L'opera di Rossini fa scintille al Verdi di Trieste: lunghi applausi per Figaro, il barbiere più famoso del mondo.

E' stato un cast di primo livello quello che ha calcato il palcoscenico del teatro Verdi di Trieste in occasione della prima de “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, opera buffa in due atti su libretto di Cesare Sterbini. E' vero, Il Barbiere è una di quelle opere che riempiono i teatri, lo dimostra il quasi sold out del teatro lirico triestino, ma proprio per questo basta un non ben calibrato incastro fra gli interpreti per cadere nella trappola dell'ordinarietà da tendere ad un pubblico dal palato meno sopraffino. Ebbene così non è stato. Ancora una volta il teatro Verdi, ha saputo offrire al suo pubblico, che per assistere a questa amatissima opera di Rossini è giunto da più parti d'Italia, da Austria, e da diversi paesi dell'Europa dell'Est, un'opera che ha incontrato la sua indiscussa approvazione. A comprovarlo, i lunghi applausi a scena aperta e le interminabili calorose esclamazioni di approvazione a fine spettacolo.

Giorgio Misseri ha cantato il difficile ruolo del Conte d’Almaviva. Un tenore dalla voce quasi sempre molto alzata in mezzo-falsetto, Misseri ha convinto il pubblico con la cavatina, «Ecco ridente in cielo», ed ancor di più in «Se il mio nome saper voi bramate», così come nei duetti e negli assiemi.

Florido vocalmente è stato il Don Bartolo di Domenico Balzani, cantante autenticamente rossiniano, un basso/baritono buffo con voce tonda, piena, cantante. Ottimamente eseguita con talento e gusto la singolare e pirotecnica aria «A un dottor della mia sorte», Balzani si distingue anche per le sue notevoli doti istrioniche. Il Figaro di Mario Cassi, basso rossiniano d'eccezione anch'esso, ha coinvolto da subito il pubblico con la spumeggiante e celeberrima cavatina «Largo al factotum», che ha raccolto lunghi applausi, vuoi per il carisma e la bravura dell'interprete, dalla voce chiara e dal fraseggio lesto ed elegante, vuoi perchè Figaro è Figaro ed è sempre emozionante poter ascoltare la celebre aria nell'elegante teatro triestino.

A completare il cast una Rosina brava, bella e maliziosa interpretata dalla giapponese Aya Wakizono, al suo debutto triestino. Ottima dizione per la mezzosoprano diplomata alla prestigiosa Università delle Arti di Tokyo che pur vivendo in Italia da poco più di tre anni sembra avere un talento naturale per il tipo di repertorio rossiniano. Come molti suoi connazionali, la Wakizono è venuta in Italia per imparare quella che i molti giapponesi che studiano canto lirico definiscono la “tecnica italiana”, e grazie alla sua agilità canora ha già conquistato il pubblico dei più importanti teatri del nostro paese.

Molto applaudito anche il basso Giorgio Giuseppini che ha interpretato alla perfezione il subdolo Basilio.

Decisamente apprezzata infine la scelta di non cedere alla tentazione delle contaminazioni moderne nella regia di Giulio Ciabatti e nelle scene di Aurelio Barbato . Segno che tra tante reinterpretazioni più o meno riuscite che hanno contraddistinto negli anni questa celebre opera, il pubblico continua a preferire il classico. L'allestimento è del teatro lirico triestino.

A dirigere l'energico Maestro Francesco Quattrocchi. L'opera replica al Verdi fino a sabato 18 febbraio.

di Alessandra Ressa

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