La potenza del Nabucco inaugura il 2019 al Verdi (RECENSIONE)

Un cast di livello, un allestimento scenico monumentale con elementi di design contemporaneo, luci dagli effetti spettacolari e sontuosi costumi

Potente ed elegante il Nabucco rappresentato ieri, venerdì 18 gennaio, al Verdi. Una prima rappresentazione diretta dal maestro Christopher Franklin con un cast di livello e un allestimento non da meno. Non è semplice rendere giustizia a una delle punta più alte dell'arte italiana e a un'ambientazione biblica da kolossal cinematografico, l'opera che ha segnato la rinascita di Verdi consacrandolo alla fama internazionale dopo una lunga serie di lutti familiari e il fiasco dell'opera comica “Un giorno di regno”. Una partitura, quella del Nabucco, spesso vittima di esperimenti contemporanei discutibili, con la famiglia reale assira in giacche e tailleur su palcoscenici spogli e desolanti. In questo caso, fortunatamente, la forza evocativa del contesto storico non è stata snaturata. 

Monumentali ma non “polverose” le scene di Emanuele Sinisi, capaci di rievocare l'impero assiro-babilonese ma con elementi di freschezza: l'eliminazione dei particolari, senza il kitsch dei falsi geroglifici, il tocco di contemporaneità nelle architetture e gli arredi di scena come il trono – monolite e l'idolo - destriero. Originale l'idea di non infrangere l'idolo nel climax musicale poco prima dell'intervento corale “Divin prodigio”, ma di calare lentamente i frammenti dall'alto dopo la tempesta, sulle note maestose di “Torna israello” e “Immenso Jeovha”.

Dinamico e spettacolare il lavoro di luci a cura di Fiammetta Baldiserri, che trova forse l'espressione più alta nell'aria più conosciuta. Il "Va' pensiero", appunto, diventa una processione a lume di candela, che parte in sordina dal fondo del palco (prova non facile, ma superata, per il coro diretto dal maestro Francesca Tosi) e termina avanzando in crescendo sul proscenio. Una scelta felice, quella di ridurre le luci all'osso per concentrarci sull'essenzialità della musica e sulla sacralità di quella che è a tutti gli effetti una preghiera. Difficile per lo spettatore mantenere la connessione con l'episodio biblico visto l'assordante “rumore di fondo” che vortica attorno a quest'aria, colonna sonora dell'irredentismo, poi inno della Padania, ripreso finanche da Zucchero Fornaciari e infine macellato e inscatolato in mille jingle pubblicitari.

In continuità e coerenza con la scenografia, i sontuosi costumi di Simona Morresi hanno integrato con sapienza l'iconografia storica e la contemporaneità, eliminando i fronzoli senza perdere in ricchezza.

Uno strutturato lavoro di regia, quello di Andrea Cigni e di Danilo Rubeca (regista di presa), che ha dichiarato “Abbiamo voluto dar vita a una recitazione naturale e moderna, per raccontare la storia senza sovrastrutture”.

Musicalmente, la direzione di Christopher Franklin è stata precisa e coesiva di un insieme ben assortito. A partire dal tonante e applaudito Nabucco di Giovanni Meoni, esperto nel repertorio belcantistico belliniano e donizettiano, ma sicuramente a suo agio anche con Verdi. Amarilli Nizza torna ancora una volta sul palco del Verdi per dar vita a un'Abigaille duttile e versatile. Un personaggio dai forti chiaroscuri, spesso gridato e interpretato caricaturalmente, ma in questo caso ben modulato sia nei sovracuti deliri di onnipotenza sia nei sospiri dell'agonia finale. Altro gradito ritorno, quello di Nicola Ulivieri (Zaccaria) che non delude mai le aspettative generate dal curriculum e dalle sue collaborazioni con Abbado e Zubin Mehta. Buona prova anche per il giovane triestino Riccardo Rados (Ismaele) e la bellissima Aya Wakizono (Fenena). Nell'orchestra si sono distinti il corno inglese di Giovanni Scocchi (nell'aria conclusiva "Su me morente") e il violoncelo di Tullio Zorzet (preponderante in "Vieni o levita"), il tutto in una cornice orchestrale di crescente livello.

Così ha dichiarato il sovrintendente Stefano Pace: "E'stato un grande sforzo produttivo, supportato da tutte le forze del teatro. Una serata riuscitissima, l'inizio di un nuovo anno che sarà sicuramente di buon auspicio".

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