Accoglienza, a Trieste 909 presenze: «Tutti occupati tra corsi e lavori socialmente utili» (I DATI)

Conferenza stampa organizzata dalla Caritas Diocesana e dall'Ics per divulgare «dati autentici e non mistificati, per rimuovere l'alone di mistero intorno ai richiedenti asilo»

A Trieste non c'è emergenza profughi né si è lavorato in emergenza come in altre cittè d'italia dove la prima accoglienza (centri di prima accoglienza e alberghi) da momentanea diventa a tempo indeterminato. A testimoniare le affermazioni dei direttori della Caritas Diocesana e Ics, Alessandro Amodeo e Gianfranco Schiavone, i dati illustrati nelle statistiche presentate questa mattina dai due alla stampa. 

PRESENZE - Lo studio comprende un periodo che va da settembre 2015 ad aprile 2016, «sufficiente per comprendere l'andamento dei flussi e la conseguente reazione del sistema di accoglienza», ha detto Schiavone. Dai grafici si può notare che la presenza in città di persone assistite è in calo rispetto al periodo di picco massimo di novembre quando erano 1114, contro le 909 attuali. 

NON EMERGENZA - La situazione è quindi di stabilizzazione progressiva, ma com'è stato gestita l'"emergenza"? «Il crollo da 45 a 24 per cento delle strutture di prima accoglienza si deve alle scelte che abbiamo fatto, perché non abbiamo voluto cedere all'emergenza e quindi anche quando abbiamo fatto capo al magazzino di Valmaura o alberghi, lo abbiamo fatto solo nell'ottica del temporaneità, investendo sempre sull'accoglienza diffusa che ha raggiunto il 71,51%», ha spiegato Schiavone, che aggiunge: «È quello che non succede in Italia, ma noi, con il Comune di Trieste (che è titolare del progetto) abbiamo voluto evitare la logica dei centri d'accoglienza. Testimonianza del nostro buon lavoro è l'arrivo delle 50 persone dalla Sicilia: sono subito state inserite nell'accoglienza diffusa senza passare per la prima accoglienza e quindi non abbiamo risentito di questi arrivi».

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ACCOLGIENZA DIFFUSA - Sono 83 gli appartamenti che accolgono richiedenti asilo e profughi, oltre ai 10 centri collettivi di piccole dimensioni e le 8 strutture di prima accoglienza. I grafici poi evidenziano un dato ampiamente noto, ovvero come la larga maggioranza dei richiedenti asilo provenga da soli due Paesi (Afghanistan e Pakistan) giunti a Trieste attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”, e che la quasi totalità dei richiedenti si concentra nella fascia d'età compresa tra i 18-35 anni. Va sottolineato poi che circa il 10% del numero di presenze va riferito a un nucleo familiare «come per esempio la famiglia siriana che da mesi vive in via Tarabocchia», ha replicato stizzito Gianfranco Schiavone al segretario leghista Pierpaolo Roberti che prefigurava la nascita di un nuovo centro d'accoglienza sopra il centro culturale islamico.

Infine è stato specificato che tutti gli assistiti sono occupati almeno in un corso (di formazione o linguistico) al giorno oppure in lavori socialmente utili, «come in tutti i gruppo sociali c'è poi chi fa il minimo indispensabile e chi si applica di più, ma nessuno è nullafacente». 

SITUAZIONE GIURIDICA - Grafici anche in merito alla differenza di "status" degli assistiti: netta prevalenza dei richiedenti asilo (quasi il 70%) e tra essi di un elevata percentuale di richiedenti nei cui confronti è pendente la procedura di accertamento dello Stato competente ad esaminare la domanda di protezione, ai sensi del cosiddetto Regolamento Dublino III, strumento giuridico largamente inefficace il cui definitivo superamento è largamente auspicato in sede europea. Con larga maggioranza le domande di protezione esaminate in sede amministrativa risultano fondate con conseguente riconoscimento giuridico di una delle tre forme di protezione previste dall'ordinamento (status di rifugiato, status di protezione sussidiaria, status di protezione umanitaria). Netta è la prevalenza dello status di protezione sussidiaria trattandosi di persone che fuggono da condizioni di conflitto armato interno o internazionale. La percentuale di ricorrenti sul totale degli accolti è quindi alquanto contenuta (10%) I dati evidenziano una realtà di elevatissimo tasso di accoglimento delle domande di protezione che nel dibattito pubblico viene spesso misconosciuta quando non apertamente negata per ragioni ideologiche o per altri interessi. Rilevante (il 30%) risulta la presenza in accoglienza di titolari di protezione; in conformità con quanto previsto dal D.Lgs 142/2015, il sistema di accoglienza cosiddetto “straordinario” in analogia con il sistema ordinario (SPRAR) garantisce infatti alle persone un periodo di accoglienza ulteriore di sei mesi a partire dal riconoscimento giuridico della protezione internazionale o umanitaria, con lo scopo di sostenere la persona in un percorso di autonomia socio-lavorativa ed abitativa.

Qui tutti i dati relativi all'accoglienza a Trieste.

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