A Parola data: "Pifferi e Pifferai "

Durante una trasmissione televisiva, a una precisa domanda sull'intenzione del cavalier Berlusconi di abolire l'IMU, il professor Mario Monti ha perso tutto il suo nordico aplomb e a stento ha trattenuto i bollori: probabilmente ha anche avuto...

Durante una trasmissione televisiva, a una precisa domanda sull'intenzione del cavalier Berlusconi di abolire l'IMU, il professor Mario Monti ha perso tutto il suo nordico aplomb e a stento ha trattenuto i bollori: probabilmente ha anche avuto qualche caduta di stile affermando "ma pensi cosa esce da quella bocca, se non lo ha fatto negli otto degli ultimi dieci anni che è stato al potere".
La nota di colore non è mancata quando ha paragonato il presidente del PDL al pifferaio magico di Hamelin, colui insomma che incantò i topi che infestavano una città e li fece affogare in un fiume.

Silvio Berlusconi ha replicato prontamente, da un'altra sede televisiva, glissando a dire il vero sul paragone italiani-topi, ma trovando pronta la battuta "Monti è un mascalzone che vorrebbe tassarmi anche il piffero".
E giù tutta una serie di cifre e dati sull'iniquità delle imposte sul patrimonio immobiliare e sull'incompetenza del governo dei tecnici.

Questa è una strana campagna elettorale, che sembra fatta poco di contenuti e molto di personalismi.

E poi cade in pieno inverno quasi a voler consolidare l'idea del gelo dell'opinione pubblica sulla politica di casa nostra, come fosse un'evidenza del senso di rassegnazione dell'italiano medio.

Monti e Berlusconi sono però le due facce della stessa medaglia: pur con provenienze diverse e con ambienti di riferimento internazionali molto diversificati, sanno entrambi però che appartengono all'area moderata del Paese e che ben difficilmente hanno potuto o potranno pescare consensi nei tradizionali settori di sinistra.

Sono consapevoli che se la giocano in casa in quanto si contendono gli stessi elettori, certamente quelli prevalenti, ma pur sempre tra i moderati.

E per fare presa non possono che risultare convincenti, piacenti, accattivanti e coinvolgenti; viceversa il campo di gioco è tutto per Pierluigi Bersani.

Per cui come due galli in un pollaio la buttano in rissa dimenticando però che tra i due litiganti il terzo gode.

Berlusconi ha dalla sua i riscontri di una lenta ripresa del gradimento del PDL nei sondaggi a cura dei più noti istituti statistici e questo specialmente da quando ha trascorso più di due ore nello studio di Servizio pubblico dove ha spiazzato l'accoppiata Santoro-Travaglio e cova l'idea di rompere il giocattolo festoso del Partito democratico cercando di bissare la risalita nei consensi esattamente come avvenne nel 2006.

Monti, invece, trova il sostegno internazionale che gli viene dall'essere indicato come il vero e unico referente italiano per il Partito popolare europeo nonché quello degli ambienti che contano - che non è poco - e attacca a piene mani i candidati a premier a destra e a sinistra peraltro facendo loro pubblicità.

Chi avesse fiutato certi messaggi che girano sui social networks avrà rilevato come il tamtam dice che questa volta non è il caso di fare sarcasmi come in ogni precedente edizione su Silvio Berlusconi in quanto il dileggio provocherebbe reazione nell'opinione pubblica moderata e un conseguente sostegno a lui.

Meglio un pacato silenzio insomma.

Tra abitudini nuove e quelle più antiche, mi si lasci dire che in ogni caso e in ogni tempo, chi dileggia l'avversario fa sempre la figura del piffero.

Simone Momianesi

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