"La Giornata Tipo", viaggio nella pagina che racconta il basket come nessun altro

Raffaele Ferraro è il fondatore della celebre pagina Facebook seguita da circa 360 mila persone ed è stato intervistato da Alessandro Asta di Citysport, lo storico settimanale sportivo con cui TriestePrima collabora dal punto di vista editoriale

Prosegue la partnership editoriale con Citysport, il settimanale sportivo più letto a Trieste. Questa settimana pubblichiamo l'intervista a Raffaele Ferraro, fondatore della pagina Facebook "La Giornata Tipo", un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del basket.  

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Chi lo scopre, difficilmente torna sui propri passi. E chi non lo ha ancora scoperto, probabilmente si sta perdendo uno dei fenomeni mediatici più importanti in ambito di palla a spicchi. Alzi la mano chi di voi baskettari non conosce “La Giornata Tipo” e i suoi post ricchi non solo di humour, ma soprattutto di una cultura cestistica che in pochi altri posti sul web è possibile trovare così facilmente, a portata di click. Raffaele Ferraro (nella foto) è un “deus ex machina” che, sin dal principio, ha avuto uno scopo: far capire che - utilizzando una sua citazione - si può avere fame di pallacanestro come Sofoklis Schortsanitis di lardo di colonnata". 

Raffaele, come ha avuto inizio il cammino de “La Giornata Tipo”?

“Dall’idea che, negli anni in cui in Italia ci fu il boom di nuove iscrizioni su Facebook, potevo fare il cretino e raccontare storielle su questo social network anziché farlo sui forum di discussione. Scherzi a parte, tutto è partito da un format carino e simpatico sulle giornate tipo di alcuni personaggi famosi emiliani e romagnoli. Da lì pian piano, non appena riscontrato un aumento del seguito, abbiamo plasmato assieme agli altri miei compagni di viaggio un prodotto che ci ha portato poi a collaborare con realtà importanti come la Legabasket e la Nazionale di basket. Di fatto vogliamo offrire a chi ci segue un qualcosa che non sia ripetitivo, ma che possa essere sempre valorizzato per originalità”.

Quanto lavoro c’è dietro a un progetto di questa portata?

“Parecchio, senza ombra di dubbio: c’è il bisogno nel quotidiano di inventarsi sempre qualcosa di accattivante, ma al tempo stesso c’è un lavoro di redazione fatto da un nucleo di persone che hanno sposato questo progetto con grande passione. In questo momento ci stiamo dedicando parecchio alla parte video, soffermandoci ad esempio sul tifo che c’è stato a Pesaro in occasione della Coppa Italia e sulla prima convocazione di Marco Spissu in maglia azzurra, accompagnandolo letteralmente a Napoli per le partite di qualificazione all’Europeo. Sicuramente questo è un ambito che porta via tanto tempo, ma che è molto stimolante”.

La Giornata Tipo, ecco la pagina

Con il successo che state avendo in fatto, vi sentite di aver fatto in qualche modo “giurisprudenza” in ambito social, non solo squisitamente in ambito sportivo?

“Non direi questo, più semplicemente abbiamo voluto nel corso del tempo diventare un po’ più “unici” nei contenuti che proponiamo. In fin dei conti, ci sono tante altre pagine su Facebook che si propongono di fare ironia sul mondo dello sport piuttosto che realizzare articoli giornalistici. E in fatto di pagine Facebook che parlano di pallacanestro, ci fa anche piacere che ci sia qualcuna che in parte ci copia. Ma non credo si possa parlare di vera e propria giurisprudenza da parte nostra”.

Ci si lamenta molto che nel nostro paese si stia dando grande risalto al calcio e poco al resto, basket compreso. Ne verremo mai fuori?

“Sono dell’idea che sia sbagliato il concetto che i quotidiani danno ai lettori quello che i lettori vogliono. Servirebbe sicuramente maggiore coraggio e lungimiranza da parte delle maggiori testate nazionali nel pensare che alla gente può interessare qualcosa altro o un po’ più del resto che il mondo dello sport offre: guardiamo ad esempio come è stata trattata la questione di Kobe Bryant nelle ore successive alla sua morte. Non ci sono scusanti per tempistiche o altro, evidentemente i quotidiani hanno ritenuto utile non dare così risalto alla notizia: una scelta sbagliata, sia per la portata del personaggio che a livello di marketing. Era un’occasione per uscire dalla “miopia” culturale sportiva, così non è stato”.

Come vede Raffaele Ferraro “La Giornata Tipo” del futuro?

“Come un qualcosa che potrà rinnovarsi, senza cambiare però più di tanto il proprio leit-motiv: la vera difficoltà sarà proprio questa. Tra le varie cose, mi piacerebbe un giorno fare un mega evento dedicato agli appassionati del basket, un qualcosa che ancora non è stato fatto in Italia”.

Infine, parliamo di Trieste: che cos’ha di speciale una piazza come questa?

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“È un autentico porto di mare, un miscuglio di culture con provenienze diverse e l’ultima porta da aprire per andare all’estero. A livello di basket mi ha trasmesso, nelle volte che sono passato nella vostra città, la stessa sensazione provata nella mia Bologna, oppure a Pesaro. La pallacanestro a Trieste viene vissuta nei bar e nelle strade, dove si chiacchiera amabilmente di basket: una sensazione bellissima per chi ama questo sport, all’interno di una città che ha un’apertura culturale sportiva molto ampia”.

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