Giovedì, 28 Ottobre 2021
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"Rivoluzioni Spa - chi c'e' dietro alla Primavera Araba ?" Alfredo Macchi (Mediaset) Oggi alla Libreria Lovat

I retroscena della Primavera Araba. Le prove dello zampino degli Usa nelle rivolte, iniziate a fine 2010 in Tunisia con la Rivoluzione dei Gelsomini. E’ arrivato nelle librerie italiane da pochissimi giorni "Rivoluzioni S.p.A. - Chi ha suggerito...

I retroscena della Primavera Araba. Le prove dello zampino degli Usa nelle rivolte, iniziate a fine 2010 in Tunisia con la Rivoluzione dei Gelsomini.

E' arrivato nelle librerie italiane da pochissimi giorni "Rivoluzioni S.p.A. - Chi ha suggerito la Primavera Araba" (AlpineStudio, 2012), del giornalista Alfredo Macchi, primo libro inchiesta sulla Primavera Araba e un'indagine su chi si nasconde dietro le pagine dei social network.

Il giornalista di Mediaset che nel 2011 ha raccontato da Egitto, Tunisia e Libia le rivolte arabe per Tg4, Tg5 e Studio Aperto lo presenterà in anteprima alle Librerie Lovat.

Alfredo Macchi sarà alla Libreria Lovat di Trieste martedì 3 aprile alle ore 18,00 intervistato da Sabrina Morena

Le rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente non sono nate dal nulla e sono state piegate a scopi diversi da quelli che sognava chi è sceso in piazza: è questo il risultato cui approda il libro inchiesta che svela retroscena, fatti, storie, e intrighi di chi ha cercato e sta cercando di utilizzare il malcontento del mondo arabo per i propri fini.

Un lavoro basato tra l'altro sull'incontro con alcuni dei protagonisti delle rivolte, da Waled Rasheed del Movimento 6 Aprile ad Abdel Fatah, dei Fratelli Musulmani, fino a Burhan Ghalioun, capo del Consiglio Nazionale Siriano.

Rivoluzioni S.p.A. è anche un viaggio nei paesi interessati dalla Primavera Araba con il racconto di episodi vissuti in prima persona dall'autore, come l'incontro con Abdel Jalil, capo del CNT Libico appena passato con i ribelli o con i miliziani che a Sirte hanno issato la bandiera nera di Al Qaeda.

A distanza di poco più di un anno, dopo avere colto tutti di sorpresa per la rapidità con la quale sono riuscite a rovesciare alcuni dei regimi più autoritari in Nord Africa e in Medio Oriente, le socialnet revolutions vengono analizzate anche dall'altro lato della medaglia, i legami che non ti aspetti.

Alfredo Macchi svela episodi oscuri, omicidi eccellenti, operazioni di mercenari ed il ruolo fin'ora rimasto nell'ombra degli sceicchi della Penisola Araba e degli informatici della Fratellanza Musulmana.

Spostando, in definitiva, i riflettori sulla partita geostategica in corso tra Iran e monarchie Saudite e tra Stati Uniti, Russia e Cina in un drammatico scenario di lotta per il controllo di una delle aree più ricche di risorse del pianeta.

L'inchiesta nasce quando Macchi, inviato in Egitto nei 18 giorni di rivolta contro l'ormai ex rais Hosni Mubarak, rimane colpito da ''una strana coincidenza: il simbolo del movimento protagonista della rivolta era lo stesso di un movimento che aveva fatto la rivolta in Serbia nel 2000''.

Spunta così il ruolo di una scuola di Belgrado, dove ''almeno uno, se non più attivisti del Movimento del 6 Aprile (della rivolta di piazza Tahrir), sono andati a studiare tecniche di rivolta non violenta''.

Una scuola, spiega Macchi, ''collegata al movimento Otpor serbo'' e con ''dietro una serie di finanziamenti da parte di Ong e fondazioni americane'', una ''rete impressionante'' di enti ''in realta' finanziati dal Congresso di Washington attraverso istituti in mano a repubblicani o democratici''.

Documenti ufficiali, pubblicati per la prima volta, svelano l'appartenenza all'Alliance of Youth Movements, organizzazione creata nel 2008 dal Dipartimento di Stato di Washington e sponsorizzata dalle maggiori aziende americane, del Movimento 6 Aprile, protagonista della rivolta di piazza Tahrir.

E poi: un'analisi dei flussi finanziari per milioni di dollari che sono arrivati ad attivisti e gruppi d'opposizione in molti dei paesi arabi dove sono avvenute le rivolte.

Una scuola che a Belgrado insegna come rovesciare con la non-violenza i regimi.

Il ruolo della rete parallela della diplomazia statunitense, costituita da decine di associazioni e fondazioni semi governative.

Un'indagine su chi si nasconde dietro le pagine dei social network che hanno accompagnato le rivolte.

E ancora: un'analisi delle similitudini tra le rivolte arabe e le rivoluzioni colorate negli ex paesi sovietici, passando attraverso i piani strategici elaborati dei centri di ricerca che hanno suggerito a Washington di sacrificare i tradizionali alleati per scegliersi nuovi amici tra i movimenti islamici moderati. Infine la grande opera di disinformazione che ha accompagnato le rivolte iniziate nel 2011 e ancora in corso.

Alfredo Macchi, classe 1967, vive a Roma.
E' giornalista professionista dal 1990. Ha collaborato con diversi giornali (Radio Popolare, Corriere della Sera, L'Espresso) da Milano e da New York.
Nel 1991 ha lavorato per Rai Uno a Roma e nel 1992 è stato assunto a Mediaset, dove lavora tuttora come inviato nella redazione News Mediaset.
Ha seguito alcuni fra i più importanti eventi di cronaca nazionale e internazionale.
E' stato in diversi teatri di guerra: Kosovo, Afghanistan, Medioriente, Iraq e Libano. Nel 2011 ha raccontato da Egitto, Tunisia e Libia le rivolte arabe per Tg4, Tg5 e Studio Aperto.
Ha realizzato diversi "speciali" per Rete 4, tra cui: 'Cronache di guerra' (2001) in Afghanistan, 'La terra Contesa' (2004) nella Striscia di Gaza e 'Gli angeli del Tamil' (2005), nell'India del Sud devastata dallo tsunami, 'Viaggio a Lourdes' in occasione della visita di Giovanni Paolo II.
Ha realizzato reportage per il settimanale Password e "Storie di confine" di Rete 4, "Live!" di Italia Uno e "Terra!" di Canale 5.
Nel 2002 ha vinto il Premio di giornalismo Saint Vincent per il suo lavoro sugli orfani afgani.
Nel 2009 il Premio di Giornalismo Televisivo Ilaria Alpi per il miglior reportage breve.
Nel 2010 il Premio Internazionale di Giornalismo Marco Luchetta, nel 2011 il Premio Nazionale Guido Carletti e il Premio Enzo Baldoni.

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