Agenda: dal 20/1 Partono al Gopcevich i " giovedi' di Tullio "

   “I giovedì di Tullio” è il titolo del ciclo di conversazioni e proiezioni realizzato nell’ambito della mostra “La coscienza di Tullio Kezich e le sue città: Trieste, Milano, Roma”- promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Trieste –...


"I giovedì di Tullio" è il titolo del ciclo di conversazioni e proiezioni realizzato nell'ambito della mostra "La coscienza di Tullio Kezich e le sue città: Trieste, Milano, Roma"- promossa dall'assessorato alla Cultura del Comune di Trieste - che è stato presentato oggi a Palazzo Gopcevich dall'assessore alla Cultura Massimo Greco.
La mostra dedicata a Tullio Kezich - allestita nella sala "Attilio Selva" di Palazzo Gopcevich, visitabile fino al 13 marzo (con orario 9-19) - a un anno dalla sua scomparsa, prosegue l'omaggio della sua città natale al grande critico cinematografico, uomo di lettere, drammaturgo e produttore.
Realizzata dalla Direzione dei Civici Musei di Storia ed Arte-Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" in collaborazione con Associazione Anno Uno, La Cappella Underground, Associazione Alpe Adria Cinema e La Contrada-Teatro Stabile di Trieste.

Il ciclo di conversazioni e proiezioni - che inizieranno sempre alle ore 17.30, a ingresso libero - prenderà il via giovedì 20 gennaio e continuerà fino al 10 marzo con otto appuntamenti, coordinati da Sergio Grmek Germani, imperniati sulla cinematografia di Kezich quale critico, spettatore, sceneggiatore e produttore, nonché letterato e autore di teatro.

Alla conferenza stampa erano presenti inoltre il coordinatore del comitato scientifico Stefano Bianchi assieme agli altri membri Sergio Grmek Germani (Associazion Anno Uno), Annamaria Percavassi (Alpe Adria Cinema), Daniele Terzoli (La Cappella Underground). E' intervenuto anche Francesco Macedonio per il Teatro Stabile La Contrada.
"Questo ciclo dedicato a Kezich - ha sottolineato Massimo Greco - sarà un ulteriore omaggio a un grande triestino e un dovuto e interessante approfondimento per conoscere la sua vasta produzione attraverso i tre periodi trascorsi a Trieste, Milano e Roma, città che segnarono in vari modi la sua vita nei numerosi ambiti in cui concentrò la stimata e ricercata attività lavorativa".
E' stata quindi ricordata la figura di Kezich anche dal punto di vista umano, con diversi riferimenti ai registi e autori con cui lavorava in sintonia, dai registi Ermanno Olmi, Federico Fellini, Gianfranco Mingozzi. "Un grande amico, una grande persona, con cui l'intesa era immediata - ha detto Francesco Macedonio -. Lavorare con Tullio era facile perché io e lui ci capivamo anche senza parlare. Ricordo con nostalgia i bei momenti durante la lavorazione de "L'Americano a San Giacomo" , "I ragazzi di Trieste" o "Un nido di memorie", l'ottimo rapporto con gli attori, Orazio Bobbio e Ariella Reggio, e la straordinaria capacità di caratterizzare lo spirito del divertimento dello spettacolo popolare e della tradizione letteraria triestina, reinventando la scrittura vernacolare".


