Pd: i dirigenti di Trieste chiedono sanzioni contro Russo

L'ex senatore: «Provano con ogni mezzo ad evitare che il Partito si apra a nuove persone e idee. Se pensavano di intimidirmi si sbagliano di grosso»

Francesco Russo

I 4 dirigenti del Pd di Trieste (Giorgio Rossetti, Tarcisio Barbo, Roberto Treu e Adele Pino) fanno ricorso alla commissione di garanzia chiedendo una sanzione nei confronti di Francesco Russo. Nel documento si accusa l'ex senatore di "condurre la propria battaglia di rinnovamento non solo nelle sedi deputate ma utilizzando i mass media", si parla in particolare di alcune dichiarazioni al quotidiano locale sull'assemblea provinciale del Pd dello scorso 13 giugno.

In questa sede Russo aveva chiesto di aprire una nuova fase congressuale, ricevendo solo 7 voti favorevoli e 31 contrari. Nel suddetto articolo, pubblicato il giorno dopo, l'esponente del Pd avrebbe definito Rossetti, Barbo, Treu e Pino «dei dinosauri orlandiani e dei Rosatiani, dei vecchi che tengono in ostaggio i giovani». Parole che i 4 firmatari del ricorso hanno definito «una lampante dimostrazione di incapacità di mettersi al servizio del partito, preferendo coltivare ambizioni personali di leadership».

«Il vero motivo? - spiega Russo in un post su Facebook - La mia azione politica sarebbe irrispettosa e volta, come scrivono nel ricorso, a raccogliere consensi “al di fuori del Partito anche in aree poco omogenee agli ideali e ai valori” del PD.  Non entro neanche nel merito di affermazioni che sembrano avallare l’idea che esistano voti “puri” ed “impuri”. Dico solo una cosa: in campagna elettorale avevo promesso di non cambiare partito ma di provare a cambiare il mio Partito: anche per questo mi avete dato così tanta fiducia».

«I 4 dirigenti - continua il post -, evidentemente non la pensano allo stesso modo e stanno provando con ogni mezzo ad evitare che il Partito si apra a nuove persone, a nuove idee. A loro vorrei lanciare un messaggio chiaro: se pensavano di intimidirmi, si sbagliano di grosso. Non saranno le carte bollate a fermare quel cambiamento che i cittadini ci chiedono a gran voce».

In una successiva dichiarazione, Russo ha argomentato ulteriormente spiegando che «Ressani in una prima fase ha provato a tenere insieme tutti con una nuova segreteria, poi ha verificato l’impossibilità di allargare ad esponenti della società civile oltre i confini del partito. Quindi, dopo le sue dimissioni, se posso usare un termine calcistico mi sembra che ai 4 dirigenti sia scappato un “fallo di frustrazione”, peraltro inconsistente dal punto di vista giuridico rispetto ad una battuta che rientra nella normale dialettica politica».

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«Qualcuno - ha poi concluso - ha parlato di un colpo di coda della vecchia guardia che non vuole rassegnarsi, ma questo non cambia le cose e continueremo a lavorare per un partito aperto e rinnovato fin dal prossimo congresso. C’è la possibilità di interpretare i valori che abbiamo con modalità nuove, e abbiamo tutta l’intenzione di farlo».

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