Ferriera, FareAmbiente: «Promesse non mantenute e "ricatti occupazionali"»

L'impressione di FareAmbiente è che la missione e l'interesse della Commissione del Senato a Trieste per la Ferriera di Servola non sia quella delle associazioni che si battono per la salute pubblica e la tutela ambientale nè dei cittadini

«Com’è cambiata la situazione dal punto di vista ambientale e per la tutela della salute pubblica negli ultimi due anni dopo l’arrivo della nuova proprietà e la firma dell’Accordo di Programma? Da quanto rilevato e dalle segnalazioni dei cittadini è evidente che purtroppo non si evidenziano miglioramenti: continuano le segnalazioni dei residenti alla Polizia Locale per polveri, odori e rumori, per questi ultimi arrivano continuamente alla nostra associazione lamentele anche dalla provincia, molte da Muggia» ha dichiarato Giorgio Cecco, coordinatore regionale diFareAmbiente in merito alla situazione a Servola.

Le promesse fatte dall’Azienda e in qualche modo avvallate dalle amministrazioni pubbliche erano chiare, se non si risolveva o conteneva il problema entro dicembre 2015 l’area a caldo veniva dismessa, ora si sta pensando ad un mantenimento o addirittura ad un aumento della produzione pur in presenza ad oggi di condizioni non sostenibili e arrivano notizie a mezzo stampa di eventuali “ricatti occupazionali”, è evidente che la preoccupazione dei cittadini e delle associazioni che fanno da portavoce degli stessi, aumenta».

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Questi i punti richiesti da FareAmbiente: «Visto tutto ciò e in considerazione del rischio per la salute pubblica, quindi dei residenti e dei lavoratori, chiediamo si accorcino se possibile le tempistiche come quella del contenimento acustico (ben 30 mesi nell’AIA), si mantengano le scadenze previste per le verifiche suddette e nel caso si preveda l’immediata chiusura dell’area a caldo».«Fermo restando che per il nostro movimento la soluzione migliore resta sempre quella della completa riconversione dell’area con altre attività meno rischiose e sostenibili,visto il diverso percorso intrapreso, chiediamo altresì –concluede Cecco– che si supportino senza indugio comunque tutte le azioni utili per il contenimento delle emissioni e nel contempo per il mantenimento occupazionale anche con l’avvio della produzione prevista con il laminatoio a freddo ed eventualmente con le attività legate alla logistica».

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