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Liszt, Strauss e Brahms al Verdi di Trieste: il 30 settembre e 1 ottobre

Terzo appuntamento sinfonico al Verdi di Trieste. Liszt, Strauss e  Brahms con la direzione del M° Gaetano D’Espinosa. Solista Paola Fundarò (oboe). Il terzo concerto in programma per la Stagione Sinfonica del Teatro Verdi di Trieste renderà...

Terzo appuntamento sinfonico al Verdi di Trieste. Liszt, Strauss e Brahms con la direzione del M° Gaetano D'Espinosa. Solista Paola Fundarò (oboe).

Il terzo concerto in programma per la Stagione Sinfonica del Teatro Verdi di Trieste renderà omaggio a Franz Liszt nella ricorrenza dei 200 anni della nascita. Primo di tre esecuzioni dedicate al grande compositore è il poema sinfonico "Tasso, lamento e trionfo" Poema sinfonico n. 2 che sarà eseguito nel concerto del 30 settembre e 1° ottobre.

L'opera, nella sua storia creativa riassume il cammino percorso nell'Ottocento dal termine "ouverture" che passò dal teatro, che lo applicava alla pagina introduttiva di un'opera o di una serie di musiche di scena, alla sala da concerto, ove compariva come pezzo sinfonico a sè stante, caratterizzato però in senso narrativo da un titolo. A partire dall' Egmont che Beethoven aveva proposto come interpretazione musicale di un tema come un poema sinfonico ante litteram, tutti i grandi compositori del Romanticismo, da Hector Berlioz a Robert Schumann, da Felix Mendelssohn a Richard Wagner, si produssero in ouvertures che non "aprivano" niente, ma interpretavano un'idea programmatica nella limpida completezza e autosufficienza di un movimento sinfonico isolato. Ecco: a portare in primo piano l'ideale di una poesia per sonos è stato appunto Franz Liszt.

A seguire, il Concerto per oboe Op. 144 di Richard Strauss giunto nel 1945 anno di composizione del Concerto per oboe e piccola orchestra all'età di ottantun anni. Frutto della sua straordinaria ultima stagione che vide nascere, oltre a pagine sinfoniche tratte da tre delle sue opere teatrali, anche il Duetto-concertino per clarinetto e fagotto con orchestra d'archi e arpa, L'ombra dell'asino (un Singspiel per ragazzi che sarebbe però rimasto incompiuto), e altre pagine ancora, dino ad un anno dalla mosrte, fra le quali grandi capolavori come i Quattro ultimi Lieder (1949).
Il suo comporre in quest'ultima stagione di vita, esprime "un ripiegamento su una raffinatezza dello stile, su una cesellatura delle melodie, su un'agilità dei ritmi, che miniaturizzava in questi capolavori di un'imprevedibile estate di San Martino la ricognizione settecentesca condotta in tante opere teatrali, da Rosenkavalier ad Arianna a Nasso, creati sotto il segno eccezionale (e destinato a rimanere indelebile nella fantasia di Strauss) dei libretti di Hugo von Hofmannsthal, e proseguita con Donna silenziosa e Capriccio." (Daniele Spinii) Scandito nei tre tempi classici, che si susseguono senza interruzione trapassando l'uno nell'altro con transizioni quanto mai suggestive, il Concerto per oboe, con un evidente riferimento se non a Mozart quanto meno alla sua epoca, respira comunque la tipica inventiva melodica di Strauss, fluida e inesauribile.
Allo strumento solista, è affiodato l'impegno di esprimere un elegantissimo dialogo con l'orchestra, dalla quale spesso emerge questo o quello strumento isolato a gareggiare in bravura ed espressività con l'oboe, impegnato in notevoli virtuosismi. Paola Fundarò, primo oboe dell'Orchestra stagile del Verdi, protagonista del concerto, ha al suo attivo numerosi concerti come solista in Italia, in Europa e in Giappone oltre a una vasta esperienza cameristica, dal duo con pianoforte all'ottetto di fiati che affianca alla collaborazionr con prestigiose Orchestre italiane come La Scala di Milano, l'Accademia S. Cecilia, I Pomeriggi Musicali, l'Arena di Verona, il Teatro Carlo Felice di Genova, La Fenice di Venezia, il Regio di Torino.

