Migranti, Serracchiani: «Calcioxenia, il calcio come ponte per l'integrazione»

Nasce il progetto Calcioxenia in cui giovani migranti e ragazzi italiani si alleneranno e giocheranno a calcio per promuovere l'integrazione

«Sul tema dell'immigrazione non si nascondono i problemi, le difficoltà o gli errori, ma la vera differenza la fa chi trova le soluzioni e non chi attribuisce le responsabilità. Ecco perché un progetto come questo rappresenta un investimento soprattutto in termini di conoscenza». Lo ha detto, a Udine, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, alla conferenza stampa di presentazione del progetto Calcioxenìa, alla quale ha partecipato assieme all'assessore regionale a Sport e Solidarietà, Gianni Torrenti, al presidente e al vicepresidente della Lega calcio Friuli collinare, Daniele Tonino e Fabrizio Pettoello, e a tutti i soggetti che hanno dato vita a questo progetto di inclusione e integrazione dei giovani richiedenti asilo. Il progetto prevede che giovani migranti e ragazzi italiani, anche sportivi praticanti, si allenino e scendano in campo per giocare a calcio insieme, per poi condividere il famoso terzo tempo fatto di convivialità e amicizia. «Poiché abbiamo paura di ciò che non conosciamo - ha sottolineato la presidente - l'unico modo per non avere paura è conoscere».

Calcioxenìa (xenìa nell'antica lingua dei greci significa ospitalità) è sostenuto dalla Regione e coinvolge al momento 82 giovani provenienti da Pakistan (39), Afganistan (31), Guinea (3), Gambia (3), Mali (2), Iran (1), Bangladesh (1), India (1) e Iraq (1).

Il progetto si basa sulla conoscenza reciproca, sulla socializzazione, sull'inserimento sociale e sull'inclusione culturale attuate attraverso il modello sportivo. Il calcio, la più popolare in Italia tra le discipline sportive, aiuta l'immediatezza nella percezione di alcuni princìpi basilari come il gioco di squadra, lo stare assieme, l'unirsi attorno a un obiettivo comune. Lo sport, per antonomasia, è il luogo dove si superano pregiudizi, differenze e diffidenze. "Ci auguriamo perciò che questo progetto sperimentale possa essere replicato - ha spiegato Torrenti - anche in altri contesti". "Il metodo che la disciplina sportiva impone - ha proseguito Torrenti - è fatto di regole fondamentali per la crescita dell'individuo, non così scontate per giovani persone che hanno dei trascorsi spesso drammatici e provengono da culture diverse dalla nostra. Lavorare in gruppo e sotto la guida di qualcuno non può che favorire gli aspetti positivi dell'integrazione".

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Calcioxenìa si svolge con la collaborazione delle associazioni sportive e della Caritas Arcidiocesi di Udine, della Comunità di Tramonti, dell'ICS Trieste e della Onlus Nuovi Cittadini Udine. Finora i giovani aspiranti calciatori che si allenano all'aperto nel campo dei Rizzi a Udine e nella palestra dell'Enaip hanno partecipato a trenta sessioni di allenamento assieme a settanta calciatori locali. A chiusura di questa prima fase dell'esperienza, è in programma a un torneo di calcio a dodici squadre che si terrà a Villa Santina il prossimo 12 febbraio.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus: i sintomi, come si trasmette e come proteggersi

  • Coronavirus, spopola sul web il nuovo grafico di un ricercatore di Trieste

  • Coronavirus, numeri choc alla casa di riposo La Primula: 39 su 40 positivi

  • Nuova ordinanza Fvg: confermato blocco fino a Pasquetta e obbligo di mascherine e guanti nei supermercati

  • Coronavirus, in Fvg cala il numero dei contagiati e cresce quello dei guariti

  • Coronavirus, Trieste tra le città più colpite del Nordest

Torna su
TriestePrima è in caricamento