"Priorità agli stadi", Ghirelli (Lega Pro): "Nereo Rocco uno dei più belli d'Italia"

Intervista al presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli: “Serve la stabilità economica ma dal Governo poche risposte. La Triestina? Un progetto serio”

Defiscalizzazione, strutture, prospettive. Il mondo della Serie C è in fermento, talvolta polemicamente (è il caso dello sciopero di fine 2019), spesso però con fare propositivo e volto a far crescere il sistema. Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, parla del “calcio dei Comuni” ma anche della Triestina, dello stadio “Rocco” e della sorpresa Pordenone. Ci spiega perchè è così importante la defiscalizzazione che state chiedendo a gran voce? “Nel corso di questi mesi abbiamo lavorato sulla credibilità del Sistema C, definendo una serie di regole che garantiscano il nostro campionato, e ci siamo posti il problema di costruire quegli asset che diano una stabilità economica al calcio di periferia. Abbiamo stimolato la valorizzazione dei settori giovanili, disincentivando i prestiti dall’alto e consentendo così alle società di aprire un processo di patrimonializzazione. Nonostante ciò, bisogna ancora evidenziare il valore sociale della Serie C: i club sono inseriti nel territorio, fanno educazione civica, tolgono i ragazzi dalla strada, il tutto con dei costi che non possono gravare esclusivamente sui presidenti. Chiediamo quindi al Governo di intervenire per restituirci una parte del credito di imposta per investirlo nei centri giovanili e nella formazione dei giovani calciatori, perché noi, con le nostre sessanta squadre, siamo il calcio dei Comuni”.

C’è stata una risposta da parte della politica?
“Ad ora non abbiamo avuto risposte soddisfacenti e lo stato di agitazione rimane: nessuno pensi che si possa proseguire in una situazione di questo genere. Questa è la partita più importante. Bisogna capire che quando parliamo della condizione della Serie C, non parliamo solo di calcio e se si interrompe questo percorso di territorio e formazione, si impoverisce tutto il Paese”.

È sorpreso dalla stagione così così della Triestina dopo la cavalcata dello scorso campionato?
“La Triestina è una società solida con un progetto tecnico e una dirigenza di grandi valori; credo che aver accarezzato l’impresa in una cornice spettacolare di pubblico stia avendo dei riflessi negativi dal punto di vista psicologico in questa stagione. Sono però convinto che i ragazzi di Gautieri abbiano tutte le possibilità per riprendersi e per giocarsi i playoff in maniera decisa”.

Come valuta la continuità vincente del Pordenone? Prima in C, ora in B, e chissà che non arrivi in A...
“Negli ultimi 6-7 campionati vengono tendenzialmente promosse in Serie A le società retrocesse in Serie B l’anno prima assieme alle squadre provenienti dalla Serie C con caratteristiche comuni: un progetto tecnico che negli anni sono state in grado di migliorare, un assetto societario stabile e una città tranquilla intorno a loro. È la storia della Spal, del Carpi, del Frosinone, del Lecce e quest’anno anche quella del Pordenone che sta meritando ogni risultato sin qui raggiunto”.

Goal.com parla di un +25% di pubblico rispetto a due anni fa; a cosa si deve questo trend positivo?
“La validità sportiva, elemento sul quale ci siamo impegnati molto, è senza dubbio una caratteristica che attrae. Abbiamo poi sistemato quaranta stadi con interventi sull’illuminazione, sui seggiolini e sui servizi. Inoltre, la nuova regolamentazione sui giovani ha portato spettacolo in tutte le piazze. Ciò dimostra che lavorando su queste traiettorie il pubblico aumenta; ricordiamoci che senza i tifosi il calcio non sarebbe la stessa cosa”.

Ha parlato degli stadi, impossibile non soffermarsi sul Nereo Rocco.
“Quello di Trieste è indubbiamente uno degli impianti più belli d’Italia. Tra pochi mesi inoltre sarà completato il primo stadio di proprietà in Serie C (quello dell’Albinoleffe) ma non possiamo né dobbiamo ritenerci pienamente soddisfatti. Il grado di sviluppo in tutto il panorama calcistico italiano è allarmante e questa è una battaglia prioritaria da mettere in campo”. Al progetto delle seconde squadre in Serie C ha aderito la sola Juventus.

È una bocciatura?
“Le seconde squadre in Lega Pro sono state concepite per fornire un assist ai giovani e alla Nazionale italiana. Davanti alla prospettiva di una nuova Spagna ‘82 o Germania ‘06 capirà bene che non si può che obbedire. Certamente bisogna ragionare che se rimane una sola squadra aderente, non siamo di fronte al progetto iniziale”.

Il prossimo anno la Serie B spalancherà le porte al Var. Se potesse, lo adotterebbe in Serie C?
“Ormai la tecnologia consente di avere una capacità più affinata di prendere le decisioni, il vero valore del Var lo capiremo con l’esperienza; c’è praticamente in tutti gli sport e se noi avessimo le risorse, lo proporrei”.

Si sta parlando tanto del “challenge” applicato al Var. Lei che ha ricoperto incarichi anche nella pallavolo, sarebbe d’accordo? “Nel volley l’applicazione del 'video check' è semplice perchè il margine di interpretazione è ridotto, mentre nelle dinamiche del calcio si creano delle situazioni che si leggono più difficilmente. Io credo che sarebbe utile considerare tutti gli strumenti che, lasciando la decisione finale all’arbitro, consentano di non interrompere un’emozione”.

Come vedrebbe una Coppa Italia in stile FA Cup con acoppiamenti casuali di tutte le squadre senza teste di serie. “Nel 2001 la proposta che si avanzò della Coppa Italia era Davide contro Golia. Non solo il sorteggio sarebbe stato integrale ma la partita si sarebbe giocata sul campo della 'meno forte'. Era un’idea suggestiva per lo spettacolo sugli spalti e le squadre meno grandi; ultimamente questo torneo è stato fortemente rivalutato anche se si potrebbe fare di più”.

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