PROGRAMMA

I GIOVEDÌ DI TULLIO


LA SCRITTURA DI TULLIO, intervento di Elvio Guagnini (Università di Trieste)
Segue videoproiezione di Noi che abbiamo fatto "La dolce vita" (2009) di Gianfranco Mingozzi, con le testimonianze di Tullio Kezich e altri sulla realizzazione di La dolce vita (1960) di Federico Fellini (durata 85')
Nella frequentazione di Tullio Kezich come studioso e collaboratore dell'opera di Fellini, La dolce vita è il momento centrale: così come questo film-summa è al centro di tutta l'opera di Fellini e di tutto un momento glorioso del cinema italiano. Dopo essersene occupato con un libro memorabile sulle riprese del film, Kezich ne riracconta alcuni momenti in questo prezioso film-documento, ultima opera di un cineasta marginale e importante come Mingozzi, coprodotta dalla Fondazione Federico Fellini. Mingozzi e Kezich non sono gli unici a rendere per il documentario un'ultima testimonianza: vi compaiono infatti anche il cosceneggiatore Tullio Pinelli e il produttore Dino De Laurentiis, scomparsi nel frattempo. Vi si vedono inoltre alcune delle splendide attrici del film (Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Magali Noël, Anita Ekberg, l'interprete mancata Luise Rainer) e alcuni altri interpreti e collaboratori (Adriano Celentano, Jacques Sernas, Umberto Orsini, Giulio Questi, Riccardo Garrone, John Francis Lane, Enzo Doria, Giulio Paradisi). Un cast che, pur avendo perduto quanti già scomparsi (come Mastroianni, Cuny, Nico, Flaiano, Brunello Rondi, padre Arpa) o allontanatasi dal cinema (Franca Pasut), si rende un prolungamento di quel film summa. La proiezione ben completerà l'intervento su Kezich scrittore, sia perché il film di Fellini contiene una stratificazione di scritture, sia perché è uno dei film su cui più si è scritto reinventandolo (anche da parte di Kezich), sia infine perché contiene un personaggio (l'intellettuale Steiner di Cuny) che pone il cinema di fronte all'universo della scrittura con tutte le sue luci ed ombre.

Giovedì 27 gennaio ore 17.30
SUI SENTIERI DEL WEST, intervento di Sergio Grmek Germani (Anno uno)
Segue videoproiezione di Ombre rosse (Stagecoach, 1939) di John Ford, da Guy de Maupassant, il film più amato da Tullio Kezich (durata 96')
Uscito in Italia già nel 1940, prima del blocco autarchico del cinema americano, il film trova Kezich appena dodicenne. La sua passione per questo film prediletto, e visto e rivisto più di ogni altro, s'inserirà perciò piuttosto nella maturazione adolescenziale di Kezich spettatore e giovanissimo critico negli anni dell'immediato dopoguerra, che lo porteranno a diventare anche massimo cultore italiano dell'universo western insieme a un altro critico triestino, Tino Ranieri. Il film di Ford, che presto fu eletto a classico, opera d'elezione di cineasti come Orson Welles, ha forse oggi presso i fordiani la fama di opera un po' troppo "accademica" rispetto ad altri capolavori più sottovalutati del regista. Ma è un'impressione sbagliata, ben smentita dalle predilezioni di Welles e dello stesso Kezich, o a distanza da come un altro cultore western proveniente dalla nostra regione, Carlo Gaberscek, vi veda l'importante trattamento della Monument Valley, luogo mitico per eccellenza dell'universo fordiano. Questo film interpretato dall'icona John Wayne, dal personaggio di prostituta redenta di Claire Trevor, da quella del medico ubriacone Thomas Mitchell, dal futuro personaggio horror e tarantiniano di John Carradine, ha non a caso un'importante fonte letteraria (Boule de suif di Maupassant), e in tutti i film amati da Kezich fa capolino almeno un riferimento letterario: qui infatti ve n'è più d'uno, entrandovi anche l'ispirazione elisabettiana, che oltre a Shakespeare include un altro John Ford.

