Il Verdi apre la stagione sinfonica con Pinchas Steinberg e Sergej Krylov

Il Verdi apre la stagione sinfonica sotto il segno di Beethoven con Pinchas Steinberg, uno dei direttori più amati dalla critica mondiale, che eseguirà con l’orchestra il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op.61 e la Quinta sinfonia in do min. op. 67. Sarà violino solista Sergej Krylov, giovane virtuoso russo tra i più rinomati del panorama internazionale. Due le recite previste: venerdì 14 settembre alle 20:30 e sabato 15 settembre alle 18.

Pinchas Steinberg

Nato in Israele, il maestro Steinberg esordisce come violinista, per poi debuttare nel 1974 come direttore d’orchestra con la RIAS Symphony Orchester di Berlino, fino a dirigere le principali orchestre del mondo tra cui la Berliner Philarmoniker, la London Symphony Orchestra, la Boston Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra e l’Orchestre de Paris. È direttore principale in numerose orchestre tra cui la Budapest Philarmonic Orchestra  e la ORF Vienna Radio Symphony Orchestra, e i suoi impegni futuri, dopo Trieste, lo porteranno anche a Tokyo, Sydney e Helsinki.

Il rapporto con il Verdi

Il maestro collabora con il Verdi da circa 40 anni: «La prima opera lirica in Italia l’ho diretta qui – racconta -, era Sansone e Dalila. Ricordo anche il barone DeBanfield che voleva fare lo Zarathustra di Richard Strauss, sono ricordi molto vivi». Steinberg ha parole di stima per l’orchestra del Verdi, ma dimostra di avere un’idea molto chiara di come debba essere una buona esecuzione: «Ricordo che all’epoca, sempre decenni fa, ho dovuto mandare una viola in ultima fila perché nonostante il mio impegno non riusciva a essere all’altezza della parte, e questo mi fa pensare a quanto l’orchestra sia diversa ora, il salto di qualità è stato enorme».

L’interpretazione

Sul repertorio Beethoveniano e sulla sua interpretazione, Steinberg sostiene che «Per interpretare la musica, specialmente i grandi classici, è importante avere una chiara e personale idea del motivo per cui quella musica è stata scritta. Solo così posso interpretare la musica a dovere. Le precedenti esecuzioni sono interessanti, ma non devono essere un punto di riferimento».

L’importanza della storia

«Molto dipende dal periodo storico – riflette il maestro -, se Puccini fosse vissuto oggi forse avrebbe scritto qualcosa di completamente diverso. Inoltre i tempi della vita, ai tempi di Beethoven, erano molto più lenti, lui non conosceva la frenesia del nostro secolo, la stessa indicazione “andante” forse non aveva lo stesso significato di adesso. La musica contemporanea è ben diversa, Bartòk fornisce indicazioni precisissime sul ritmo, scandito in secondi, ma con i classici le indicazioni sono più vaghe e l’interpretazione è fondamentale. Bisogna avere la sapienza storica e metterla in relazione con la contemporaneità».

Sergej Krylov

La sua effervescente musicalità, il virtuosismo strabiliante, l’intensa liricità e la bellezza del suono sono le caratteristiche distintive di questo artista, che ha iniziato gli studi a cinque anni e ha vinto premi di gran prestigio tra cui lo Stradivari. A oggi vanta importantissime collaborazioni internazionali: la Dresden Stadtkapelle, la Saint Petersburg Philarmonik Orchestra, la Royal Philarmonik Orchestra, la filarmonica della Scala e la NHKSymphony Orchestra di Tokyo, per citarne alcune. Krylov è inoltre direttore musicale della Lithuanian Chamber Orchestra, con la quale si esibisce nel doppio ruolo di direttore e solista.

Il rapporto con Beethoven

«Beethoven  è il numero uno non solo per me ma per tutti i violinisti in generale - dichiara il violinista russo -. Nessuno strumento al mondo sarà mai abbastanza per l’opera di Beethoven, che sarà sempre superiore. Una definitiva perfezione nell’esecuzione è impossibile per i fraseggi e le armonie che compongono questa musica celestiale».

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