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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Intervista con l'esperto

Quando e perché gli orsi attaccano l'uomo (e cosa fare in caso di incontro ravvicinato)

La tragedia avvenuta in Trentino ha riportato a galla il tema dei comportamenti violenti di questi animali. Ma cosa li provoca? L’intervista a Marco Antonelli, zoologo di Wwf Italia

La morte di Andrea Papi, il runner di 26 anni aggredito e ucciso da un orso nei boschi sopra Caldes, in provincia di Trento, ha riportato in auge i problemi di "convivenza" tra questi animali e l’uomo e della gestione degli esemplari definiti "problematici". In Italia è presente l’orso bruno, che può essere Alpino o Marsicano, con quasi 200 esemplari dislocati in tre zone: il Trentino occidentale (dove sono oltre un centinaio), la zona al confine tra Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia e l’Appennino centrale che comprende Abruzzo, Lazio e Molise.

Parliamo di un animale che nei maschi può raggiungere i due metri e mezzo di altezza e i 130 kg di peso, mentre nelle femmine le misure sono più ridotte. Nonostante l’orso bruno non sia imponente come i suoi parenti americani (Grizzly e Kodiak) rimane un grande spettacolo della natura e un avversario impari in caso di confronto diretto con un essere umano.  Ma come si comporta questo animale? Cosa si deve fare in caso di “incontri ravvicinati”? C’è un modo per risolvere il problema senza soluzioni drastiche come l’abbattimento? Lo abbiamo chiesto a Marco Antonelli, zoologo del Wwf: "L’orso non ci vede come una preda, è fondamentale sottolinearlo. I rari casi di aggressione sono sempre comportamenti difensivi, con l’animale che vede l’uomo come un pericolo e attacca per paura".

Perché un orso attacca

L’orso vive soprattutto nei boschi e nelle foreste, raramente si avvicina alle zone agricole e soltanto in cerca di cibo. Come tutti gli animali selvatici è schivo e timido, se può scappa alla vista dell’uomo ed evita il più possibile contatti indesiderati. Ma esistono casi in cui può diventare aggressivo, in situazioni di paura in cui vede minacciata la sua sicurezza o quella dei suoi piccoli: "Come tutti gli animali selvatici l’orso cerca di evitare ogni incontro con l’uomo - ha spiegato Marco Antonelli - quando questo avviene, la sua prima reazione è la fuga. Gli orsi, come gli esseri umani, reagiscono in modo diverso al pericolo, ma nel 60% dei casi si tratta di femmine con cuccioli, che agiscono in maniera aggressiva per difendere i propri cuccioli. Esistono poi i casi in cui sono i comportamenti dell’uomo ha provocare reazioni violente, come ad esempio andare in montagna con un cane senza guinzaglio: la presenza di un altro animale non controllato potrebbe generare un conflitto. Infine c’è l’effetto sorpresa: come nel caso del runner, è più facile sorprendere l’animale se andiamo veloci. In quel caso l’orso ha meno tempo do reazione e a incontri ravvicinati".

Cosa fare in caso di incontro

Certo, stare faccia a faccia con un orso è una situazione in cui nessuno vorrebbe trovarsi, ma se questo dovesse accadere l’importante è mantenere la calma, come spiegato dall’esperto del Wwf a Today: "Esistono diversi vademecum da seguire in caso di incontri con gli orsi. Ovviamente va ricordato che non è semplice mettere in pratica dei comportamenti quando ha un orso di fronte, ma è importante mantenere il sangue freddo. Se l’animale si trova a una distanza di 100-150 metri è possibile osservarlo, ma senza avvicinarsi oltre, per poi andare via una volta terminato. In caso di incontri ravvicinati la prima cosa da fare è segnalare all’orso la nostra presenza, anche parlando a voce alta. Senza urlare e fare movimenti bruschi, è necessario far capire all’animale che si trova in presenza di umani, dandogli modo di scappare. Per questo, in caso di passeggiate in montagna, è sempre consigliabile parlare o portare un campanello attaccato allo zaino, così da segnalare agli animali la nostra presenza ed evitare spiacevoli incontri".

