Migranti, Savino (FI): «Rischio razzismo colpa del buonismo della sinistra»

La parlamentare e coordinatrice forzista Fvg: «Il garante porti rispetto per una comunità che esprime legittimamente la sua posizione e preoccupazione su temi delicati come quello dell’immigrazione»

«L’assurda figura del garante regionale dei diritti della persona, incarnata come aggravante dall’ideologo anti-crocifisso Walter Citti, invece di pontificare usando la solita retorica integrazionista da quattro soldi e tritando in ballo perfino l’Onu, farebbe bene ad applicare i propri buoni consigli cominciando a portare rispetto per una comunità come quella di Fossalon, che esprime legittimamente la sua posizione e preoccupazione su temi delicati come quello dell’immigrazione». Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare e coordinatrice regionale di Forza Italia FVG.

«E allo stesso modo - aggiunge l’esponente forzista -, dovrebbe prendere atto e ammettere che se la tensione sociale si alza nei nostri comuni, è non solo a causa della gravità del fenomeno migratorio ma soprattutto dell’ottuso buonismo che guida le azioni e i fallimenti della sinistra, da Roma a piazza Unità. E non certo di chi, come Roberto Marin, si fa interprete di un malcontento che esiste e che sta crescendo».

«Sul coinvolgimento, poi - aggiunge la parlamentare - dei figli delle persone che hanno deciso di esprimere sempre pacificamente ma con determinazione la propria contrarietà all’arrivo di profughi nel comune di Grado, la sinistra dovrebbe avere il pudore di tacere e vergognarsi, visto che non si fa assolutamente problemi a sbattere davanti alla telecamera primi piani di bambini, mettendoli in rete e usandoli come armi politiche e di ricatto morale per combattere la propria battaglia sullo ius soli».

«Walter Citti si renda conto che se questo Paese corre un serio rischio razzismo lo dobbiamo solo a figure come quelle del garante regionale dei diritti della persona, totalmente incapaci di ascoltare il polso della società e barricate dietro il filo spinato della propria cortina di ferro ideologica», conclude Sandra Savino.

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