Giovedì 3 febbraio ore 17.30
KEZICH PRODUTTORE RAI, intervento di Daniele Terzoli (La Cappella Underground)
Segue videoproiezione di Sandokan (I e II episodio, 1976) di Sergio Sòllima, da Emilio Salgàri (durata 116')
Uomo d'azione e produttore Kezich lo fu anche su quel territorio che unisce cinema e televisione, e che tocca le collaborazioni con Rossellini e con altri cineasti, tra cui il triestino Giraldi cui Tullio affiderà i film più legati alle comuni radici (da Quarantotti Gambini e Stuparich); tocca anche progetti non realizzati come quelli per la tv di Mario Camerini (da Giuseppe Dessì a Verne). Da un film di Camerini si realizzerà invece un informale remake televisivo di Franco Rossi in cui l'interprete principale (nel ruolo di Ulisse), Bekim Fehmiu, diventa per gli spettatori italiani il massimo divo esotico insieme al Kabir Bedi di questo film salgariano. Kezich fu qui più suggeritore che produttore in prima persona, ma ciò rende il suo ruolo particolarmente sintomatico di come egli abbia sempre calato nella produzione televisiva le proprie passioni da lettore, a cominciare dal riferimento a Svevo, ma a includere anche Emilio Salgàri, di cui si celebra quest'anno il centenario della morte. Altri interpreti dell'adattamento salgariano, rimasti come Bedi nella memoria degli spettatori, sono Philippe Leroy, Carole André, Adolfo Celi, Andrea Giordana, Milla Sannoner. La regia è affidata significativamente a uno dei registi affermatisi nel western e nel film d'azione italiani.

Giovedì 10 febbraio ore 17.30
IO NON SONO IL GENERALE DELLA ROVERE, intervento di Sergio Grmek Germani (Anno uno)
Segue videoproiezione di Il terrorista (1963) di Gianfranco De Bosio, cosceneggiato da Luigi Squarzina, prodotto da Tullio Kezich (durata 100')
In un periodo del cinema italiano, l'inizio degli anni '60, in cui il ritorno a temi resistenziali sembra rinnovare la stagione neorealistica, e dove Rossellini trova il suo secondo momento di gloria (che si prolunga anche nel televisivo L'età del ferro prodotto nel 1964 da Kezich), il critico triestino produce uno dei film più originali del momento, che contiene una ricostruzione storiograficamente accurata delle componenti politiche del CLN, con una reinvenzione cinematografica capace di unire il ramo dimenticato del Partito d'Azione (da cui proveniva il coproduttore della Galatea Nello Santi e a cui fa riferimento il protagonista) alle figure individualiste del western e del noir americani frequentati con passione da Kezich. Il tutto calato in una ambientazione veneziana accuratissima e affascinante, coinvolgendo uomini di teatro tra i realizzatori e tra gli interpreti (da Giulio Bosetti a José Quaglio a Tino Carraro, uniti a un ancora non "mostro del mimetismo" come Gian Maria Volonté o rivelandone se vogliamo un aspetto brechtiano). Tra gli interpreti compaiono anche i felliniani Anouk Aimée e Philippe Leroy, la futura intrattenitrice televisiva Raffaella Carrà e l'editore vicentino Neri Pozza (nel ruolo dell'avvocato Pucci), che pubblicherà anche un libro sul film, cui collaborerà Tino Ranieri. L'opera d'esordio di De Bosio prodotta da Kezich rimarrà tra i film politici più generosamente inattuali del cinema italiano, capace di chiosare anche le riletture resistenziali in epoca di ben diversi terrorismi italiani.

Giovedì 17 febbraio ore 17.30
KEZICH E IL TEATRO TRIESTINO, intervento di Francesco Macedonio (Teatro Stabile La Contrada)
Segue videoproiezione di brani dagli spettacoli prodotti da La Contrada su testi di Tullio Kezich, la "trilogia triestina" (L'americano di San Giacomo, 1998; Un nido di memorie, 2000; I ragazzi di Trieste, 2004) e L'ultimo carnevàl (2002)
I documenti degli spettacoli teatrali scritti da Kezich, di cui qui si presenta un'antologia curata da La Contrada, pur non potendo rendere lo spirito più intimo dell'evento teatrale, ne trasmettono tuttavia i caratteri essenziali: quella reinvenzione della scrittura vernacolare in cui Kezich ha colto insieme il divertimento dello spettacolo popolare e il filo con tutta la tradizione letteraria triestina. C'è tuttora da auspicare che questi testi possano essere ripresi per delle regie televisive, come sicuramente Kezich avrebbe gradito. Testimonianze come quella di Macedonio, o di Ariella Reggio che con Orazio Bobbio li interpretò amorosamente, mettono in luce come essi si unissero anche all'amore per gli attori che Kezich rivolse a tutte le forme di spettacolo.