Nella seconda parte del programma sarà eseguita la Sinfonia n. 2 in Re maggiore op. 73 di Johannes Brahms. Cimentarsi nel sinfonismo fu per Brahms, compositore dell'età romantica, un percorso obbligato, perché si trattava della forma più importante e "pubblica" fra quelle ereditate dalla classicità e così potentemente riformate, anzi ristrutturate da Beethoven: una componente irrinunciabile, in certo senso, del catalogo di un compositore degno di questo nome. Ma anche perché scrivere sinfonie era stata una scelta ideologica, anzi una vocazione chiarissima per Brahms. La Seconda sinfonia, iniziata durante l'estate del 1877 ed eseguita il 30 dicembre ddell'anno dopo dai Filarmonici di Vienna sotto la direzione del grande Hans Richter, ottenne un grande successo. "Era risultata opera pressoché perfetta, impreziosita anche da una compiaciuta eleganza della sua perfezione e ? appare in tutto e per tutto il lieto fine di un'avventura creativa lietamente vissuta". Quanto la Prima sinfonia era riuscita grandiosa, drammatica, ardua e ambiziosa, così la Seconda, quasi a riflettere nella sua stessa fisionomia stilistica ed espressiva la diversa vicenda della sua gestazione, riuscì in complesso placida, affettuosa, scorrevole e serena.
"In realtà, la Sinfonia in re maggiore - sostiene il musicologo Daniele Spini - si può dirla beethoveniana se per beethoveniana si intende una composizione elaborata con una profondità e una coerenza quali soltanto Beethoven aveva saputo insegnare alla musica europea. E ricorda Schubert se come schubertiano si identifica - ed è categoria tutta da verificare - uno stile alieno da contrasti brutali, propenso ad abbandonarsi alla distesa effusione del canto, proiettato in orizzonti spesso contenuti in un'affettuosissima intimità. Ma questi caratteri in fondo sono quelli -- o alcuni di quelli - caratteristici di tutto il maggior Brahms: qui resi particolarmente evidenti dalla felicità con la quale un tessuto compositivo di estrema densità di intrecci contrappuntistici e tematici sa sciogliersi in un incedere fluido, spirante letizia e amorosa contemplazione naturalistica".(D.Spini) Caratteristiche queste esaltate anche e fino al movimento finale che assume quasi il significato e il ruolo di una ricapitolazione, del resto trascinante e brillantissima, di tutta l'opera, per gli scoperti richiami tematici al primo movimento; ricchissimo, ancora una volta, di proposte melodiche, attraverso il variegato succedersi degli episodi appare teso senza intoppi verso una conclusione che non teme di essere rutilante e festosa.
Il concerto è affidato alla bacchetta del M° palermitano Gaetano D'Espinosa, che debutta sul podio del "Verdi". Giovane direttore con già alle spalle prestigiose esperienze, e´stato dal 2001 al 2008 Konzertmeister della Staatskapelle di Dresda con cui ha anche eseguito, in veste di solista, il suo "Concerto per violino ed orchestra d´archi". Ha debuttato come direttore d´orchestra alla Konzerthaus di Berlino; poi Fabio Luisi lo ha invitato come suo assistente a Vienna e più tardi al Pacific Music Festival di Sapporo. Di recente D'Espinosa ha debuttato con grande successo alla SemperOper di Dresda con La Traviata e I Pagliacci al Carlo Felice di Genova e ha diretto le seguenti prestigiose orchestre: la Philharmonia di Praga, la Filarmonica di Poznan, le Orchestre da camera di Dresda e Berlino, la Brandenburgisches Staatsorchester, la Thüringen-Philharmonie e la Kremerata Baltica. Si esibito anche in due delle massime sale da concerto di Spagna, il Palau della Musica di Barcellona e l'Auditorium Nazionale di Madrid.

Venerdì 30 settembre ore 20.30 turno A
Sabato 1 ottobre ore 18 turno B

Biglietteria del Teatro Verdi. Per la seconda esecuzione del sabato, vendita last minute al 50% da un'ora prima del concerto.
www.teatroverdi-trieste.com

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