziosi per me sul lato della collaborazione che ho in atto con l’università. Sto infatti sviluppando due applicazioni, di cui una che riguarda una sperimentazione con pacemaker elettromedicali che è una tematica molto bella e stimolante da affrontare. All’orizzonte c’è anche un progetto legato alla telemedicina a distanza per i pazienti: se mai dovesse ricapitare nuovamente un’emergenza sanitaria come quella che abbiamo da poco superato, diventa indispensabile pensare a come l’informatica possa contribuire il più possibile a curare i pazienti a distanza. Mai come in questo momento ci siamo accorti come Internet e le tecnologie digitali siano fondamentali anche a scopo medico”.

Dopo le promozioni nella massima serie con Trieste e Roma, hai “sfiorato” il tris con Verona: rammaricato?

“Un pochino sì, anche se con il meccanismo di eventuali ripescaggi la Tezenis in teoria potrebbe ritrovarsi in A ugualmente. Peccato comunque non aver avuto la possibilità di giocarci le nostre carte sul parquet, credo senza sbagliarmi più di tanto che c’erano le condizioni giuste per arrivare sino in fondo. Eravamo partiti tra i favoriti, abbiamo avuto poi un calo ritrovando comunque gli equilibri giusti prima dello stop forzato. Peccato, la stagione è stata comunque positiva”. 

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Il tuo domani in ambito cestistico è già definito?

“Direi di no: sinceramente avevo la speranza di poter continuare l’esperienza a Verona, ma da quanto mi è parso di capire ci sono poche possibilità che ciò avvenga: quella scaligera era una soluzione perfetta per me anche dal punto di vista logistico, ora dovrò fare una serie di ragionamenti per capire la miglior soluzione. Già detto di un ambito lavorativo che è parecchio importante per me, è anche vero che non voglio smettere di giocare proprio ora: la voglia di continuare è tanta, parallelamente vanno fatte tante valutazioni. Sicuramente analizzerò attentamente tutte le possibilità che arriveranno, la prossima non sarà una stagione semplice”.

A proposito di questo aspetto: che annata sportiva ti aspetti di vedere, quella che inizierà fra qualche mese?

“La situazione economica di molte società è già adesso complessa, logico dunque che sulla scelta futura di giocare in una piazza piuttosto che in un’altra c’è da considerare un numero infinito di variabili. In tal senso siamo un po’ tutti sul chi va là, io compreso: ho già vissuto nel recente passato un’esperienza tutt’altro che positiva a Siena, dove noi giocatori non abbiamo avuto le giuste tutele. A mio avviso in questo periodo sarebbe stato necessario mettere a posto tutta una serie di cose a livello gestionale delle squadre, per non ritrovarci con i soliti vecchi problemi già visti troppe volte”.

Pensi dunque che la tanto agognata “rivoluzione” post-pandemia per il mondo del basket sia una pura chimera?

“Al di là della questione del numero di stranieri da schierare o di far crescere il nucleo degli italiani, a mio avviso ci sono meccanismi incancreniti che poi sono difficili da cambiare: sono stati aperti tanti tavoli di discussione, ma spesso ai giocatori stessi non viene chiesto alcun tipo di parere. È altrettanto vero che gli atleti stessi hanno sempre fatto fatica a ritrovarsi tutti assieme e a studiare una linea comune assieme alla GIBA, di questo dobbiamo un pochino assumerci anche noi le nostre responsabilità a riguardo. Se penso al sindacato NBA e alle decisioni compatte che vengono prese in momenti particolari come quello che stanno vivendo oltreoceano, siamo parecchio lontani da queste logiche. Dovremmo dunque impegnarci anche noi giocatori in prima battuta affinché cambino le cose”.

E per la “tua” Pallacanestro Trieste, cosa ti auspichi per i mesi che verranno?

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“Sempre il meglio possibile, logicamente. Ha trascorso una stagione per certi versi complicata, ma a conti fatti credo che non avrebbe fatto difficoltà a salvarsi sul campo. Ora c’è Allianz alle spalle e un nucleo di persone competenti all’interno della società, riuscire a programmare un futuro buono e senza patemi d’animo è più che possibile”.

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