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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
E' qui la festa

"Vince sempre chi più a lungo sa patir": l'Unione è salva, il film di una stagione

Un anno iniziato con i proclami e le ambizioni, rimodulate da un rendimento in campo non all'altezza per metà della stagione. Cacciato Bonatti, Pavanel si dimette, alla fine è il mister della primavera a salvare l'Unione grazie ad un siluro di Tavernelli che a tre minuti dalla fine regala il sogno ad oltre 600 tifosi giunti a Seregno. Il racconto di un anno complicato. E' troppo presto per le analisi, stasera si faccia festa. Da domani inizia un altro campionato

La salvezza conquistata sul campo grazie al siluro di Tavernelli rappresenta, sportivamente parlando, l'accensione di una luce in fondo al tunnel di una delle stagione più altalenanti della recente storia rossoalabardata. L’esodo degli oltre seicento tifosi dell’Unione, assieme al risultato finale, sono tra le cose più belle viste in tutto l'anno. Gli abbracci in mezzo al campo restituiscono l'immagine di una squadra che ci ha creduto, nonostante lo scetticismo che ha accompagnato le prestazioni almeno fino a gennaio. L’annata era iniziata con i grandi proclami della nuova proprietà di voler puntare in alto, con convinta ambizione. La reazione della piazza triestina, pur con qualche reticenza ed ancora ferita dal prematuro addio del compianto Mario Biasin, è stata dimostrazione di una rinnovata fiducia e la società, dopo i doverosi festeggiamenti di questa sera, dovrebbe prenderne atto e ripartire da lì. La campagna abbonamenti e l'amore verso i greghi sono state le uniche fiammate di entusiasmo in un mare di delusione. 

La sofferenza di un'annata da dimenticare

Perché la stagione, al di là dell'enorme impresa di oggi 13 maggio, è stata una continua sofferenza. In campo la squadra impostata da Bonatti (grande oratore, immatura la sua conduzione tecnica) racimola qualche punto. Quando la piazza inizia a rumoreggiare, la società corre ai ripari e lo caccia. Così anche l’ambiente subisce un nervosismo sempre più diffuso. La dimostrazione più lampante è la triste e duratura querelle (a colpi di minacce di querela) tra i vertici della comunicazione alabardata e alcuni organi di informazione locali (non tutti, qualcuno viene risparmiato, ma questo è un altro discorso). Ed allora si cambia e torna, dopo alcuni anni in giro nel lombardo-veneto, Massimo Pavanel. 

"Noi siamo la Triestina"

La macchina, però, non dà alcun segno di ripresa. Anzi, il rendimento è addirittura peggiore rispetto a quello visto con Bonatti. Pavanel non incide – se non nelle scelte di mercato di gennaio – e, troppo tardi rispetto ai bisogni dell’ambiente, si dimette (lasciando però gli stipendi del 2023 e un anno di contratto, chapeau). Poi, come se il campo fosse l’ultima cosa che conta, il valzer degli annunci, i botta e risposta, le stories su Instagram e le risposte piccate ai tifosi che, a colpi di cori e di striscioni, creano un solco tra la curva e la società. “Noi siamo la Triestina” è leit motiv che sottolinea una grande verità: l’Unione è patrimonio della città, prima che di qualsiasi altro interesse. 

Da febbraio il ritmo cambia

Assieme ai comunicati stampa scritti male arrivano gli altri annunci. Gli “amici romani” però, non arriveranno mai. “Non abbiamo chiuso niente, quindi non c’era niente da comunicare” questo il senso delle parole dette dal presidente Simone Giacomini nella conferenza stampa dopo l’andata dei playout. Crosti e Scaramuzzino a Trieste però non si fanno vedere. Il presidente segue la squadra da lontano, più di qualche tifoso lamenta la sua assenza allo stadio. Con la girandola di giocatori di gennaio l’undici cambia marcia. La squadra viene affidata a Gentilini, mister pragmatico all’insegna delle cose semplici. Le idee sono comunque poche, ma il ritmo è un altro. L’Unione mette in fila una serie di prestazioni buone, così i punti crescono e la classifica anche. Quando l’aggancio dei playout è cosa fatta, ecco che scoppia la bomba dell’indagine della Procura federale.

Intanto festa, poi si vedrà

La gara con la Pergolettese finisce nel mirino dell’inchiesta. Un tesserato della Triestina è tra le persone sentite. “Siamo estranei” ripete Giacomini. La verità la dirà l’inchiesta, qualche strascico ci potrebbe essere anche l'anno prossimo, ma è troppo presto. Nel mentre, i rossoalabardati e il popolo dei tifosi festeggeranno fino a notte fonda una salvezza che fino a qualche settimana fa era quasi impensabile. Perché gli squilli di tromba e le feste di inizio campionato hanno illuso, per l’ennesima volta, questa piazza, di poter fare un grande campionato e tornare in quella serie B che manca da troppo tempo. Le chiacchiere non vengono più digerite dalla tifoseria, né le cadute di stile o le parolacce durante le conferenze stampa. Ora, dal punto di vista dei giocatori, non si faccia l'errore di mandare via tutti. Si tengano i Celeghin, i Tavernelli, i Ciofani, i Germano, i Gori, ovvero chi ha dato tutto per questo maglia. Si mandi via chi ha pensato prima a sé, e poi agli altri. Si salvi ciò che di buono è rimasto. Si ricominci la prossima stagione da qui. Sul fronte società, Giacomini ha detto che rimarrà. Qualcuno andrà a casa, questo è poco ma sicuro. Il processo a ciò che è andato storto è prematuro, stasera. Si festeggi la salvezza conquistata sul campo. Il resto, oggi, può attendere. 

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