Per Tryeste, l'accordo per Porto Vecchio è una "colossale (s)vendita del patrimonio pubblico"

Secondo il collettivo "nessun passo in avanti è stato fatto rispetto alle linee guida approvate in Consiglio Comunale con il voto bipartisan di destra e sinistra quasi un anno fa" e pronostica che "gli investitori privati potranno fare ciò che vorranno dei magazzini del Porto Vecchio, senza riguardo ai bisogni della città"

"Ci si prepara una colossale (s)vendita del patrimonio pubblico", così commenta il gruppo Tryeste in merito all'accordo di programma sul Porto Vecchio siglato ieri tra il Comune, Regione e Autorità Portuale.

Secondo Riccardo Laterza (membro del collettivo e tra i promotori del percorso di progettazione partecipata TS4) "dei cinque allegati citati dallo striminzito accordo, ne vengono resi pubblici (almeno sul sito del Comune: https://www.comune.trieste.it/-/avvio-dell-accordo-di-progr…) solo due. Mancano infatti all'appello la bozza di Statuto del Consorzio (quello che doveva iniziare ad lavorare a luglio 2019), la bozza di Accordo di Programmazione e la bozza di zonizzazione. Quest'ultima, in particolare, dovrebbe essere la base sulla quale entro maggio - nelle ottimistiche previsioni dell'accordo - dovrebbe essere approvata la variante al Piano Regolatore".

Porto Vecchio verso la riqualificazione, siglato l'avvio dell'Accordo di programma

"Nessun passo in avanti"

In particolare, secondo Laterza, dalla carta delle zonizzazioni "si evince chiaramente che nessun passo in avanti è stato fatto rispetto alle linee guida approvate in Consiglio Comunale con il voto bipartisan di destra e sinistra quasi un anno fa: campeggia infatti al centro del Porto Vecchio un'enorme zona 'a funzioni miste', senza alcuna indicazione sul disegno di sviluppo complessivo dell'area, sull'utilità, la sostenibilità e la compatibilità tra funzioni da insediare in Porto Vecchio".

"(S)vendita del patrimonio pubblico"

"Confrontando questa informazione con quella contenuta in un altro documento - sottolinea l'esponente di Tryeste -, la tavola dei beni da 'alienare' (ossia sottrarre per sempre dalla proprietà pubblica, operazione ben diversa, per esempio, dalla concessione temporanea) il disegno diventa molto chiaro: ci si sta preparando a una colossale operazione di (s)vendita del patrimonio pubblico, cioè di tutti noi, resa appetibile dal fatto che eventuali investitori privati potranno fare più o meno ciò che vorranno dei magazzini del Porto Vecchio, senza alcun riguardo ai bisogni della città e dei suoi abitanti".

"Qualche settimana fa con Porto Vecchio, impresa collettiva - conclude - abbiamo dimostrato che c'è una parte di Trieste che vuole avere voce in capitolo in questo processo. È giunto il momento di farlo capire a chi temporaneamente amministra la nostra città".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • "Non si potrà fare nulla senza di noi": anche a Trieste i manifesti contro Di Maio

  • Coronavirus, dichiarato lo stato d'emergenza in FVG

  • Schianto fatale in moto a Monfalcone: morto un 38enne triestino

  • Far west in strada per Opicina, fugge all'alcoltest e aggredisce un carabiniere: arrestato

  • Colpisce due auto e si cappotta: un ferito a Cattinara

  • Nuovi concorsi in Comune: aperti 8 posti a tempo indeterminato

Torna su
TriestePrima è in caricamento