Sanità, Camber (Fi): «Pericoloso unificare pronto soccorso e medicina d'urgenza»

Il consigliere: «Il rischio è una struttura mastodontica e poco sicura». Delli Quadri: «C'è una legge e una delibera regionali e un'intesa regione-università»

Il consigliere comunale Piero Camber ha avanzato in consiglio comunale una mozione urgente per invitare il sindaco a «intervenire presso l'assessore Regionale alla Sanità Telesca, affinché non si attui la fusione tra Pronto Soccorso e Medicina d'urgenza presso il nostro Ospedale di Trieste».
Alla base della mozione, la dichiarazione del direttore generale dell'Asuits Nicola delli Quadri che, convocato per la presentazione della bozza di atto aziendale, ha reso noto che «Pronto soccorso e medicina d'urgenza saranno unificati, come già avvenuto in altri contesti regionali e previsto negli atti regionali».
 
«Già nella Delibera di Giunta Regionale 929/2015 allegato 2, scheda relativa all'azienda Ospedaliero-Universitaria di Trieste, - dichiara Camber nella mozione - non risultava riportata la Medicina d'urgenza quale struttura complessa e che tale funzione risultava accorpata al Pronto soccorso in una Struttura complessa denominata di Pronto soccorso e Medicina d'urgenza. Quest'ultima garantisce il trattamento e la degenza semintensiva sia per i malati gravi e urgenti che provengono dal Ps, ma anche per degenti presso altri reparti dell'ospedale, sia di area medica che chirurgica, che si aggravano e necessitano di più elevata intensità di cure, con oltre 2.200 ricoveri l'anno».
 
«La determinazione regionale di cui sopra - argomenta Camber - non tiene conto delle peculiarità della Medicina d’urgenza di Trieste, che si diversifica assai dagli altri servizi di Medicina d’urgenza della regione, con cui condivide soltanto il nome per ragioni storiche, ma non certo l’ attività in quanto la complessità di patologie trattate risulta ben maggiore rispetto a quella degli altri omonimi servizi della regione, come oggettivamente riscontrabile dall’esame degli indici di case mix. La particolare gravità e complessità dei pazienti trattati esige ovviamente un’organizzazione peculiare a ciò dedicata, che non può essere annullata ex abrupto senza conseguenze per gli stessi pazienti».

Il consigliere paventa quindi il rischio che «dalla fusione potrebbe nascere, sotto un’ unica direzione, una mastodontica struttura complessa di circa 39 medici (26 PS e 13 MU) e 180 operatori tra infermieri, operatori socio sanitari, ausiliari, con una dotazione di 48 posti letto (16 del PS e 32 della MU), dei quali 19 semintensivi (8 PS e 11 MU); macronumeri che non consentirebbero di garantire, sull'arco delle 24 ore, livelli ottimali di qualità e di sicurezza sulle prestazioni ottenibili, compatibilmente con le peculiarità demografiche della Città di Trieste»

Secondo Camber, i motivi della scelta non sarebbero nemmeno imputabili a motivi di contenimento delle spese, «giacché il Decreto del Ministro della Salute 2 aprile 2015 n.70 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera” stabilisce in 17.5 lo standard minimo di posti letto che deve presentare una Struttura Complessa, evidenziando che   la Medicina d'urgenza ne ha 32, di cui 11 di terapia subintensiva, quindi quasi il doppio rispetto al minimo standard»

«Pare infine evidente - continua Camber - nella bozza di atto aziendale un’illogica disparità di trattamento che subirebbe la Medicina d’urgenza rispetto ad altri reparti che manterrebbero lo status di struttura complessa, pur presentando standard inferiori ai minimi indicati dal sopra citato decreto ministeriale e/o addirittura non essendo previsti dalla DGR 929/15, in base a cui viene disposta l’unificazione (= soppressione) della Medicina d’urgenza di Trieste, dopo oltre 40 anni di eccellente servizio a favore dell’intera città».

Così replica Nicola delli Quadri, direttore generale Asuits: «C'è una legge regionale, una delibera regionale e un protocollo d'intesa fra regione e università. Non ho nulla da aggiungere».

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