Giovedì 24 febbraio ore 17.30
DA SVEVO ALLA COMMEDIA ALL'ITALIANA, intervento di Annamaria Percavassi (Alpe Adria Cinema)
Segue videoproiezione di Venga a prendere il caffè da noi (1970) di Alberto Lattuada, da Piero Chiara, cosceneggiato da Tullio Kezich (durata 98')
Una splendida commedia grottesca di Lattuada che ben si inserì nel rinnovamento vitale della "commedia all'italiana" agli inizi degli anni '70, insieme ad altri capolavori di Risi, Comencini, Festa Campanile, Monicelli, Salce ed altri. Spesso questi film partivano da fonti letterarie, ma raramente come in questo caso la fonte si ampliava ad altre. Il film interpretato da un grande Ugo Tognazzi e dal terzetto di "mostruose" grazie interpretate da Francesca Romana Coluzzi, Angela Goodwin e Milena Vukotic, traeva spunto dall'opera di Piero Chiara, che compariva anche in un breve ruolo d'attore (nella parte di Pozzi). Ciò che forse si era trascurato di notare era il fatto che per il cosceneggiatore Kezich il film ben si univa alla reinvenzione di situazioni sveviane: in una sorta di Senilità o Zeno in cui il protagonista non era più spinto a spostamenti o rinunce di passione ma si trovava di fronte a un universo di presenze che lo sottraevano alla scelta.

Giovedì 3 marzo ore 17.30
TROUVER TRIESTE, intervento di Annamaria Percavassi (Alpe Adria Cinema)
Segue videoproiezione di Cuori senza frontiere (1950) di Luigi Zampa, con Tullio Kezich interprete e segretario di produzione (durata 87')
Un film nel quale il set è andato oltre ai motivi da postneorealismo pacifista con cui vi si era avvicinato Zampa. I ragazzi di Trieste, i cinefili Kezich, Cosulich e Giraldi, hanno forzato la mano in più sensi, sperimentandovisi già produttori (soprattutto Kezich) e in ogni caso mine vaganti del cinema romano. I ruoli che Kezich e Cosulich si sono scelti come attori nel film, rispettivamente di ufficiale jugoslavo e ufficiale sovietico, sono delle piccole provocazioni verso le iconografie che terrorizzavano l'immaginario triestino. Cosceneggiato da Piero Tellini, che diventerà esponente marginale di un certo postneorealismo della piccola gente, il film interpretato da Gina Lollobrigida (doppiata da Lidia Simoneschi), Raf Vallone, dal veneto Cesco Baseggio, dal desichiano Enzo Staiola e da Ernesto Almirante, trova nell'ambientazione attorno a Santa Croce un'anima di confine che lo rende documento prezioso.

Giovedì 10 marzo ore 17.30
NELLA MITTELEUROPA DEL CINEMA, intervento di Daniele Terzoli (La Cappella Underground)
Segue videoproiezione di La leggenda del santo bevitore (1988) di Ermanno Olmi, da Joseph Roth, cosceneggiato da Tullio Kezich (durata 127')
Tra i rapporti di Kezich con i registi italiani, quello con Olmi è il più importante insieme al rapporto con Fellini. Si tratta di un rapporto prolungatosi nel tempo, da Un metro lungo cinque e Il posto (dove nel 1961 Tullio è anche attore, interpretandovi il suo maggior ruolo nel cinema) attraverso I recuperanti fino a questo film tratto da Roth, quindi dall'Olmi proveniente dal cortometraggio e documentario industriale fino alla maturità narrativa del regista, capace di unire anche cast e motivi internazionali alle proprie radici bergamasche: compresenza che nell'attività di Kezich assume percorsi diversi ma molto in assonanza con quelli di Olmi. Interpretato da Rutger Hauer, Anthony Quayle e Sandrine Dumas, il film si avvale della fotografia personalissima del friulano Dante Spinotti.


Gli appuntamenti saranno completati da materiali di documentazione, con la collaborazione di RAI Teche, Archivio Cinema del Friuli Venezia Giulia, Videoest, La Cappella Underground, Alpe Adria Cinema, Anno uno.

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