La storia della sinagoga di Trieste, una delle più grandi d’Europa

Domani mattina la comunità ebraica di Trieste verrà insignita del San Giusto d'oro e abbiamo approfittato di questa cerimonia per raccontare la storia del tempio di via San Francesco, costruito dagli architetti Berlam all'inizio del secolo scorso

Domani 12 dicembre la comunità ebraica di Trieste viene insignita del San Giusto d'oro, uno dei massimi riconoscimenti cittadini. La cerimonia è promossa dall'Associazione della Stampa del Friuli Venezia Giulia e dal Gruppo Giuliano Cronisti, in collaborazione con il Comune di Trieste e il contributo della Fondazione CRTrieste, che mette a disposizione ogni anno la statuetta opera dello scultore Tristano Alberti. Per celebrare al meglio questa occasione, abbiamo raccolto in questo articolo alcuni elementi della storia della sinagoga triestina, realizzata agli inizi del secolo scorso dagli architetti Berlam. 

Una delle sinagoghe più grandi d’Europa

 “Dicono sia una delle sinagoghe più grandi d’Europa ma sinceramente non è che mi son messo a misurarla”. Le dimensioni della sinagoga di Trieste sono lo specchio migliore dove poter osservare la storica presenza della religione ebraica in città. Situato tra le vie San Francesco e via Battisti, il tempio è ancora oggi molto attivo, nonostante la comunità ebraica abbia subito delle perdite immani a causa della scellerata promulgazione delle Leggi razziali ad opera del regime fascista e della monarchia sabauda, avvenuta proprio a Trieste nel 1938. Nello stesso anno infatti vivevano a Trieste all’incirca tra le sette le ottomila persone di fede ebraica.

Gli ebrei a Trieste

La presenza ebraica a Trieste è attestata fin dal X secolo dopo Cristo. Come in quasi tutta Europa, il ghetto divenne la zona di residenza coatta delle famiglie di religione ebraica. Piazzetta Trauner, una piccola corte stretta tra le vie della città vecchia, nel 1696 fu il primo luogo dove gli ebrei triestini vennero costretti a rimanere. Successivamente vennero spostate nella zona chiamata ancora oggi “ghetto”, vale a dire l’area tra la Portizza e la via del Teatro Romano. La sinagoga attuale venne costruita solamente più tardi, visto che inizialmente tutta la comunità ebraica gravitava attorno al ghetto e alla zona di Riborgo, dove esiste ancora oggi la scuola e dove esisteva l’antico cimitero ebraico.

Le prime “università”

La comunità ebraica di Trieste nasce “ufficialmente” nel 1746. Il suo nome, come si usava a quel tempo, era “università”. Lo stesso anno fu costruita la scuola che assolveva le funzioni di sinagoga. Nel corso degli anni vennero fondate altre sinagoghe di scuole askhenazite e una invece per le famiglie provenienti da Levante, quindi sefardite. Fu solamente all’alba del XX secolo che la comunità iniziò a percepire la necessità di edificare un unico tempio, facendo così confluire tutte le preesistenti scuole all’interno di quello che oggi è il punto di riferimento degli ebrei triestini.

Il concorso del 1903

Nel 1903 il concorso fu reso pubblico e moltissimi furono i bozzetti di lavoro e le proposte che arrivarono alla comunità. Nessuno di questi venne scelto, in virtù della criticità più importante, vale a dire le 1500 persone che avrebbero dovuto prendere posto all’interno del tempio, durante le funzioni. Altri problemi sorsero per il fatto che la struttura non poteva essere costruita da sola, bensì dovesse appoggiare il fianco ad altre abitazioni, questo per non incorrere in competizione con il Tempio di Gerusalemme, naturalmente il più importante per tutti gli ebrei del pianeta. Un altra ragione è quella da far risalire ad una legge dell’impero Asburgico che vietava a tutti i luoghi di culto non cattolici di essere edificata in maniera isolata.

