Vivono in 35 metri quadri dopo aver perso tutto, la storia di una famiglia a Opicina

Il noto musicista triestino Edy Meola, attualmente in difficoltà economiche, vive da quattro anni con la moglie e i due figli in un appartamento popolare di 35 metri quadri, in un contesto sociale dove alcolismo e comportamenti molesti sono all'ordine del giorno. L'assessore Grilli: “A breve una soluzione”

Foto: Giovanni Aiello

Una famiglia di quattro persone stretta in 35 metri quadri da quattro anni, un alloggio popolare circondato da situazioni di degrado, alcolismo e frequentazioni sospette. Il nome del capofamiglia in questione suonerà noto, e con stupore, a molti triestini: si tratta del musicista Edy Meola. Ricordato come uno dei fondatori della Witz Orchestra, Edy ha lavorato con Dario Fo, Franca Rame, Enzo Jannacci e Memo Remigi. Ha scritto numerose sigle per la Rai, ha lavorato in Germania, Austria e Svizzera e ha contribuito a creare quella che oggi è conosciuta come la Scuola 55. Ora ha 62 anni e si avvicina alla pensione dopo una vita di lavoro.

“Alcuni mi credono ricco ma ormai mi resta solo il nome e la fama, con la crisi economica e i tagli alla cultura ho perso tutto” racconta Edy nel suo soggiorno, che è anche la sua camera da letto. Un logoro divano letto per la precisione, che una volta aperto occupa la stanza intera, oltre alla quale rimane solo una minuscola cucina e la cameretta dei figli. Non due bambini ma due adulti di 19 e 24 anni che condividono lo spazio stipati in due letti a castello, senza uno spazio dove poter studiare.

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Siamo a Opicina in uno degli appartamenti del Centro Assistenza Domiciliare, una struttura gestita dal Comune, poco distante dal commissariato di Polizia di via Carsia. Una sistemazione di fortuna, trovata in breve tempo grazie all'intervento dell'allora assessore alle politiche sociali Laura Famulari. “Siamo grati a lei e all'assessore Carlo Grilli – spiega la moglie di Edy, Giuliana Zidaric – con cui siamo sempre in contatto e che ha proposto per noi diverse soluzioni per avere un alloggio più grande. Purtroppo sono state tutte bocciate dagli impiegati comunali a causa dei vincoli burocratici e dei vari regolamenti. Doveva essere un alloggio provvisorio ma siamo bloccati qui da quattro anni”.

Anni 'soffocanti', non solo per gli spazi angusti e fatiscenti: “Ci ritroviamo a dover temere i nostri stessi vicini e le persone che frequentano questa zona – spiega ancora la signora Giuliana -. L'alcolismo dilaga, ho subito insulti e minacce e anni fa anche un'aggressione fisica. Ora soffro di gravi crisi depressive, che si stanno aggravando per il protrarsi di questa situazione”. Giuliana lavora come attrice all' 'Accademia della Follia' ma il suo stipendio arriva a poco più di 200 euro e la famiglia al momento non può permettersi una casa in affitto.

“Tutto è cominciato quando abbiamo deciso di trasferirci in Slovenia – racconta Edy – dove abbiamo vissuto per diversi anni. Io continuavo a lavorare in Italia, poi con il taglio dei fondi alla cultura e la crisi economica c'è stato sempre meno lavoro, finché abbiamo perso casa, macchina, tutto quanto. Non sapevamo che al ritorno avremmo perso anche tutti i diritti accumulati avendo vissuto a Trieste negli anni precedenti, così siamo piombati in fondo alle graduatorie Ater. Paradossalmente siamo stati superati dagli ultimi arrivati”.

Adesso la famiglia sopravvive con grandi sacrifici e anche grazie alla solidarietà dei triestini: da poco è arrivata anche un'auto, in regalo da persone che non la usavano più. I figli studiano ma per il più grande è difficile trovare lavoro perché mancano anche i soldi per fargli conseguire la patente. Il più giovane parla cinque lingue e suona tre strumenti, ma per chi lavora nell'ambito artistico, spiega Edy “sono tempi duri e ho molti amici, anche in ambiti diversi dal mio, nella mia stessa situazione. Studi fotografici che sono stati costretti a chiudere, compagnie teatrali smembrate: oggi la situazione è questa”.

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L'assessore Grilli, interpellato al telefono, ha spiegato che “intanto il Comune ha dato una timida risposta a queste persone, hanno comunque un tetto sopra la testa anche se inadeguato. Sono in costante contatto con Edy e riconosco la difficoltà. Stiamo comunque dialogando con Ater e potrebbe esserci una soluzione a breve, la strada è già tracciata. I dipendenti del Comune hanno fatto il possibile come per tutte le situazioni segnalate ma siamo schiacciati da una pressione di bisogno abitativo enorme e da una burocrazia spaventosa, oltre al fatto che siamo tenuti a muoverci negli stretti limiti dei regolamenti”.

Il vero problema, riferisce Grilli, è che “questo comune ha un'esigenza di case popolari impressionante, spuntano almeno 3 o 4 casi ogni giorno, anche emergenziali come questo. Inoltre in questa famiglia la situazione è complicata da esigenze personali di cui non si può non tener conto. Per esempio non possiamo spostarli in un altro quartiere eradicandoli dalla loro rete sociale”.

Quello che emerge da questa storia è una città fatta di persone solidali e disponibili, dagli assistenti sociali agli operatori della salute mentale alle alte cariche dell'Amministrazione Comunale, ma l'umanità si scontra con la realtà della burocrazia, della mancanza di alloggi popolari e di un sistema di graduatorie con risvolti paradossali. “Abbiamo sempre trovato persone splendide – spiegano Edy e Giuliana - e abbiamo sempre avanzato le nostre richieste con rispetto, pagando le tasse e nella più assoluta onestà. Perché se non sei pulito perdi anche il diritto di protestare, e al momento è tutto ciò che ci rimane”.

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