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"Trieste nel pallone" al Savoia: «Finita la stagione dei faccendieri»

“Trieste nel pallone: può il modello Parma riportare l’Unione nel calcio che conta?”, organizzato all’Hotel Savoia dai giovani di 20Lab e promosso dal senatore Russo, ha visto la presenza de l giornalista Paolo Condò, il vicepresidente del Parma, l'imprenditore Enrico Samer e il presidente del Coordinamento Triestina club Sergio Marassi

«Abbiamo bisogno di tirare una linea: è finita la stagione degli avventurieri e faccendieri, che usano la società per i loro interessi senza lasciare nulla». Il senatore triestino Francesco Russo, capogruppo del Pd in Senato, ha aperto così ieri sera l'incontro “Trieste nel pallone: può il modello Parma riportare l’Unione nel calcio che conta?”, organizzato all’Hotel Savoia dai giovani di 20Lab e promosso dallo stesso Russo.

Inevitabile cominciare l'incontro parlando della novità della mattina, cioè l'acquisto della società da parte di Silvano Favarano, impreditore veneto, di Treviso, che però - come già anticipato dal nostro articolo e analizzato dal vicedirettore del Piccolo Alberto Bollis, che dettava i tempi dell'incontro - non è così "pulito" come tutti speravano: in quanto presidente della squadra di calcio Union Quinto (con lui una doppia retrocessione dopo i proclami promozioni e il sogno della Lega Pro) è stato inibito per 6 mesi, con penalizzazioni alla società stessa, per non aver pagato l'allenatore nella stagione 2012/2013. Inoltre ha sempre paventato dei soci turchi, che però non si sono mai fatti vedere. Per concludere poi, Enrico Samer, ha detto di non averlo mai sentito nominare in porto, lo stesso porto in cui ieri Favarato aveva fatto trapelare di avere altri soci e interessi.

Insomma sembrerebbe un salto dalla padella alla brace, nuovamente, per la Triestina. Società che negli ultimi 5 anni ha visto 41 dichirazioni di intenzione da altrettanti imprenditori o cordate, 18 allenatori, centinaia di giocatori e svariate proprietà. «Sono parecchi anni che la Triestina è uno di quei villaggi del vecchio West che non ha lo sceriffo ed è vittima di quei ladri di cavalli che arraffano tutto e poi scappano - ha esordito il giornalista triestino Paolo Condò -. Qui deve esserci un triestino o una cordata di triestini che ci metta la faccia, un modo per legarsi ancora di più alla città e far legare ancora di più i cittadini tra di loro:  prendendo il marchio dai tifosi, chiedendo lo stadio al sindaco, creando una società ex novo, non dovrebbe essere un problema (e credo che anche la federazione approverebbe) iscriversi a un'Eccellenza o Serie D. E poi non dimentichiamo l'ottimo vivaio giovanile che abbiamo nelle società minori».

Parlando di sistema "Parma" è intervenuto il vicepresidente della società emiliana, recentemente fallita: «La vostra è stata una lunga agonia, la nostra più breve e intesa. Ma credo che quello che è scattato a Parma (ci siamo sentiti offesi e stuprati nel nostro orgoglio, anche perché la squadra di calcio è comunque lo specchio della città) ci ha fatto dire basta a questi maneggioni. Abbiamo cercato di coinvolgere gli imprenditori più importanti della città, imprenditori seri che hanno paura del calcio, perché rischi di sporcarti. Ora il Parma è fatto da 7 soci principali è una parte di azionariato diffuso, per ora circa 500 (a cui è stata raddoppiata la quota d'ingresso, che con il tetto massimo del 10% non si comanderà mai, però è un'importante aspetto di fidelizzazione. Il primo anno sappiamo che perderemo 850 mila euro, ma pensiamo comunque che questo vada oltre la questione economica, è un modo di tornare alla propria città in maniera più profonda».

«Ho studiato la realtà Parma - ha detto Enrico Samer -. Sono qui perché il calcio per me è uno sconosciuto, ma è anche è lo sport più seguito e di riferimento (oltre che poi giocato): sono qui perché si parla di tradizione, orgoglio. Qui a Trieste possiamo stabilizzare il paziente, con i tifosi, riuscendo a generare una società sana con principi sani, con un vivaio avviato. E poi renderlo presentabile a chi con impegni economici maggiori possa subentrare in toto o in parte per ambire a palcoscenici sempre più alti».

«Già in passato abbiamo provato a seguire una strada come questa; lo scorso fallimento ci siamo trovati in una situazione con 40 imprenditori, poi ridotti a 5 e che non avevano disponibilità per sostenere il peso della Triestina - ha detto Marassi, presidente del coordinamento Triestina Club -. Noi chiediamo prima a una società si dimostrarsi seria, poi i salti di categoria. Vorrei ricordare che il calcio è importante a livello sociale ed economico (per esempio quando arrivano tifosi, vedi casi Juventus, Cagliari, ecc) e che ci sono altre società minori della città che hanno mandato giocatori in serie A».

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