Crisi Sertubi, lavoratori in sciopero davanti ai cancelli: "Chiediamo dignità"

E' andato in scena questa mattina uno sciopero di due ore per manifestare contro la precarietà che deriverebbe dall'annunciata chiusura. Dipiazza: "La solidarietà non basta, ci metteremo al lavoro". Russo: "Aspettiamo il nuovo governo". Critica la Famulari: "Ci si interfacci con la Regione subito"

foto Ansa

"Chiediamo solo dignità". Con queste parole i dipendenti della Sertubi hanno partecipato ad uno sciopero di due ore davanti allo stabilimento e svoltosi questa mattina. La richiesta viene lanciata nei confronti della classe politica locale che, con il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo, è intervenuta proprio in via von Bruck. 

"Viviamo una fase di stallo - hanno spiegato i sindacati Fim Cisl, Rsu e Uilm all'Ansa - perché le due multinazionali Duferco e l'indiana Jindal non trovano un accordo. A novembre, questo, unico impianto di produzione di tubi in ghisa in Italia, chiuderà". La maggior parte della produzione triestina deriva da materie "grezze" provenienti dall'India e che "qui diventa prodotto finito". Proprio a causa di questa catena, le nuove normative europee "impediscono di rendere il prodotto made in Eu", escludendolo di fatto "da bandi e gare di forniture". 

Le parole di Dipiazza

Il primo cittadino di Trieste ha espresso la sua solidarietà ai dipendenti. "Però non basta. Ci muoveremo insieme per soluzioni che sono complicate" ha affermato Dipiazza. Francesco Russo ha auspicato la formazione di un nuovo governo che "arrivi a breve per dare una risposta. Anche la Regione può intervenire". Parole che arrivano in un momento particolarmente delicato per la situazione politica venutasi a creare dopo la fine dell'esecutivo giallo-verde, giunto al capolinea dopo i duri attacchi di Matteo Salvini e le dimissioni del premier Giuseppe Conte. 

Per quanto riguarda i lavoratori della Sertubi, anche la segretaria provinciale del Pd, Laura Famulari, ha voluto esprimere la propria posizione. "Chiediamo al sindaco Dipiazza di fare seriamente la sua parte, compiendo in prima persona tutti i passi istituzionali in suo potere per far sentire alle multinazionali che dietro i lavoratori della Sertubi c'è tutta la città".

Un problema noto

La richiesta rivolta dalla segretaria al primo cittadino è riferita alla necessità di interfacciarsi "subito anche con la Regione" senza mostrare "ottimismo e fantasia in una situazione difficilissima". "È stupefacente - ha concluso la Famulari - sentire il sindaco che magnifica le opportunità di Trieste mentre già nel corso di un'audizione in Consiglio comunale era stato ribadito che la tipologia dei lavoratori Sertubi è difficilmente ricollocabile nei settori del turismo o simili". Un problema conosciuto in regione anche dall'assessore al Lavoro Alessia Rosolen, presente, secondo Famulari "a quella audizione assieme a rappresentanti industriali, operatori e sindacati". 

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