Ferriera, parla un dipendente: «Arvedi non rispetta quello che firma»

Le parole di Luigi Pastore, uno dei 30 operai della Ferriera ed ex dipendente Lucchini, in una lettera aperta al Sindaco ed alla cittadinanza

Condividiamo qui sotto una lettera aperta al Sindaco ad alla cittadinanza scritta da Luigi Pastore, uno dei 30 operai della Ferriera ed ex dipendente Lucchini riguardo al mancato rispetto di uno dei punti fondamentali dell'Accordo tra Lucchini, Siderurgica Triestina, Organizzazioni Sindacali e Confindustria.

«Sono Luigi Pastore, uno dei 30 operai della Ferriera, ex dipendente Lucchini , che secondo l’Accordo sottoscritto in data 23 settembre 2014 tra Lucchini, Siderurgica Triestina, Organizzazioni Sindacali e Confindustria , saremmo dovuti rientrare al lavoro dalla cassa integrazione entro il 31-12-2016. Il punto 4 di tale Accordo prevedeva inoltre per noi “percorsi formativi finalizzati alla riqualificazione e funzionali a ridurre i tempi del loro reinserimento lavorativo”. A tutt’oggi , scaduta la data prevista dall’Accordo , non siamo stati riassunti né abbiamo frequentato alcun corso specifico finalizzato al rientro lavorativo anticipato ( i corsi si sarebbero dovuti svolgere durante il periodo di cassa integrazione). Le trattative sono poco chiare, i sindacati non si sono mai occupati del nostro problema, lasciandoci con trattative complesse da sbrigare in solitudine. Veniamo chiamati dai consulenti del lavoro e ci vengono fatte offerte umilianti e impossibili da accettare oppure ci viene proposta, solo ora, in prossimità della scadenza della cassa integrazione , la preventiva frequentazione di corsi per professionalità talvolta non compatibili con lo stato di salute di alcuni di noi. Adottano qualsiasi tattica per ritardare, forse all’infinito, il nostro rientro in Azienda. Tra di noi ci sono molti operai con patologie serie, come tumori, da tenere sotto controllo; persone che dovrebbero essere già in pensione ma con le leggi attuali ciò non é possibile; operai lasciati a casa per 3 anni con 800 euro al mese , a volte anche con figli a carico e quindi con le relative problematiche sociali, economiche e psicologiche. Desta infine molto stupore che questi problemi a carico di persone in difficoltà economiche e soprattutto di salute avvengano in uno stabilimento afferente al cav. Arvedi, uomo che pubblicamente si professa buon cattolico e quindi sensibile ai problemi del prossimo. Rivolgiamo un appello al sindaco a cui chiediamo un incontro urgente, senza l’intervento di sindacalisti e politici, per renderlo partecipe di quanto ci sta accadendo e chiedere il suo interessamento affinchè le procedure e gli Accordi vengano rispettati correttamente. Trieste, 9 gennaio 2017»

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