I "problemi" di gestione e comunicazione

Come detto a inizio articolo, gran parte degli orsi presenti in Italia si trovano in Trentino e se oggi esiste una popolazione di oltre 100 esemplari in quella zona è grazie a un progetto iniziato negli anni ’90, "Life Ursus", che prevedeva ripopolamento di questa specie portata a un passo dall’estinzione con l’avvento dell’uomo. Ma come viene controllata questa convivenza? Proprio una migliore gestione potrebbe evitare che tragedie come quelle di Andrea Papi avvengano di nuovo: “Non tutti gli orsi sono dotati di radiocollare  - ha sottolineato Antonelli - per questo non è possibile tracciarli tutti. Ma migliorare il monitoraggio e la comunicazione è una strategia praticabile: fino allo scorso anno la Provincia di Trento aveva una pagina dedicata in cui era possibile segnalare la presenza di femmine con cuccioli, ma questa non è più in funzione. Mappare gli avvistamenti può essere un deterrente, ma le zone in cui possono verificarsi degli avvistamenti di orsi vanno segnalate anche sul territorio, con un’opportuna cartellonistica nei sentieri o nelle zone interessate. Una forma di comunicazione in cui la Provincia di Trento è stata molto carente negli ultimi anni".

"È bene ricordare che il rischio zero in montagna non esiste - ha aggiunto l’esperto - ma segnalando la presenza di femmine con cuccioli e utilizzando dei cartelloni informativi con le zone frequentate e i consigli utili, è sicuramente possibile diminuire le probabilità di rischio. Esiste poi, come extrema ratio, l’idea di legalizzare uno spray al peperoncino per orsi molto utilizzato in Nord America. Questo dispositivo, grande come una bomboletta, riesce a spruzzare una nube di peperoncino fino a una distanza di 5 metri. La sostanza ha un effetto irritante per le mucose dell’animale, che lascia così il tempo alle persone aggredite di allontanarsi. In Nord America funziona molto bene e inibisce gli attacchi senza provocare gravi conseguenze agli orsi, ma in Italia non è legale".

Tutte le possibili soluzioni

Il destino di Jj4, l’orsa responsabile della morte del runner 26enne, è ormai segnato, ma la soluzione al problema non è certo uno sterminio o una "deportazione" come ipotizzato in questi giorni da alcuni esponenti politici. La giusta strategia è sempre quella della prevenzione, come sottolineato dallo zoologo Antonelli: “Nel caso specifico, la rimozione del singolo esemplare può essere accettabile nel momento in cui migliora l’accettazione della popolazione nei confronti degli orsi, ma ragionare di pancia dicendo che vanno uccisi tutti o spostati altrove non è una soluzione. L’abbattimento deve essere sempre l’ultima opzione. Nella gestione degli orsi esiste un protocollo che viene applicato nei casi di conclamati comportamenti pericolosi, che prevede la rimozione dell’esemplare, ma non ci si può che opporre a tutto il resto, a chi chiede di dimezzare la popolazione o mandarli via. Soluzioni populiste e semplicistiche, prive di logica”.

In effetti, dopo averli portati all’estinzione e aver iniziato il ripopolamento con il progetto "Life Ursus", la strada giusta sarebbe proseguire al meglio con quel progetto, che al momento si trova in una fase di stallo: "La prima fase prevedeva che la popolazione di questi orsi, portati in Trentino dalla Slovenia, dovessero espandersi nelle zone alpine fino al raggiungimento delle 100 unità. Dopo oltre 20 anni abbiamo raggiunto quel numero e l’orso si è dimostrato in grado di adattarsi all’ambiente e di vivere in armonia, ma la fase successiva prevede una nuova espansione che non può avvenire a causa dell’uomo. La densità di orsi nel territorio del Trentino occidentale è molto alta, motivo per cui è anche più alta la probabilità di incontrarli. Andrebbero creati dei corridoi ecologici per permettere agli orsi di espandersi verso le zone vicine, in Lombardia, in Veneto e in Alto Adige. Spostamenti che gli animai adesso non riescono a fare perché bloccati dalle autostrade, dalle ferrovie e dalle coltivazioni che ne impediscono l’espansione". 

Eventi tragici come la morte di Andrea Papi non devono servire per aumentare l’odio verso una specie animale che ha agito per natura, ma possono aiutare a individuare i punti deboli della convivenza tra uomo e animali selvatici e le carenze in merito alla gestione messa in atto dalle amministrazioni. Educare e sensibilizzare la popolazione e attuare le dovute misure di sicurezza, a partire dalla comunicazione, sono i primi passi per prevenire questo tipo di tragedie. La convivenza tra specie e indispensabile, come il rispetto della natura e la sicurezza di ogni essere vivente, che si questo un orso, o un uomo.
 

Articolo originale su Today.it

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