Quattro anni di lavori

Tre anni più tardi l’architetto Ruggero Berlam e suo figlio Arduino presentarono un progetto che sposava perfettamente le esigenze della comunità ebraica. I lavori durarono dal 1908 fino al 1912 quando venne inaugurata. Alcuni elementi sono curiosi: sulle pareti interne del tempio sono ritratte alcune piante, il fico, la vite e la palma da dattero che vengono nominate in un famoso passaggio nella Bibbia. La pianta del tempio ricorda la forma della basilica e i rosoni con la stella di David si avvicinano molto, per fantasia, a quelli della cattedrale cattolica di San Giusto. Sul muro orientale esterno della sinagoga Berlam scolpì un elemento vichingo: del perché venne inserito nessuno conosce il motivo. È assolutamente normale che gli architetti spesso inseriscano qualche messaggio, qualche segnale, o più semplicemente un cameo all’interno dei loro lavori. Forse, anche per la sinagoga potrebbe valere questa tesi.

Uno dei primi edifici  in Europa costruito in cemento armato

Durante una visita abbiamo ascoltato questa risposta, alla domanda da parte di una signora se la struttura fosse sicura: “qua dentro si può dormire tranquillamente senza aver timore di crolli improvvisi”. La motivazione risiede nel fatto che questo tempio rappresenta uno dei primi edifici di tutta Europa ad essere stato costruito con l’ausilio del cemento armato, materiale assolutamente innovativo per l’epoca.  

Il numero di fedeli

Il numero delle persone facenti parte della comunità ebraica ad oggi si aggira attorno a poco meno di 550 membri, un numero di gran lunga ridotto dalle persecuzioni nazifasciste nei confronti del popolo ebraico, dall’emigrazione del dopoguerra e dal fatto che molti ebrei, dal 1948 in poi, decisero di emigrare verso lo stato d’Israele appena fondato. La sinagoga viene abitualmente frequentata (il sabato è preso come giorno di riferimento) tra le 35 e le 50 persone.  Il saldo tra le nascite e i decessi all’interno della comunità ebraica è negativo.

L’influenza culturale

Gli ebrei a Trieste ebbero sempre un ruolo molto influente per lo sviluppo della città e delle attività commerciali, culturali ed imprenditoriali. A riprova di ciò basterà ricordare alcuni intellettuali e professionisti di origine ebraica che, con le loro opere e attività, diedero lustro alla città nel corso dei secoli: gli scrittori Umberto Saba e Giorgio Voghera, il padre italiano della psicoanalisi Edoardo Weiss, Italo Svevo, il fondatore del quotidiano Il Piccolo Teodoro Mayer, la famiglia Treves omonimi editori che fecero la loro fortuna a Milano, Giuseppe Lazzaro Morpurgo fondatore delle Assicurazioni Generali, i pittori Nathan, Bolaffio, Grünhut, Parin e Rietti, gli storici Angelo Vivante autore di Irredentismo Adriatico e Fabio Cusin, colui che coniò il termine “particolarismo triestino” per decifrare le molte sovrapposizioni e sedimentazioni di carattere sociale, storico, politico e culturale della città di Trieste.

L’eruv hazerot

Una delle particolarità che coinvolge direttamente il tempio e la comunità ebraica tutta è che Trieste fu considerata fino a qualche anno fa l’unica città italiana dove venne istituito l’eruv hazerot. Un cavo dell’elettricità che circondava il perimetro di Trieste, così da poter venire considerata un’unica grande casa, il sabato permetteva agli ebrei di poter trasportare persone ed oggetti anche fuori dalla propria abitazioni. Qualche anno fa la società erogratice del servizio per l’energia elettrica ha dismesso il servizio estraendo i cavi dal terreno, quei cavi che facevano della comunità ebraica di Trieste un vero e proprio unicum. La comunità ebraica era pronta a pagare affinché quei cavi rimanessero sotto un paio di metri di terra, ma l’azienda sembra non ne abbia voluto sapere.

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