Nasce Siamo Trieste, la struttura privata che aiuterà la Pallacanestro Trieste

Presentato questa mattina il nuovo soggetto giuridico che nelle prossime settimane inizierà a lavorare per un progetto di "cash move", spostando una percentuale degli incassi degli esercizi convenzionati alla società di basket di Valmaura. Mauro: "Funzionerà"

Alessandro Martelli, Stefano Ogrisek, Alberto Kostoris e Alessio Del Fabbro

Dal 1 giugno la Pallacanestro potrà avvalersi del supporto economico di Siamo Trieste, un nuovo soggetto giuridico presentato questa mattina alla stampa durante una conferenza stampa tenutasi all’Allianz Dome. Il progetto, che nelle prossime settimane vedrà una maggiore concretizzazione dei contenuti pratici, prevede la creazione di una rete di aziende, esercizi commerciali e studi di professionisti convenzionati che retrocedano una percentuale dei ricavi che incassano dai nuclei famigliari che seguono la Pallacanestro Trieste.

Il progetto: i quattro professionisti dietro l'idea

L’idea è nata dalla mente di quattro professionisti e amanti del basket: Alessandro Martelli, già tifoso di punta della Pallacanestro Trieste negli anni Duemila e imprenditore, Alberto Kostoris, avvocato e fondatore del gruppo Facebook NIMDVM, Alessio Del Fabbro e Stefano Ogrisek, ex volto noto della pallacanestro locale.

“Il progetto è pensato per trovare una soluzione diversa attraverso un modello che coinvolga la cittadinanza e possa generare una ricchezza diffusa da “muovere” verso le casse della Pallacanestro Trieste nel corso degli anni” così ha affermato Martelli. “Quest’idea non può essere l’unica soluzione, siamo onesti, ma la fidelizzazione nei confronti della squadra potrebbe generare un circolo virtuoso”.

In fase di definizione la formula giuridica, tecnica e fiscale

Concretamente Siamo Trieste renderà la PT “l’unica beneficiaria” dei denari raccolti. “Il progetto infatti è aperto e non è in contrapposizione con le altre ipotesi più frequenti di supporto finanziario” così ancora Martelli. Siamo Trieste è ancora in fase di definizione. “Dal punto di vista legale, fiscale e tecnico stiamo lavorando per creare una serie di elementi che fungano da architrave sulla quale verrà costituito il progetto”.

Un modello che funzionerebbe già in diverse realtà europee

Secondo i quattro professionisti il progetto – che non sarebbe un cash back, bensì un cash move, hanno sottolineato – è un’interpretazione di modelli già presenti in altre realtà europee e che può creare un cash flow (flusso di contanti ndr) dedicato alla prima squadra della pallacanestro triestina. “Non è una ricerca di sponsor – ha puntualizzato Martelli – bensì un progetto che vuole creare una ancora maggiore fidelizzazione del tifoso nei confronti della squadra”.

Nel concreto: la percentuale sugli acquisti

Ma andiamo nel tecnico. I quattro professionisti partono da un dato Istat per cui i nuclei famigliari a Trieste spendono all’incirca poco più di 31 mila euro l’anno per sostenere determinate categorie di spesa (dal supermercato alla benzina, fino alle prestazioni fornite da studi professionali ndr). Questo consumo, sempre secondo l’Istituto di Statistica, sarebbe il terzo più alto in tutta la penisola italiana. “Un tessuto sociale che esprime una ricchezza che non è poca cosa” ha affermato Martelli.

Il “wall” biancorosso, vale a dire le migliaia di tifosi presenti con continuità in palazzo, è rappresentato da circa 4500 nuclei famigliari – 2500 abbonati fedeli, ulteriori 2000 definiti “saltuari”. L’idea è quella che questi nuclei acquistino e consumino presso una serie di strutture convenzionate che, secondo una contrattualistica all’analisi degli ideatori di Siamo Trieste, vadano quindi a retrocedere alla PT una percentuale sugli acquisti.

Una rendita ipotetica di due milioni e mezzo di euro

Al momento non si conosce la percentuale precisa che verrà retrocessa, anche se il 5 per cento è l’ipotesi che è stata citata più volte nel corso della conferenza stampa. “L’esempio più pratico – ha affermato Martelli – è che ad oggi 90 nuclei famigliari spendono 465 mila euro in ogni supermercato. Se questo punto vendita retrocedesse il 5 per cento, allora il cash flow singolo sarebbe di 23 mila e 500 euro”.

“Se il 10 per cento dei nuclei famigliari del “wall” volessero aderire in maniera più o meno completa a questo progetto, la rendita complessiva sarebbe di circa due milioni e mezzo di euro, numero sufficiente a gestire quantomeno quello che viene fatto quest’anno” ha dichiarato Martelli. Basando i calcoli sul modello della vendita delle magliette, Martelli ha ipotizzato che “se nei primi tre giorni sono state vendute circa 1000 t-shirt, rappresentativo per così dire del 20 per cento del “wall”, se questa percentuale si muovesse anche per il progetto Siamo Trieste allora si genererebbe un cash flow di circa 5 milioni di euro, non in un anno ma da qui in avanti”.

Un passaggio fondamentale sarà quello della modifica delle abitudini di spesa dei triestini, che comunque rappresentarà un elemento della possibile soluzione che si manifesterà, concretamente, nelle prossime settimane. La struttura sarà “no profit”.

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Le parole di Gianluca Mauro: "Funzionerà"

L’amministratore delegato della Pallacanestro Trieste, Gianluca Mauro, è intervenuto in conferenza stampa. “Andate avanti e dico che siete stati bravi perché in due settimane avete fatto un lavoro straordinario, è bello vedere che tra la nostra gente c’è gente preparata. Io dico che funzionerà, il triestino lo capirà e lo farà”. La lista degli esercenti verrà preparata nelle prossime settimane e poi i risultati di una prima analisi potranno essere visibili sul sito www.siamotrieste.it già a fine giugno.

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